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Pubblicata il 01/09/2026
Il giorno dopo

Da qualche tempo penso al carpe diem.

Non so bene perché, forse perché con gli anni certe parole cambiano significato. Le incontriamo di nuovo, dopo molto tempo, e improvvisamente sembrano dire qualcosa che prima non avevamo capito.
Carpe diem.Cogli l'attimo.
Da giovane mi sembrava quasi un invito alla felicità: prendi quello che la vita ti offre, vivilo fino in fondo, perché domani potrebbe non esserci più. Oggi, invece, quelle parole mi fanno pensare a qualcosa di diverso. Quasi al loro rovescio. Vivi questo momento perché passerà. Non malgrado il fatto che passerà. Proprio perché passerà.
È una differenza piccola, eppure cambia tutto. Perché c'è stato un tempo in cui, davanti a qualcosa di molto bello, mi accorgevo già della sua fine. Succedeva soprattutto con le persone, con quei giorni che sembravano avere una densità diversa dagli altri. Giorni nei quali ci si sente pieni, come se la vita, per un breve tratto, avesse trovato il modo giusto di stare dentro di noi. E proprio allora arrivava un pensiero. Domani non ci sarà più. Non era ancora nostalgia. Era qualcosa di più strano. Una specie di dolore anticipato, mentre la felicità era ancora lì. Come quando arriva l'ultimo giorno di un incontro importante e si vorrebbe raccogliere tutto. Guardare più a lungo. Ascoltare meglio. Ricordare ogni cosa. Come se fosse possibile portarsi via il tempo prima che se ne vada. Il tempo non si lascia portare via. Passa. E forse è proprio questa la cosa che abbiamo più difficoltà ad accettare: che le cose più belle non sono quelle che possiamo conservare, ma quelle che, mentre accadono, sappiamo, almeno in qualche parte di noi, che non accadranno mai più nello stesso modo. Pensavo a questo qualche giorno fa. E mi è venuta in mente una storia.
La storia di un vecchio e di un cane.
Il vecchio sedeva ogni pomeriggio sulla stessa panchina. Era una panchina di legno, un po' consumata, rivolta verso il mare. Arrivava sempre alla stessa ora. Si sedeva. Appoggiava il bastone accanto a sé e rimaneva a guardare l'acqua. Dopo un po' arrivava il cane. Nessuno sapeva da dove venisse. Era un cane vecchio anche lui. Aveva il muso bianco e camminava con una certa fatica. Si avvicinava al vecchio senza fretta, come se sapesse che non c'era alcun bisogno di affrettarsi. Il vecchio gli faceva una carezza. Il cane si sedeva. Poi, dopo qualche minuto, si sdraiava ai suoi piedi.
Era diventata un'abitudine.
Un'abitudine senza promesse. Il vecchio guardava il mare.
Il cane guardava quello che gli capitava davanti. Un gabbiano. Una lucertola tra le pietre. Una barca lontana.
Un rumore improvviso. Ogni tanto il vecchio parlava. Il cane ascoltava. Non sembrava importante quello che diceva. A volte erano poche parole, altre volte nessuna. Passavano così le ore. Un giorno il vecchio guardò il cane e pensò che ci fosse qualcosa di curioso nel modo in cui viveva.
Quando aveva voglia di camminare si alzava e camminava.
Non cercava di trattenere niente. Il vecchio, invece, aveva sempre avuto l'impressione che il tempo gli stesse sfuggendo. Guardava l'orologio. Guardava il cielo.
Guardava la luce che cambiava. Sapeva che alla fine sarebbe dovuto andare. Quella sera il cane si avvicinò più del solito. Si sdraiò accanto alla panchina e appoggiò la testa sulla scarpa del vecchio. Il vecchio abbassò gli occhi.
Gli passò una mano sul pelo. Il cane chiuse gli occhi.
Il mare era quasi immobile. Il sole cominciava a scendere.
Il vecchio pensò che avrebbe dovuto guardare l'orologio.
Non lo fece. Rimase ad accarezzare il cane.
Sentì il suo respiro. Lento. Regolare.
Per un momento gli venne da pensare al giorno dopo.
Poi lasciò andare quel pensiero. C'era il cane. C'era il mare.
C'era quella luce. C'era ancora quel pomeriggio. Non serviva altro. Il sole continuò a scendere. Il cane aprì gli occhi, guardò il vecchio per un istante e poi li richiuse.

Il vecchio sorrise. Non sapeva se quella fosse stata una giornata importante. Non sapeva se l'avrebbe ricordata.
E, per la prima volta, non gli importò. Rimase lì. Finché venne sera. E quando venne sera, si alzò lentamente.
Il cane si alzò con lui. Camminarono insieme per un breve tratto. Poi si fermarono. Il vecchio guardò il cane.
Il cane guardò il vecchio. Nessuno dei due sapeva niente del giorno dopo. E forse era proprio questo il segreto.
Il vecchio tornò a casa. Il cane prese un'altra strada.
Il mare rimase dov'era. E il giorno, come tutti i giorni, non tornò più.
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Purtroppo, cara Nin, quando si pronuncia quella massima, significa che la tua mente non si divertirà più in modo incosciente e spontaneo. Bisogna stare lontano da questa frase: è l'inizio della fine! Bisogna proprio non pensarla affatto e andare avanti senza porsi alcuna limitazione psico-esistenziale - Il cane rappresenta l'istinto senza il pensiero. Viviamo la vita: non serve altro! Bravissima come sempre, e grazie per lo spunto, e me ne scuso! Tvb

il 01/09/2026 alle 22:42

Caro Sir...Ti ringrazio per aver letto e per il tuo commento, anche se devo dirti che mi ha lasciata un po’ perplessa, perché non credo di aver dato al mio scritto il significato che tu hai colto. Non ho mai inteso dire che il “carpe diem” sia “l’inizio della fine”, né che pensare al fatto che qualcosa finirà significhi rinunciare alla spontaneità o vivere con delle limitazioni psico-esistenziali. Quello che cercavo di raccontare è qualcosa di molto più semplice e, forse, anche più malinconico: a volte, proprio mentre stiamo vivendo una giornata bellissima, un incontro importante o un momento particolarmente pieno, ci capita di pensare che quel momento finirà. Che il giorno dopo non sarà più quello stesso giorno. E questa consapevolezza può dare una specie di dolore anticipato, senza però togliere nulla alla felicità che stiamo vivendo.Semplicemente pensando che quello che si vive in quel momento è molto difficile che si ripresenti. Naturalmente non per tutte le cose. Sono comunque riflessioni di attimi. Anzi, nel racconto del vecchio e del cane è proprio questo che accade: per una volta il vecchio smette di guardare l’orologio e di pensare al dopo. Rimane lì, con il cane , il mare e quella luce. Non perché pensare al giorno dopo sia sbagliato, ma perché in quel momento comprende che non serve altro. Forse la mia riflessione sul “carpe diem” è proprio questa: non “non pensare alla fine”, ma vivere pienamente anche sapendo che le cose finiscono. Per questo ho fatto un po’ fatica a riconoscermi nella tua lettura. Naturalmente ognuno legge con la propria sensibilità, e mi fa piacere che il racconto ti abbia suggerito qualcosa. Ma mi sembrava importante chiarire ciò che invece io volevo dire.Ma certo Sir...viviamo la vita...Tvb

il 02/09/2026 alle 00:43

Stiamo dicendo la medesima cosa, amica mia. Tvb e scusa.

il 02/09/2026 alle 08:21

Perfetto amico mio.Nessuna scusa tra amici.Tvb.

il 02/09/2026 alle 16:00

Il momento racchiude l'immortalità. Grazie, ninetta.

il 03/09/2026 alle 07:42

Anch’io avevo sempre pensato che “Carpe diem”- “Cogli l’attimo” fosse “Fai subito ché domani potrebbe non essere possibile farlo..” Geniale vederlo invece come suggerisci tu. E’ qualcosa di più ampio e, tra l’altro, senza l’affanno, senza quel dolore anticipato, senza cercare di trattenere il tempo (cosa impossibile), è qualcosa di sereno, qualcosa che appaga l’animo. L’uomo, seduto sulla panchina, guarda attorno a se, guarda il cielo, guarda il mare, e pensa, e poi guarda l’orologio, con la mente già lontana da quei momenti. Il cane invece vive esattamente il presente, soltanto il presente. Bellissimo e significativo il fatto che, alla fine, il vecchio decide di non guardare l’orologio. Si, hai colto un gesto molto significativo: è una resa/vittoria… Vittoria perché finalmente ha compreso una grande verità. L’ultima frase ("E il giorno, come tutti i giorni, non tornò più") chiude il racconto senza dramma, ma con la serena constatazione della irripetibilità della vita quotidiana. La piccola chicca è anche il fatto che: 1) il vecchio tornò a casa.2) Il cane prese un'altra strada.3) Il mare rimase dov'era… Il mare… l’unica presenza immobile che rimarrà. Sai guardare delicatamente le cose di tutti i giorni e vederle sotto aspetti diversi e non è da tutti. Congratulazioni, mi vengono in mente altre cose, è un mio difetto… troppo logorroico… chiudo qui. Abbraccio

il 03/09/2026 alle 14:16

Forse quel momento racchiude l'immortalità proprio perché porta con sé la consapevolezza che finirà. C'è una specie di tenerezza nel sapere che qualcosa è irripetibile. E forse è proprio questo a farci vivere l'istante così pienamente: non perché vogliamo trattenerlo, ma perché sappiamo che non tornerà.Grazie Elfo!

il 03/09/2026 alle 23:10

Grazie Fabio. Il tuo commento mi ha fatto particolarmente piacere, perché hai colto una cosa che per me era importante: il “Carpe diem” non come invito a correre a prendere la vita prima che sfugga, ma quasi come il contrario. Accettare che sfugga, e proprio per questo esserci davvero mentre accade. Mi è piaciuto molto quello che hai scritto sul gesto di non guardare più l’orologio. Forse è proprio lì che il vecchio, per una volta, smette di pensare al tempo che passa e semplicemente sta dentro al tempo che ha. E sì, il mare volevo lasciarlo lì, immobile, mentre tutto il resto si muove e se ne va. Il vecchio torna a casa, il cane prende un’altra strada, il giorno finisce. Il mare resta. Ma anche il mare, in fondo, non è davvero immobile: cambia continuamente, solo che noi lo percepiamo come qualcosa che rimane. Grazie per aver letto il racconto con tanta attenzione. Quando qualcuno vede dentro una storia qualcosa che tu avevi cercato di metterci, ma lo vede anche un po’ diversamente, penso sia una delle cose più belle che possano capitare a chi scrive.Un forte abbraccio.

il 03/09/2026 alle 23:38