La volpe e il piccolo orso.2 parte
i giorni divennero settimane. All'inizio l'orsetto era poco più di una palla di neve con quattro zampe troppo grandi. Rovesciava i secchi dell'acqua, si addormentava davanti al camino con il muso tra le zampe e aveva la curiosa abitudine di infilare il naso ovunque: nei cassetti, tra i libri, dentro le tasche della giacca del poeta, alla ricerca di qualcosa da mangiare.
il poeta brontolava ogni volta.— Sei una calamità. Ma finiva sempre per sorridere. Ogni mattina gli preparava una ciotola di latte con miele e bacche. L'orsetto lo seguiva dappertutto, inciampando nei tappeti e aspettando paziente mentre lui scriveva. Quando la penna rimaneva ferma troppo a lungo, gli appoggiava il muso sul ginocchio, come se sapesse riconoscere i giorni in cui le parole facevano più fatica a nascere. La donna-volpe continuava a raggiungerli ogni notte. Portava erbe, radici e notizie del bosco. Insegnava al piccolo a riconoscere gli odori del vento, a cercare il miele negli alberi caduti, a muoversi senza fare rumore. Quando tornava volpe, l'orsetto le correva dietro goffamente, cercando di imitare ogni suo passo. Il poeta osservava tutto in silenzio.Si accorse che la casa era cambiata. Non era più soltanto piena di libri.C'erano impronte di fango vicino alla porta, ciuffi di pelo bianco sul tappeto, graffi sul tavolo e un vecchio cappello ormai deformato che l'orsetto aveva deciso fosse il suo giocattolo preferito. E, per la prima volta dopo molti anni, c'erano risate. Anche il villaggio, poco alla volta, smise di cercare. Gli uomini erano convinti che l'orsetto fosse morto nel bosco o fosse stato trascinato lontano dalla madre. Le trappole erano state ritirate, i sentieri tornarono silenziosi e la primavera cedette il passo all'estate. Fu la donna-volpe a capire che era arrivato il momento. Una sera entrò nella casa senza dire una parola. Guardò l'orsetto, ormai cresciuto. Le sue zampe erano diventate robuste, il petto largo, gli occhi pieni della calma profonda degli animali che appartengono alla foresta.
— È pronto.
il poeta abbassò lo sguardo.
quelle due parole gli pesarono più di quanto avrebbe creduto. La mattina seguente partirono prima dell'alba. Partirono quando il bosco era ancora immerso nel buio. Le ultime stelle tremavano sopra le cime degli abeti e la luna, ormai bassa, illuminava appena il sentiero. La donna camminò con loro fino al limite della radura. Poi, nel silenzio della notte che ancora resisteva all'alba, il suo corpo si fece più leggero: le ossa si raccolsero, la pelle si rivestì di pelo rossiccio e, un istante dopo, la volpe era di nuovo lì. L'aria profumava di resina e di terra bagnata. Il sole filtrava tra gli abeti come oro liquido.L'orso camminava davanti a loro, ogni tanto si voltava per assicurarsi che fossero ancora lì. Quando raggiunsero una grande radura, la volpe si fermò. “ Da qui deve andare da solo.”L'orso rimase immobile.Il poeta gli accarezzò lentamente la testa, ormai troppo grande per stare tra le sue mani.
— Hai riempito la mia casa di disordine.
l'orso sbuffò piano.
— Hai mangiato metà delle mie provviste.
un altro sbuffo.
il poeta sorrise, ma gli occhi gli si velarono.
— E mi hai insegnato che ci sono affetti che arrivano senza chiedere permesso.
per un istante nessuno si mosse. Poi l'orso si avvicinò.
con la stessa delicatezza di quando era un cucciolo, gli appoggiò il muso sul petto. Il poeta lo abbracciò. Sentiva il suo respiro lento, il calore del suo corpo e il battito forte del suo cuore. Avrebbe voluto trattenerlo. Ma certi amori non nascono per essere posseduti. Nascono per essere restituiti alla loro libertà. Fece un passo indietro.” Vai”.
l'orso rimase ancora qualche istante. Poi si voltò.
attraversò la radura con passo sicuro e scomparve tra gli alberi, dove la luce diventava verde e il bosco riprendeva tutto ciò che gli apparteneva. Il silenzio che lasciò sembrò immenso.
— Ti mancherà.
— Ogni giorno.
lei sorrise.
“ È questo il prezzo per aver amato una creatura selvatica.”La volpe gli diede un piccolo morso al polpaccio e anche lei scomparve tra gli alberi. Era un gesto affettuoso, forse un bacio
passarono le stagioni. Di tanto in tanto, nelle notti d'autunno, il poeta usciva sulla soglia con un pezzo di miele tra le mani. Non trovava mai nessuno. Eppure, al mattino, il miele era sempre scomparso. Vicino al gradino restavano soltanto grandi impronte che il vento non riusciva mai a cancellare. Il poeta non le seguiva perché aveva capito che il bosco, quando si fida di qualcuno, non dice grazie con le parole, lo fa tornando ,per ricordare che l'amore vero è quello che conosce la strada per ritornare, ma anche per ripartire e.... la volpe lo sapeva