Purtroppo, cara Nin, quando si pronuncia quella massima, significa che la tua mente non si divertirà più in modo incosciente e spontaneo. Bisogna stare lontano da questa frase: è l'inizio della fine! Bisogna proprio non pensarla affatto e andare avanti senza porsi alcuna limitazione psico-esistenziale - Il cane rappresenta l'istinto senza il pensiero. Viviamo la vita: non serve altro! Bravissima come sempre, e grazie per lo spunto, e me ne scuso! Tvb
Caro Sir...Ti ringrazio per aver letto e per il tuo commento, anche se devo dirti che mi ha lasciata un po’ perplessa, perché non credo di aver dato al mio scritto il significato che tu hai colto. Non ho mai inteso dire che il “carpe diem” sia “l’inizio della fine”, né che pensare al fatto che qualcosa finirà significhi rinunciare alla spontaneità o vivere con delle limitazioni psico-esistenziali. Quello che cercavo di raccontare è qualcosa di molto più semplice e, forse, anche più malinconico: a volte, proprio mentre stiamo vivendo una giornata bellissima, un incontro importante o un momento particolarmente pieno, ci capita di pensare che quel momento finirà. Che il giorno dopo non sarà più quello stesso giorno. E questa consapevolezza può dare una specie di dolore anticipato, senza però togliere nulla alla felicità che stiamo vivendo.Semplicemente pensando che quello che si vive in quel momento è molto difficile che si ripresenti. Naturalmente non per tutte le cose. Sono comunque riflessioni di attimi. Anzi, nel racconto del vecchio e del cane è proprio questo che accade: per una volta il vecchio smette di guardare l’orologio e di pensare al dopo. Rimane lì, con il cane , il mare e quella luce. Non perché pensare al giorno dopo sia sbagliato, ma perché in quel momento comprende che non serve altro. Forse la mia riflessione sul “carpe diem” è proprio questa: non “non pensare alla fine”, ma vivere pienamente anche sapendo che le cose finiscono. Per questo ho fatto un po’ fatica a riconoscermi nella tua lettura. Naturalmente ognuno legge con la propria sensibilità, e mi fa piacere che il racconto ti abbia suggerito qualcosa. Ma mi sembrava importante chiarire ciò che invece io volevo dire.Ma certo Sir...viviamo la vita...Tvb
Anch’io avevo sempre pensato che “Carpe diem”- “Cogli l’attimo” fosse “Fai subito ché domani potrebbe non essere possibile farlo..” Geniale vederlo invece come suggerisci tu. E’ qualcosa di più ampio e, tra l’altro, senza l’affanno, senza quel dolore anticipato, senza cercare di trattenere il tempo (cosa impossibile), è qualcosa di sereno, qualcosa che appaga l’animo. L’uomo, seduto sulla panchina, guarda attorno a se, guarda il cielo, guarda il mare, e pensa, e poi guarda l’orologio, con la mente già lontana da quei momenti. Il cane invece vive esattamente il presente, soltanto il presente. Bellissimo e significativo il fatto che, alla fine, il vecchio decide di non guardare l’orologio. Si, hai colto un gesto molto significativo: è una resa/vittoria… Vittoria perché finalmente ha compreso una grande verità. L’ultima frase ("E il giorno, come tutti i giorni, non tornò più") chiude il racconto senza dramma, ma con la serena constatazione della irripetibilità della vita quotidiana. La piccola chicca è anche il fatto che: 1) il vecchio tornò a casa.2) Il cane prese un'altra strada.3) Il mare rimase dov'era… Il mare… l’unica presenza immobile che rimarrà. Sai guardare delicatamente le cose di tutti i giorni e vederle sotto aspetti diversi e non è da tutti. Congratulazioni, mi vengono in mente altre cose, è un mio difetto… troppo logorroico… chiudo qui. Abbraccio
Forse quel momento racchiude l'immortalità proprio perché porta con sé la consapevolezza che finirà. C'è una specie di tenerezza nel sapere che qualcosa è irripetibile. E forse è proprio questo a farci vivere l'istante così pienamente: non perché vogliamo trattenerlo, ma perché sappiamo che non tornerà.Grazie Elfo!
Grazie Fabio. Il tuo commento mi ha fatto particolarmente piacere, perché hai colto una cosa che per me era importante: il “Carpe diem” non come invito a correre a prendere la vita prima che sfugga, ma quasi come il contrario. Accettare che sfugga, e proprio per questo esserci davvero mentre accade. Mi è piaciuto molto quello che hai scritto sul gesto di non guardare più l’orologio. Forse è proprio lì che il vecchio, per una volta, smette di pensare al tempo che passa e semplicemente sta dentro al tempo che ha. E sì, il mare volevo lasciarlo lì, immobile, mentre tutto il resto si muove e se ne va. Il vecchio torna a casa, il cane prende un’altra strada, il giorno finisce. Il mare resta. Ma anche il mare, in fondo, non è davvero immobile: cambia continuamente, solo che noi lo percepiamo come qualcosa che rimane. Grazie per aver letto il racconto con tanta attenzione. Quando qualcuno vede dentro una storia qualcosa che tu avevi cercato di metterci, ma lo vede anche un po’ diversamente, penso sia una delle cose più belle che possano capitare a chi scrive.Un forte abbraccio.