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Pubblicata il 14/09/2026
Era l’inverno del 1972 ed eravamo andati al Piancavallo io e mia moglie, sposati da poco, con una coppia di amici anche loro sposati da poco, con 2 auto separatamente (la nostra una A112) ed io avevo portato uno slittino di legno regalatomi dallo zio falegname. Non eravamo attrezzati per sciare, non l’avevamo mai fatto, la nostra intenzione era solo quella di passare una giornata sulla neve e al sole, senza grandi pretese, per cui ci fermammo molto prima delle seggiovie. Avevamo individuato, a lato, una specie di grande conca tutta innevata, adatta per lo slittino. Per prolungare il divertimento della discesa si faceva un percorso il più lungo possibile… una specie di andata e ritorno a ferro di cavallo e si arrivava in fondo. Poi c’era la fatica di ritornare per la parte più ripida al punto di partenza, a piedi e portando anche la slitta. Comunque ci divertimmo riempiendoci i polmoni di aria frizzante e pura.
quella sera, immancabilmente, il mio cervello si mise al lavoro… tic… tac… tic… Pling !!! Lampadina!!! Io ho sempre costruito mobili, anche grandi, perché mio zio falegname mi aveva insegnato il mestiere ed utilizzavo spesso il garage di casa come laboratorio/officina per tanti lavori, riparazioni, e c’è anche da dire che raccoglievo pezzi di lavatrici, vecchi motori elettrici, materiali vari che, non si sa, avrebbero potuto sempre servire… (e tanti mi sono effettivamente serviti…) Per cui iniziai ogni sera, dopo cena, alla costruzione del mio progetto. Una specie di … Skylift…
su di una tavola di legno robusto installai due vecchi rulli gommati provenienti da una vecchissima lavatrice, quelli che venivano usati per strizzare la biancheria, ricordate? E sull’asse di una di queste inserii una grossa puleggia, ricavata da un ruotino per roulotte priva di copertone e camera d’aria. Il maggior lavoro fu quello di costruire la struttura metallica che teneva i rulli e che doveva essere molto robusta. Gli attrezzi li avevo, persino una saldatrice elettrica. Tutto vecchi pezzi che avevo già perché ero/sono di quelli che raccattano cose disparate e non buttano mai via niente perché tutto può sempre servire… L’unica cosa che dovetti comperare fu una quarantina di metri di fune di quella per rocciatori, ma di grossezza fine. Nel complesso non spesi molto.
la domenica successiva al Piancavallo. Giornata stupenda. Eravamo arrivati con due auto ed eravamo in 3 coppie. Posteggio la mia A112, quasi al bordo della conca. Freno a mano supertirato e grosse pietre alla base delle ruote. Col crick sollevo la parte anteriore destra dell’auto e, sotto, ci piazzo il marchingegno con i rulli. Abbasso l’auto il modo che la ruota appoggi ben bene sui rulli. Tolgo il crick. Fisso la base di legno dello “skylift” (può essere chiamato così il mio marchingenio?) con dei paletti da campeggio ben conficcati nel terreno. Avvolgo la fune sulla puleggia e, all’estremità, ci lego la ruota di scorta. Serve per fare peso, altrimenti non può scivolare la corda da sola lungo il pendio perché troppo leggera. Fatto.
inizia il divertimento. Si scende in due sullo slittino lungo il percorso descritto in precedenza e si arriva fino al fondo della conca e, una volta là, si attacca la slitta alla ruota di scorta. Da sopra uno che sta in macchina ingrana la retro e, piano piano tira su slitta e ruota. Le persone dapprima salivano a piedi, ma poi, visto che il tutto era molto stabile, provai a tirar su prima lo slittino con una persona a bordo e poi anche con due persone. Vittoria! Non si faceva più neanche la fatica della salita a piedi. Mentre una coppia scendeva con lo slittino, nel frattempo, il guidatore, innestando la prima, faceva scendere l’ ”attracco” lungo il pendio. Poi, per non consumare troppa benzina, feci scendere quest’ultimo semplicemente srotolandolo a mano dalla puleggia.
meglio di così… Si era formata una piccola folla di gente che osservava la scena, anche troppa. Inoltre alcuni ragazzi che usavano camere d’aria di automobili per scivolare lungo i pendii, avevano iniziato ad attaccarsi al mio traino, per cui feci una pausa e quando tutti se ne furono andati, ripresi il divertimento. Un signore, incuriosito si congratulò con me, però mi disse di fare attenzione, che se fosse passata la camionetta della Forestale o della Polizia… che non essendo tutto a norma… Immediatamente capii che effettivamente l’avevo fatta grossa e non c’era da scherzare… per cui tutto finì lì e meno male che la conca si trovava un po’ lontana dalla strada principale. Ciononostante una mezz’ora dopo aver sbaraccato tutto passò la camionetta della Forestale !!! fiuuu…
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Ho immaginato la tua personalità sin da subito, amico Fabio. Sei. davvero un portento ! Le persone come te sono speciali ! Mio padre era un ebanista stacanovista che sapeva fare e rimediare su tutto! Bellissimo racconto! Congratulazioni per l'invenzione ,

il 15/09/2026 alle 17:45

Che bel racconto! leggendolo sembra quasi di essere lì, su quella conca innevata, a respirare quell’aria frizzante e a ridere insieme a voi. E poi quel “tic… tac… Pling!!! Lampadina!!!” dice tutto di te: inventiva, manualità e quella sana follia di chi riesce a trasformare vecchi pezzi di lavatrice, una ruota da roulotte e una A112 in uno “Skylift” per slittini! La parte più bella, però, è che dietro l’invenzione si sente il ricordo di una giornata semplice e spensierata, vissuta con gli amici e con le giovani mogli, quando bastavano un po’ di neve, uno slittino e tanta voglia di divertirsi per creare un ricordo indimenticabile. E quel finale con la camionetta della Forestale che arriva mezz’ora dopo… è la ciliegina sulla torta! Direi che quel “fiuuu…” vale più di mille parole. Grazie per aver condiviso questo ricordo: oltre a far sorridere, fa venire un po’ di nostalgia per quei tempi in cui con poco si riusciva a divertirsi tantissimo.Fabio un abbraccio.

il 16/09/2026 alle 23:14

Grazie Sir, se tuo padre era un ebanista, per di più stacanovista capisco anch'io che sapeva fare e rimediare tutto... uno dei lavoranti di mio zio falegname era un ebanista restauratore che mi ha insegnato mille segreti da applicare anche in altri campi.

il 17/09/2026 alle 10:00

Cara Ninetta, quel giorno (ed altri) è ancora ricordato con i vecchi amici. A fine giornata si ritornava a casa felici dopo gite, camminate, feste sui prati, giornate spensierate, quello era l'importante... giornate semplicemente meravigliose.

il 17/09/2026 alle 10:03

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il 17/09/2026 alle 17:53