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Pubblicata il 29/08/2026
Ne aspiravo i suoni, la luce,
il calore di quella matrice
di spurio carbonio,
quando tutto sembrava vero
e le certezze non frenavano
sul ricordo ma flanavano:
- sui cerchi neri e bianchi che Riki cantò in una lontana
grattugia di vinile,
tra fili di rame e valvole bruciate.

sull'inconsapevole za che tutto
è solo colore:
- guardavo in fondo a me
e mi accorgevo che
ero un arcobaleno
che piangeva e rideva,
una luce riflessa;
restava solo colore,
qualcosa che
non si poteva stringere.

sull'irradio di tegole,
con quelle tenui misture
di pastello per superare
variazioni di fase
anche se a scapito
di una fedeltà cromatica assoluta.

sulle quotazioni borsaiole milanesi
di peperoni e pomodori,
indice medio 70-80,
sui bovini e vacche da macello
a 680-740 a peso morto.

ma i dervisci turners trottolavano
e girano ancora nelle radio
e spicca nitido il marrone
dei loro turbanti
ed il rosa delle lische dorsali
che si inerpicano su vortici ideali.

fin lassù, ancora per quanto?
Ne avverto il termine
ma non lo sussurro.
Intanto sta decollando
un altro satellite
che gravità attorno
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riki Maiocchi, elettricista e cantante
anni '60
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