Il poeta esce dall'ospedale, dove la madre è ricoverata e non risponde. Osserva la stanchezza delle persone in metropolitana e, tornato a casa, si occupa del nipotino di quattro anni. Ricorda la propria infanzia e racconta di aver trasmesso al bambino, attraverso il disegno e il fumetto, un modo creativo di esprimersi. La malattia della madre può rappresentare la fragilità della vita e l'impotenza dell'uomo di fronte alla sofferenza e alla perdita. L'espressione «non rispondeva» non indica soltanto l'impossibilità di comunicare, ma può suggerire una distanza dolorosa tra madre e figlio. La metropolitana e l'«astenia di massa» evocano una società stanca, spersonalizzata, nella quale le persone, avvolte nei loro abiti e chiuse nel proprio silenzio, sembrano aver perso vitalità. Il nipotino e gli scarabocchi multicolori rappresentano invece la vita che continua, la creatività e la possibilità di trovare un senso anche nei momenti difficili. Ai colori e alla spontaneità del bambino si contrappongono la stanchezza e la sofferenza del mondo adulto. Il fumetto, infine, è forse il simbolo più importante. Il poeta insegna al bambino ad accompagnare gli scarabocchi con le nuvolette: in altre parole, gli insegna a dare voce alle immagini, a costruire storie e a trasformare segni apparentemente disordinati in un linguaggio. Questo gesto può rappresentare il bisogno umano di dare forma all'esperienza, di comunicare e di rendere comprensibile la realtà attraverso l'immaginazione.L'immaginazione è tutto perché è la capacità di andare oltre la realtà immediata, di dare voce a ciò che tace e significato a ciò che appare incomprensibile. Attraverso l'immaginazione, uno scarabocchio diventa una storia, un segno diventa pensiero e un'esperienza si trasforma in racconto. Forse è proprio questo il senso più profondo del brano: mentre la vita mostra il suo volto fragile e doloroso, l'uomo continua a creare, a trasmettere e a inventare. L'immaginazione non cancella la realtà, ma ci permette di abitarla senza esserne completamente prigionieri. È anche un'eredità che passa da una generazione all'altra, perché insegnare a un bambino a immaginare significa insegnargli a vedere possibilità là dove altri vedono soltanto segni confusi.Bel testo,veramente...Saluti.
Saluten Ninetta,stavolta pero' hai trascurato l'esperienza sentimental sessuale con la cugina Clotilde,spina dorsale del narrato... Saro' meno implicito nei reportage,ma mai censurabile,eh no.Zao,a presto.