PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 02/10/2026
Se degli ossi
avanzasse una memoria
rivedrei di un'estate
le cose di fondo,
anche l'eroico fortino
di soldatini sudisti,
e vorrei molto tornarci
da scalzo.

Da bimbetto
intendevo fare l'operaio
perché mi dicevano che
sul viale
ci cascavano gli elicotterini
dai platani
eppoi che c'erano tante giovani
coi colletti bianchi
e le bluse nere.

In una barcolina ci conciavano
i conigli
ma mi prudeva il collo,
s'era d'estate con la maglietta
che mi grattava
con quei fili aragosta.

Al passo a livello in bicicletta
volavo di pedali davanti
ai fumacchi ogliati dei vespini.

Il fico nell'angolo
col fischio
diceva dei temporali
perché teneva le nuvole
viola sui rami.

S'affacciò
da una toppa di muro
come che fosse un manifesto
giugliétta occhietti d'orsino,
al collo ci portava
una collana volterrana
con un'ala sola
di farfalla meccanica.

Le parole ci si scioglievano
di bocca sotto le docce
di una stradina di marmo
che non ci si poteva entrare
né di sopra né di fianco.

Poi quel sole raso
del pomeriggio in concaia
coi gechi sul muro,
stiravo i riccioli
dispettosi dei giornalini
e d'un tratto spari' dalla testa
la voce di babbo
col pullover corto a rombi.

C'aveva sempre avuto
una grande forza di camminare
che la strada
non gli finiva mai
sotto le scarpe
e dipingeva tanto di colore.

Gli piacevano le ninfee,
l'uva di collina,
i gomitoli caldi.
  • Attualmente 5/5 meriti.
5,0/5 meriti (2 voti)

La poesia «Tempo fa ero lì» è un intenso ricordo dell’infanzia e di un mondo ormai lontano, ricostruito attraverso immagini semplici ma molto suggestive. Il poeta non racconta il passato in modo ordinato: i ricordi arrivano per frammenti, come succede nella memoria, attraverso persone, luoghi, oggetti, colori e sensazioni. Fin dai primi versi emerge il desiderio di tornare a quel tempo, espresso nel verso «vorrei molto tornarci / da scalzo», che trasmette il desiderio di recuperare la libertà e la spontaneità proprie dell’infanzia. La poesia è ricca di particolari della vita quotidiana: i soldatini, i platani, i vespini, i conigli, il fico, i gechi sul muro, le giornate d’estate. Sono elementi apparentemente piccoli, ma proprio grazie a questi dettagli il passato diventa concreto e vivo. Il linguaggio è originale e spesso colloquiale, con espressioni legate alla parlata quotidiana, e crea un’atmosfera molto personale. Allo stesso tempo il poeta trasforma la realtà attraverso immagini quasi fantastiche, come il fico che sembra trattenere sui rami le «nuvole viola» o la «farfalla meccanica» portata al collo da Giugliétta. La memoria, quindi, non riproduce semplicemente ciò che è accaduto, ma lo trasforma attraverso l'immaginazione e le emozioni. Molto importante è anche la presenza delle sensazioni, soprattutto visive e tattili: i colori, il sole, la maglietta che «grattava», il calore, i muri e gli odori evocati indirettamente. In questo modo il ricordo appare quasi fisicamente presente. Nella parte finale compare la figura del padre, che assume un valore particolarmente affettuoso e malinconico. Il suo modo instancabile di camminare e il suo amore per la pittura lo rendono una figura piena di energia e creatività. Le ultime immagini delle «ninfee», dell’«uva di collina» e dei «gomitoli caldi» sembrano racchiudere tutto il calore di quel passato. Il tema principale della poesia è dunque la memoria, legata al tempo che passa e alla consapevolezza che ciò che abbiamo vissuto non può tornare, se non attraverso il ricordo. La nostalgia, però, non è soltanto tristezza: è anche un modo per conservare dentro di sé persone, luoghi e sensazioni che hanno contribuito a formare la propria identità. La poesia ci fa capire che spesso sono proprio i dettagli più semplici e quotidiani a rimanere più a lungo nella nostra memoria. In questo senso, il testo parla dell’infanzia del poeta, ma riesce anche a parlare dell’esperienza di tutti: perché ognuno di noi, prima o poi, può desiderare di «tornare» con la memoria in un luogo e in un tempo che non esistono più. Molto bella. Saluti.

il 02/10/2026 alle 16:37

Grazie Ninetta, conservo il tuo commento come un dono molto prezioso.

il 02/10/2026 alle 16:46

Il primo verso mi ha subito riportato agli ossi montaliani ed a quel clima mediterraneo che poteva essere adeguato anche ai tuoi riccioli di giornalini con gli elicotterini dei platani, calandomi nell'atmosfera rarefatta di ricordi resi un po' amari da qualche sensazione sgradevole, come il prurito sul collo o gli odori di olio bruciato. Ma il più forte rimando a Montale mi è giunto con la 'toppa di muro' che mi ha riportato la 'toppa di cielo' che brucia in Ecloga, e a questo punto non riuscivo più a distinguere tra il piacere di leggere i tuoi versi e la gioia di ritrovarvi qualche eco montaliana, sia pur con le differenti declinazioni dei testi... Più probabilmente sono stati gli echi montaliani nella tua mente, magari inconsci, a compiere una sintesi quasi impossibile, ma la poesia può essere anche questo...insomma: è stato un piacere!

il 02/10/2026 alle 17:18

Illune. mi fa piacere che ti sia piaciuta

il 02/10/2026 alle 18:07

questo spaccato riempie l'anima. l'ho vissuto leggendo. un saluto.

il 12/10/2026 alle 16:16

Allora l'abbiamo vissuto in comunione. Molte grazie per l'attenzione. Ti invio un saluto

il 13/10/2026 alle 10:42

Quello che mi ha più colpito di questo tuo lavoro è la dolcezza di fondo. Materia rara, specialmente in un introspettivo come te, che non si nega al dolore e all'esplicitazione di un sé complesso e, a volte, auto-problematico. Un battito d'ala verso l'alto, difficilissimo da fare, che riesce solo ai poeti.

il 15/10/2026 alle 08:51

Ti ringrazio Eriot per il tuo apprezzamento. Un cordialissimo saluto.

il 15/10/2026 alle 14:42