Un gabbiano nel sole beve la fluida
pace,
dalle ali che fendono la fine luce solare,
tra le creste delle minute onde lunari.
onde che oscillano lente
verso il filo invisibile
di un confine inesistente.
nuvole sparse,
tra i canti striduli delle piume,
adornano lacrime sferiche
che riflettono infinite porte socchiuse.
disteso sulle tiepide rocce,
tra guglie che svettano come ruderi
scolpiti dal mare,
le mie dita tendono corde vibranti
che attenuano l'oscura follia.
veggenti del castello invocano danze,
vortici che salgono nel cielo terso.
limpidi, lievi fogli riscrivono cuori
sofferenti,
bevono le ultime stille amare
che scivolano lente
dal fiume solare.
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