PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 15/08/2026
Era l'estate del 1959. Io e mio cugino quel giorno, anziché andare, come al solito, al mare a Barcola, alla spiaggia non spiaggia, avevamo scelto la baia di Grignano, più adatta per collaudare le nostre nuove maschere e pinne da sub. Li l'acqua era veramente trasparente ed era un piacere osservare pesci, granchi ed altri abitanti marini nel loro habitat. Avevo 15 anni e mio cugino ne aveva uno di meno. Passammo l'intera mattina in quello che per noi si rilevò un vero paradiso: nulla al confronto della schiamazzante Barcola. Tutto talmente nuovo, bello ed entusiasmante, tanto che non ci accorgemmo neppure che il tempo nostro a disposizione era ampiamente scaduto e che le nostre mamme sicuramente stavano in pensiero e che a casa saremmo stati sgridati per questo. All'epoca non esistevano telefonini per avvisare. A dir la verità anche i telefoni fissi non erano di tutti. Mio cugino per esempio ce l'aveva mentre io no e, se avessi dovuto telefonare, avrei dovuto contattare una vicina di casa che avvertisse mia madre. Il problema erano anche i soldi: ne avevamo pochi, solo quelli per il tram e basta, quindi neanche per un gettone. Trovammo un ristorante il cui proprietario, mosso a compassione, ci permise di fare una telefonata. Così telefonammo a casa della zia, pregandola poi di telefonare a sua volta alla nostra vicina che avvisasse mia madre. A quel tempo bisognava arrangiarsi così. In tal modo, almeno quel problema era stato risolto. Erano circa le 14.00 e non avevamo neppure consumato la nostra merenda, tanto presi dalla novità subacquea, per cui decidemmo di attraversare il parco del Castello di Miramare e mangiare finalmente i nostri panini all'ombra dei folti alberi per poi prendere comodamente l'autobus "M" all'ingresso del Castello. C'è da dire, tra l'altro, che, mentre mio cugino per arrivare a casa avrebbe preso ancora un tram, io invece ancora due perché abitavo più lontano, in periferia... Beh comunque ora ce ne stavamo seduti su di una panchina, al fresco, a mangiare i nostri sospirati panini.
Ma... avevamo appena dato il primo morso quando... "buuum" una fortissima esplosione alle nostre spalle che ci fece trasalire tanto da fare un salto e quasi morire dallo spavento. Ci mettemmo a correre... Altre esplosioni "buum" "buum" "buum" da altre parti del giardino, eppure niente fumo, solo rumore. Alla fine ci accorgemmo che, seminascoste dalle siepi, ai margini dei vialetti, erano sistemate delle enormi casse con altoparlanti... Finite le cannonate si udirono anche voci... e... capimmo che erano delle registrazioni. Ascoltammo così in anteprima e... a sorpresa... una parte della storia di Massimiliano e Carlotta.
Un’esperienza da ricordare nel tempo quella. Stavano provando gli effetti sonori per lo spettacolo di "Luci e suoni" che ogni anno veniva rappresentato d'estate al Castello di Miramare e che in seguito venne fatto anche in versione tedesca ed inglese e attirava migliaia di visitatori che venivano apposta dall'estero.
io assistetti alla rappresentazione nel 1962, tre anni dopo, e fu qualcosa di indimenticabile ed unico anche perché...la serata in cui assistetti c'erano inizialmente nuvole e la luna non si vedeva. Il percorso per le gradinate era appena appena illuminato da qualche debole lampadina per vedere dove si mettevano i piedi. Si prendeva posto sulle cosiddette "gradinate". Il mare era calmo e piatto come una tavola e, quando iniziò lo spettacolo, spensero le luci del percorso per cui v'era un buio pesto assoluto che neanche il Castello si vedeva. Dal mare si sentì rumore di onde e di vento, per cui tutti voltarono la testa in direzione del suono, ma, ovviamente, senza vedere nulla...
frammisto al rumore di tempesta si sentivano voci concitate di marinai alle prese con il fortunale, anche imprecazioni, grida... in dialetto, in tedesco...
poi la voce del nostromo che urla di buttare l'ancora, ché forse ci si salvava, che la nave non si sarebbe sfasciata sugli scogli. Tonfo dell'ancora... sempre voci concitate, suono del vento e del mare che, pian piano si vanno affievolendo...
Silenzio...
Voce dal mare (quella di Massimiliano) "Buona donna... sa dirmi il nome di questo bel posto?" La contadina rispose e la voce proveniva da terra. Il fatto che non si vedeva nulla era un effetto a dir poco geniale perché lo spettatore era costretto a "immaginare le scene" Sempre dal mare il dialogo di Massimiliano e Carlotta, per l'ammirazione di quel posto così bello e caratteristico... e la decisione di Max di costruire qui un castello...
Seguirono rumori degli scalpellini che lavorano la pietra, i discorsi tra di loro "Passami la mazza" "Attento" "Issa" eccetera eccetera, e tanti altri suoni e... tutto sempre senza vedere nulla, praticamente come quando si ascoltava la radio....
poi... silenzio (lavori finiti)...
all'improvviso, tutt'ad un tratto, apparse il Castello con le sale interne tutte illuminate... e musica... valzer viennesi... parlottio, risate di uomini e donne... festa aristocratica..
e qui che accadde il gran colpo di scena ! Non voluto dalla regia dello spettacolo ma di grandissimo effetto all'improvviso la luna fece capolino Dalle nuvole, BELla, tonda. Provate ad immaginare la scena del Castello sulle rocce a strapiombo sul mare con la luna !!!! Un effetto da favola !!!
Le scene proseguirono con Massimiliano che passeggiava nel giardino e parlava con Carlotta. Le voci "camminavano" lungo i viali ed il percorso era individuato da una luce verde che, lentamente si spostava assieme a loro ... Veramente si viveva la scena senza vederne i personaggi... Fantastico.
si sentivano altri discorsi provenienti ogni volta da varie posizioni, dal molo, dall'interno del Castello, dal salone, dalle stanze superiori...
in pratica era la storia dell'avventura in Messico, finita tragicamente.
durante la guerra si sentivano i colpi di cannone che tanto avevano spaventato me e mio cugino quel giorno che passammo per i vialetti. Ad ogni cannonata le facciate del Castello venivano illuminate di rossi bagliori.. e l'effetto era molto forte.
la voce del narratore spiegava gli avvenimenti e, alla fine, anche la morte per fucilazione di Massimiliano, sempre con effetti sonori e luminosi.
La disperazione di Carlotta e, alla fine di nuovo dal mare il rumore della fregata "Novara" che riportava la salma di Massimiliano. Per combinazione, durante il finale, la luna era riscomparsa dietro le nubi per cui c'era ancora buio assoluto che rendeva la scena particolare. Infatti "sentire" una nave senza vederla nel buio è molto diverso che sentirla e vedere il mare con due barconi...

non esistono copioni di quello spettacolo, so soltanto che la regia era di Sandro Bolchi.
beh, comunque, ricordando quella serata, molti, molti anni dopo feci una poesia:

il Castello di Miramare

bianchissimo
su sperone di roccia
a strapiombo sul mare.
favola d'amore
a Queretaro stroncata.
nel verde lussureggiante parco,
al chiarore lunare,
carlotta,
dalla pazzia consumata,
ancor passeggia tra i viali,
a passi lievi...
e ricorda il felice passato,
la musica,
il parlottio e le risate,
nel salone delle feste:
il Castello riprende vita...
l'eburnea luna illumina
l'approdo e la Sfinge
e...
cosparge il mare
di monete d'argento.
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Alla ri-lettura vedo, oltre alle solite iniziali maiuscole, subito nelle prime righe alcuni errori che sul mio testo originale non ci sono... Inizio seconda frase "Li non ci sono" al posto di Lì non ci sono" e allora rinuncio... non guardo nemmeno se vi sono altri... Uso il copia/incolla e quindi non capisco... Pazienza ci sono problemi maggiori nel mondo e il dottore mi ha consigliato di evitare arrabbiature dopo l'operazione al cuore...

il 21/08/2026 alle 13:34

Che racconto meraviglioso! L’ho letto tutto d’un fiato e più andavo avanti più avevo la sensazione di non stare semplicemente leggendo un ricordo, ma di entrare anch’io dentro quelle giornate, dentro quei luoghi e soprattutto dentro quell’atmosfera così lontana nel tempo. Mi ha fatto sorridere l’inizio, con voi due ragazzi che partite per una giornata al mare con le vostre maschere e pinne, completamente rapiti dalla scoperta di quel piccolo mondo sottomarino, al punto da dimenticare persino l’ora e le preoccupazioni delle vostre mamme. E poi tutta quella trafila per telefonare a casa: il ristorante, il proprietario che vi viene incontro, la zia, la vicina… Oggi sembra quasi incredibile dover fare tutto quel giro per una semplice telefonata, ma proprio questi particolari rendono il racconto ancora più autentico. Sono piccoli frammenti di un mondo che non esiste più. E poi arriva quella scena incredibile delle “cannonate”! Posso immaginare perfettamente voi due che correte spaventati senza capire da dove arrivino quelle esplosioni, per poi scoprire gli enormi altoparlanti nascosti tra le siepi. È bellissimo pensare che, senza saperlo, quel giorno abbiate avuto una sorta di anteprima segreta di uno spettacolo che avreste visto soltanto tre anni dopo. Ma la parte dello spettacolo del 1962 è davvero straordinaria. Il buio assoluto, il mare immobile, le voci che arrivano da lontano, i rumori della tempesta, i marinai, l’ancora, gli scalpellini, il silenzio… e soprattutto il Castello che improvvisamente appare illuminato. È un modo di raccontare e di mettere in scena che oggi potrebbe sembrare quasi impossibile da concepire, proprio perché obbligava lo spettatore a usare la fantasia. E poi quella luna… Quella luna che non era prevista e che, proprio per questo, ha regalato alla scena qualcosa di irripetibile. Il Castello illuminato, le rocce, il mare e la luna che spunta dalle nuvole: certe immagini non hanno bisogno di essere fotografate, perché rimangono nella memoria per tutta la vita. Mi ha colpito molto anche il fatto che tu abbia ricordato perfettamente i suoni, le voci, i rumori e perfino il modo in cui la luce verde accompagnava i personaggi lungo i viali. Significa che quella serata non l’hai semplicemente vista: l’hai vissuta con tutti i sensi. E forse è proprio questo il motivo per cui, dopo tanti e tanti anni, sei ancora riuscito a raccontarla con una tale precisione. C’è poi una cosa che trovo particolarmente bella: il ragazzino di quindici anni che quel giorno era rimasto spaventato dalle “cannonate” e affascinato da quell’esperienza, molti anni dopo è diventato l’uomo che ha trasformato quel ricordo in poesia. È come se quel ragazzo fosse rimasto lì, da qualche parte, ad aspettare che la memoria tornasse a cercarlo. La poesia finale, infatti, non sembra qualcosa di aggiunto al racconto: sembra quasi la sua naturale conclusione. È la stessa atmosfera che ritorna, ma filtrata attraverso gli anni, la nostalgia e la consapevolezza del tempo trascorso. E quell’immagine finale del mare che la luna “cosparge di monete d’argento” è bellissima: sembra chiudere lentamente il sipario sulla storia di Massimiliano e Carlotta e, nello stesso tempo, su un mondo ormai lontano. Forse è proprio questo che rende prezioso un racconto come il tuo. Non parla soltanto di Miramare, di uno spettacolo o di una giornata estiva del 1959. Parla della memoria. Di come certi momenti, anche apparentemente casuali, rimangano dentro di noi e continuino a vivere per decenni, aspettando soltanto di essere ricordati. Grazie Fabio, per averlo condiviso. Mentre lo leggevo ho pensato che oggi abbiamo fotografie, video, telefoni e mille strumenti per conservare ogni istante… eppure forse nulla conserva un momento quanto un ricordo raccontato con il cuore.Grazie e abbracci!

il 30/08/2026 alle 19:15