Alla ri-lettura vedo, oltre alle solite iniziali maiuscole, subito nelle prime righe alcuni errori che sul mio testo originale non ci sono... Inizio seconda frase "Li non ci sono" al posto di Lì non ci sono" e allora rinuncio... non guardo nemmeno se vi sono altri... Uso il copia/incolla e quindi non capisco... Pazienza ci sono problemi maggiori nel mondo e il dottore mi ha consigliato di evitare arrabbiature dopo l'operazione al cuore...
Che racconto meraviglioso! L’ho letto tutto d’un fiato e più andavo avanti più avevo la sensazione di non stare semplicemente leggendo un ricordo, ma di entrare anch’io dentro quelle giornate, dentro quei luoghi e soprattutto dentro quell’atmosfera così lontana nel tempo. Mi ha fatto sorridere l’inizio, con voi due ragazzi che partite per una giornata al mare con le vostre maschere e pinne, completamente rapiti dalla scoperta di quel piccolo mondo sottomarino, al punto da dimenticare persino l’ora e le preoccupazioni delle vostre mamme. E poi tutta quella trafila per telefonare a casa: il ristorante, il proprietario che vi viene incontro, la zia, la vicina… Oggi sembra quasi incredibile dover fare tutto quel giro per una semplice telefonata, ma proprio questi particolari rendono il racconto ancora più autentico. Sono piccoli frammenti di un mondo che non esiste più. E poi arriva quella scena incredibile delle “cannonate”! Posso immaginare perfettamente voi due che correte spaventati senza capire da dove arrivino quelle esplosioni, per poi scoprire gli enormi altoparlanti nascosti tra le siepi. È bellissimo pensare che, senza saperlo, quel giorno abbiate avuto una sorta di anteprima segreta di uno spettacolo che avreste visto soltanto tre anni dopo. Ma la parte dello spettacolo del 1962 è davvero straordinaria. Il buio assoluto, il mare immobile, le voci che arrivano da lontano, i rumori della tempesta, i marinai, l’ancora, gli scalpellini, il silenzio… e soprattutto il Castello che improvvisamente appare illuminato. È un modo di raccontare e di mettere in scena che oggi potrebbe sembrare quasi impossibile da concepire, proprio perché obbligava lo spettatore a usare la fantasia. E poi quella luna… Quella luna che non era prevista e che, proprio per questo, ha regalato alla scena qualcosa di irripetibile. Il Castello illuminato, le rocce, il mare e la luna che spunta dalle nuvole: certe immagini non hanno bisogno di essere fotografate, perché rimangono nella memoria per tutta la vita. Mi ha colpito molto anche il fatto che tu abbia ricordato perfettamente i suoni, le voci, i rumori e perfino il modo in cui la luce verde accompagnava i personaggi lungo i viali. Significa che quella serata non l’hai semplicemente vista: l’hai vissuta con tutti i sensi. E forse è proprio questo il motivo per cui, dopo tanti e tanti anni, sei ancora riuscito a raccontarla con una tale precisione. C’è poi una cosa che trovo particolarmente bella: il ragazzino di quindici anni che quel giorno era rimasto spaventato dalle “cannonate” e affascinato da quell’esperienza, molti anni dopo è diventato l’uomo che ha trasformato quel ricordo in poesia. È come se quel ragazzo fosse rimasto lì, da qualche parte, ad aspettare che la memoria tornasse a cercarlo. La poesia finale, infatti, non sembra qualcosa di aggiunto al racconto: sembra quasi la sua naturale conclusione. È la stessa atmosfera che ritorna, ma filtrata attraverso gli anni, la nostalgia e la consapevolezza del tempo trascorso. E quell’immagine finale del mare che la luna “cosparge di monete d’argento” è bellissima: sembra chiudere lentamente il sipario sulla storia di Massimiliano e Carlotta e, nello stesso tempo, su un mondo ormai lontano. Forse è proprio questo che rende prezioso un racconto come il tuo. Non parla soltanto di Miramare, di uno spettacolo o di una giornata estiva del 1959. Parla della memoria. Di come certi momenti, anche apparentemente casuali, rimangano dentro di noi e continuino a vivere per decenni, aspettando soltanto di essere ricordati. Grazie Fabio, per averlo condiviso. Mentre lo leggevo ho pensato che oggi abbiamo fotografie, video, telefoni e mille strumenti per conservare ogni istante… eppure forse nulla conserva un momento quanto un ricordo raccontato con il cuore.Grazie e abbracci!