Io so
tu non sai
egli sa,
perché lo conosco,
perché è qua,
con me,
da cinque anni ormai.
mentre tu sei nuovo.
ancora devi sapere
che il sapere,
qui,
è affare mio.
ogni cosa a suo tempo.
però intanto sconta
parte,
o di più,
o di meno
di ciò
che ho sopportato io stesso
a mio tempo,
giovane bocia,
a seconda
di come la vita
mi ha travolto finora.
son riuscito a nuotare?
quanto sono stato sotto?
quanto mi sembra
che la vita
a te
ancora non t’abbia tolto?
e allora paga lo scotto,
perché io mi senta migliore,
perché i calcoli del gioco,
nella mia mente,
di nuovo tornino a zero.
cazzi.
cazzi enormi.
fiche pelose.
bombolette a schiera.
una ghiera.
nove.
chiave del tredici.
diciassette.
non va.
prova col sedici.
se non gira,
moletta.
sfondiamo.
tagliamo tutto.
chiama Frank,
v********o.
fanculo di nuovo.
i santi,
il Santo Padre,
la Vergine,
cadono tutti.
si sprecano
come caramelle succhiate,
gettate, non scartate,
in una sputacchiera.
e poi risate,
rutti,
costante sparlio
che echeggia nel cosmo,
partendo dal basso,
rimbalzando dai corridoi
ai cortili ormai inutili
di un vecchio elefante di ferro
che a suo tempo
ha fatto bella una stanza
e che ora,
con la sua eccessiva stazza,
stona.
il passaggio strozza.
di qui non si passa.
siamo obbligati a una svolta
che costa.
e allora si stringe,
si devia,
si rattoppa,
si passa ancora.
poco.
poco ancora.
ancora allegri ma attenti.
finché qualcuno,
a milioni,
le penne ci lascian.
bestia enorme
che mangia,
che beve,
che caga,
che produce ancora molto.
latte dentro.
forme fuori.
acqua a fiumi.
ferro, vapore, calore, uomini
al capezzale.
ogni tanto muore.
noi corriamo.
la apriamo, saldiamo, battiamo.
imprecando non piano il cuore
le rimettiamo in moto.
e lei riparte.
sempre riparte.
perché
finché produce
non è morta.
finché rende
non è vecchia.
finché paga
non è malata.
intorno,
i muri cedono piano.
le toppe tengono.
le crepe aspettano.
aspettative calano,
l’acqua scorre.
l’aria si scalda.
le stagioni cambiano nome.
ma i conti,
quelli,
devono tornare.
e tornano.
tornano sempre,
se qualcosa
resta fuori dal conto.
un operaio.
un muro.
un fiume.
un inverno.
un domani.
qualcuno pagherà lo scotto.
qualcun altro
chiuderà il saldo.
e nessuno, da solo,
si prenderà la briga,
di decidere davvero.
non il padrone.
non l’operaio.
non chi controlla.
non chi firma.
decide ciò che tiene tutto in moto.
ciò che rende conveniente
non spegnere.
non fermare.
non guardare troppo.
la bestia sbuffa.
tre volte tossisce.
una volta cade.
la rialziamo.
È ancora vivo.