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Pubblicata il 10/09/2026
Madre,
chissà se nell’Eterno che ti accoglie,
nella tua nuova gioia,
c’è un varco, un angolo di minor chiarìa
atto a scrutare chi hai messo al mondo
e hai lasciato vecchio e naufrago,
orfano di te.
se questo spazio esiste, tu sei lì.
cercherai nel cielo una fessura,
un filo tenue verso la vita che hai lasciato,
per tendermi ancora una volta le mani,
e alitare un lieve sospiro
al caos del mio tempo.

misterioso potere era il tuo
di riordinare i meandri del cuore,
con gli occhi chiari e
lo sguardo ardente,
come fiamma di lontano falò.
le tue parole leggere e sottili
erano pioggia minuta di marzo,
lenta e inesorabile
che scandagliava negli abissi
e trafiggeva ogni incertezza.

mi hai ringraziato piangendo
nei silenzi dolorosi dell’addio;
ben sapevi che ero io a doverti rendere grazie
per la dedizione assoluta e l’invincibile amore.
adesso tutto è quiete:
non intesso più memorie.
tutto è chiuso nell’ultimo abbraccio,
stretto e silenzioso,
nell’ultima carezza furtiva che ti ho dato,
in una goccia di sangue a forma di cuore,
stillata dalle vene della tua agonia.

si è fermato il tuo tempo nel mio.

ricorderai me e chi resta,
o potrai seguirci
fino all’epilogo dei nostri giorni?
la logica del dubbio
si scioglie nella tenerezza di te.
e ti immagino nella luce:
sei la madre e nonna stanca degli ultimi giorni
o la fanciulla tornata al gioco,
a ridere con il padre e la madre,
a misurare un tempo che non è più con i fratelli,
o forse ancora a scherzare con il tuo novello sposo?

il tempo compie le sue stagioni,
ma un figlio resta figlio
pur nell'assenza:
l’eterno non cancella ciò che vive.
madre perciò ti prego:
nei meandri insidiosi del cielo
dove l’Altro Amore può vincere l’amore,
non dimenticare questi marinai, aggrappati
agli scogli e percossi dai marosi.

l’orologio in cucina
non s’è fermato col tuo cuore:
segna le mie ore oscure e smarrite
mentre tu resti lì,
seduta ed eterna,
nella poltrona beige trapunta di canapa
e di leggero sudore di talco;
non ci sono nuovi giorni da numerare,
né canzoni d’altri tempi da intonare.

niente più memorie da raccontare,
per pascere la mia nostalgia.
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