Sordo
al vago voluttuoso fragore
incespico afono
nel perenne teatro
da consumato attore.
Freneticamente vibro
al brutto ritmo della vita
al riflesso abnorme dello specchio
mischiando a caso
evidenza e assenza.
E trascino verbo e suono
e non sento
e non so sentire
accanto, il respiro
che si fa vento
e scalpita e s'inebria.
Per me lontano
non voce nè umida luce
per me perduto
nell'oblio che cede al languore
da dissanguato
e dimentica lento
le occasioni del mondo
l'intesa finta del sogno
Sconfitto e solo
nella linea obliqua
del tempo
nella parte che declina.