Un bancone di legno,
un gioco di sguardi,
la scusa più folle,
mentre si cercan parole.
lui si siede vicino,
ma lei ha già scritto
un altro destino.
un fuoco cresce,
accende gli sguardi.
la mano fulminea,
audace e sicura,
scivola giù,
oltre ogni paura.
una barriera sottile,
rende ogni tocco
più denso e febbrile.
la pressione è decisa,
ritmica e lenta,
mentre il respiro di lui
si frammenta.
poi lei si china,
tra l'ombra e il calore,
per donargli il soffio del cuore.
non vi è dolore,
ma un gioco sottile
che rende la carne
più fragile e viva.
guarda solo me,
sussurra nel buio,
nessun controllo,
soltanto il dono
d'un battito d'ali
che spezza ogni suono.
il ritmo accelera,
il tempo scompare,
resta soltanto
il dolce piacere
di un languido fremito
nel buio d'un soffio rubato.