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Pubblicata il 17/09/2026
...negli ultimi anni divenne completamente cieca... e viveva da sola nella vecchia casa di pietra...
le scale per accedere alla camera da letto al piano superiore erano diventate pericolose per cui stava confinata nella cucina al pianterreno ché era anche l’unica stanza ad essere riscaldata da un termosifone elettrico automatico. Avevano sistemato lì il suo lettone... e veniva accudita a turno ogni giorno da figli, nipoti, nuore e, comunque, la vicina della casetta accanto, era fortunatamente una persona molto premurosa. Ma la notte...
il giorno e la notte non facevano differenza per lei e, data la sua cecità, spesso alla notte si alzava e camminava attorno al tavolo, col rosario in mano. Sul tavolo le lasciavano sempre dei piattini con qualcosa da “sbeccolare”: chicchi d’uva, pezzetti di mela, spicchi di mandarini... ma a lei piaceva il caffè. Glielo lasciavano anche quello, ma da bere freddo... Sarebbe stato pericoloso scaldarlo sul gas. Tempo addietro lo faceva e con la mano controllava se il gas si fosse acceso ma c’era il pericolo che si bruciasse le maniche della vestaglia... per cui il gas venne chiuso definitivamente.
non insistette, ma, conoscendola, si capiva che era avvilita, per cui ebbi un’idea...
da sempre ascoltava le trasmissioni radio in lingua slovena e, poiché molto devota, la messa domenicale, per cui avevo già sistemata la radio sempre sintonizzata sulla “sua” stazione su una mensola accanto al letto e con un grosso interruttore “acceso – spento”. Lei oramai aveva imparato e la accendeva o spegneva a piacer suo. Il volume era fisso ovviamente tanto non avrebbe disturbato nessuno…
sull’onda di questo sistema ne costruii un altro per riscaldamento caffè...
sistemai un piccolo fornello elettrico di dimensioni adeguate nel posto, oramai inutilizzato, ma di cui lei conosceva la posizione, della fiamma piccola del bollitore a gas. Per inserirlo “a livello” dovetti tagliare la lamiera del bollitore e questa fu la parte più dura del lavoro. Collegai il tutto alla corrente tramite un temporizzatore come quello della luce delle scale per intenderci, impostato sul numero di minuti necessario per riscaldare il pentolino del caffè (mi sembra di ricordare 4 minuti...) e il tutto comandato da un interruttore simile a quello della radio e posizionato accanto all’altro.
stavo costruendo tutto questo in cucina e la nonna, curiosa e desiderosa di capire il funzionamento, stava aspettando. Nelle prime prove mi ero reso conto che sarebbe stato difficile farle capire quel che accadeva nel tempo, per cui mi venne l’idea di associare il tempo del riscaldamento ad un rumore !!!
misi in linea assieme al fornelletto anche un motorino (quello di un girarrosto) e, per fare più rumore lo misi dentro una scatola di legno... e perché si sentisse meglio misi una lamella a contatto con l’ingranaggio cosicché mentre girava faceva tic tic tic (avete presente il pezzetto di plastica sui raggi della bicicletta quand’eravamo ragazzi???)
così diedi le istruzioni alla nonna:
“Quando alla notte ti alzi con la voglia di caffè premi l’interruttore che sta a fianco di quello della radio che già conosci. Ecco prova a premerlo...”
e lei lo premette
“Senti questo ticchettio? Se lo senti vuol dire che il caffè si sta scaldando. Devi solo aspettare che non ticchetti più. allora è finito il riscaldamento e puoi andare a prendere il pentolino.. tic tic tic... ecco ora non ticchetta più... andiamo a prendere il caffè.
il pentolino si trova dove una volta scaldavi con il gas, solo che il gas non c’è più.
metti la mano dove sai che c’era una volta... Brava... la tazza sta sul tavolo adesso sai fare da sola vero?”
e la nonna, con le lacrime agli occhi si sedette al tavolo e, con le mani a tentoni, nel suo modo oramai, si versò il caffè e ci mise anche lo zucchero e se lo gustò contenta.
nei giorni successivi spiegava a tutti cosa le avevo fatto. Premeva l’interruttore e tic tic tic... e diceva “adesso vuol dire che sta scaldando.... ecco ora ha finito e vuol dire che è pronto...” e andava a cercare il pentolino ma non lo trovava e si stupiva. Allora le dicevano che bisognava metterlo e che glielo avrebbero messo per la sera che durante il giorno lo facevano loro.
ci vollero più volte a spiegarle, ma poi capì ed io fui contento perché ero riuscito a fare anche io qualcosa per lei che aveva sempre fatto sempre tanto e per tutti...
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Sei davvero geniale e generoso, caro Fabio. Bel racconto! Applausi.

il 18/09/2026 alle 09:59

Hi! I really enjoyed reading your poetry. Your writing creates such a strong mood that I started thinking about how those same feelings could be communicated visually. I’m a freelance artist with 3 years of experience, and I’d love to create illustrations inspired by your poems. Visuals could give your existing work another format to connect with readers, whether through individual illustrations, social media posts, or a larger collection. If you’d like to explore the idea, feel free to reach out: mail: llunarlibrary@gmail.com Warm Regards, LunarLibrary

il 18/09/2026 alle 16:37

Dear lunaRR thanks for your suggestion, but in my memory books I like to include old photoes or drawings made by myself.

il 18/09/2026 alle 18:18

Grazie Sir la nonna Amalia era una persona davvero speciale. Nella sua vita ha dato tanto non solo a tutti noi parenti, ma anche a tantissime altre persone.

il 18/09/2026 alle 18:23

Ho letto questo tuo racconto con una tenerezza particolare. Ci sono storie che non hanno bisogno di grandi avvenimenti per lasciare qualcosa dentro: basta un gesto, un’attenzione, un piccolo “tic tic tic” capace di raccontare molto più di tante parole. Mi ha colpito soprattutto il modo in cui hai pensato a tua nonna. Non ti sei limitato a proteggerla dai pericoli: hai cercato un modo per restituirle un piccolo spazio di autonomia, permettendole di continuare a fare da sola una cosa che amava. E quel caffè, alla fine, diventa molto più di un caffè: diventa libertà, dignità e forse anche un modo per sentirsi ancora capace. La scena in cui, con le lacrime agli occhi, si siede al tavolo e si prepara il caffè è davvero commovente. E ancora di più lo è immaginarla nei giorni successivi mentre spiega orgogliosa a tutti il funzionamento del tuo “invenzione”: “tic tic tic… adesso vuol dire che sta scaldando”. In quel rumore c’è tutto l’amore che hai messo nel costruirlo. Credo che il valore più bello di questo racconto sia proprio questo: tu hai raccontato un piccolo gesto che, per tua nonna, significava tantissimo. E nel farlo hai restituito qualcosa anche a lei, dopo tutto quello che lei aveva dato a voi. Una storia delicata, vera e profondamente umana. Di quelle che, una volta finite, lasciano un sorriso negli occhi e un po’ di commozione nel cuore. Bellissima storia.Fabio grazie per aver condiviso un pò della tua vita.Abbracci.

il 18/09/2026 alle 22:16

Grazie Ninetta Iniziai a scrivere questi miei racconti/ricordi nel 2010. Il primo fu “Malnisio”. Conteneva anche foto d’epoca. Ne feci 2 libretti che misi sotto l’albero di Natale dedicandoli alle mie 2 figlie. Apprezzarono e l’anno dopo io e mia moglie trovammo sotto l’albero un libro ciascuno dal titolo “Nonno/a parlami di te” nel quale bisognava completare capitoli con l’albero genealogico, com’era la casa, e domande tipo “cosa apprezzi di più della tua mamma?” “parla dei tuoi amici…” tutte domande che richiedono risposte molto rigide. Evidentemente erano interessate a conoscere il nostro passato. Il fatto è che, come se non bastasse, oggi come oggi, la mia calligrafia è peggiorata talmente che certe volte non riesco a decifrare quello che ho scritto. L’interesse per il passato però ci viene richiesto anche dalle piccole nipotine che magari preferiscono le parti più divertenti. Per questa ragione sto usando il computer e, a tempo libero, scrivo, riprendo, correggo…e… condivido con voi, amici di PH. Quindi aspettatevi altri ricordi… Da parte mia aspetto con ansia altri da parte tua. Abbracci

il 19/09/2026 alle 09:51