Oh uomo che riconosci in te
la finitezza del tempo
e ne percepisci la pura essenza
dell’infinito, quale finitudine
a rasentar la forma divina
di un Dio che tutto sa
dell’imperfezione umana,
come fosse limite dell’uomo...
eppure l’intelletto terreno
non è difetto, o almeno finché
il noumeno rimane nei confini
del conosciuto, l’essere così
diventa tempo fine a se stesso
e culmina con il trapasso
di idee e vita...
la finitezza trasmigra in finitudine
dell’essere rabbia, dolore e anima
fino al comparire
della mortale morte
che mal si spiega a chi
si crede eterno,
ma si sa, se non ci fossero limiti
da prevaricare nell’illimitato tempo
ogni logica azione
non avrebbe più significato,
poiché nessun peso ci sarebbe
da portare sulle gravate spalle...
etica e empatia corrono assieme
sulle rette parallele che mai si incontrano,
ma le vedi quasi accarezzarti
in quel continuo
andare su bianchi fogli da riempire
con parole e frasi
che il tempo memorizzerà
nella caducità della fragilità altrui.
vissi nel tempo andato
vivo nel presente quotidiano
aspettando la finitudine del tempo
avverso al mio credo,
e quando tutto risuonerà nel vuoto
come dolce armonia del vento
io sarò ancora lì
nella filosofia del tempo
che corre e attende ognuno di noi.
© Saverio Chiti, 8 agosto 2026