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Pubblicata il 23/07/2026
La volpe e il piccolo orso.2 parte

i giorni divennero settimane. All'inizio l'orsetto era poco più di una palla di neve con quattro zampe troppo grandi. Rovesciava i secchi dell'acqua, si addormentava davanti al camino con il muso tra le zampe e aveva la curiosa abitudine di infilare il naso ovunque: nei cassetti, tra i libri, dentro le tasche della giacca del poeta, alla ricerca di qualcosa da mangiare.
il poeta brontolava ogni volta.— Sei una calamità. Ma finiva sempre per sorridere. Ogni mattina gli preparava una ciotola di latte con miele e bacche. L'orsetto lo seguiva dappertutto, inciampando nei tappeti e aspettando paziente mentre lui scriveva. Quando la penna rimaneva ferma troppo a lungo, gli appoggiava il muso sul ginocchio, come se sapesse riconoscere i giorni in cui le parole facevano più fatica a nascere. La donna-volpe continuava a raggiungerli ogni notte. Portava erbe, radici e notizie del bosco. Insegnava al piccolo a riconoscere gli odori del vento, a cercare il miele negli alberi caduti, a muoversi senza fare rumore. Quando tornava volpe, l'orsetto le correva dietro goffamente, cercando di imitare ogni suo passo. Il poeta osservava tutto in silenzio.Si accorse che la casa era cambiata. Non era più soltanto piena di libri.C'erano impronte di fango vicino alla porta, ciuffi di pelo bianco sul tappeto, graffi sul tavolo e un vecchio cappello ormai deformato che l'orsetto aveva deciso fosse il suo giocattolo preferito. E, per la prima volta dopo molti anni, c'erano risate. Anche il villaggio, poco alla volta, smise di cercare. Gli uomini erano convinti che l'orsetto fosse morto nel bosco o fosse stato trascinato lontano dalla madre. Le trappole erano state ritirate, i sentieri tornarono silenziosi e la primavera cedette il passo all'estate. Fu la donna-volpe a capire che era arrivato il momento. Una sera entrò nella casa senza dire una parola. Guardò l'orsetto, ormai cresciuto. Le sue zampe erano diventate robuste, il petto largo, gli occhi pieni della calma profonda degli animali che appartengono alla foresta.
— È pronto.
il poeta abbassò lo sguardo.
quelle due parole gli pesarono più di quanto avrebbe creduto. La mattina seguente partirono prima dell'alba. Partirono quando il bosco era ancora immerso nel buio. Le ultime stelle tremavano sopra le cime degli abeti e la luna, ormai bassa, illuminava appena il sentiero. La donna camminò con loro fino al limite della radura. Poi, nel silenzio della notte che ancora resisteva all'alba, il suo corpo si fece più leggero: le ossa si raccolsero, la pelle si rivestì di pelo rossiccio e, un istante dopo, la volpe era di nuovo lì. L'aria profumava di resina e di terra bagnata. Il sole filtrava tra gli abeti come oro liquido.L'orso camminava davanti a loro, ogni tanto si voltava per assicurarsi che fossero ancora lì. Quando raggiunsero una grande radura, la volpe si fermò. “ Da qui deve andare da solo.”L'orso rimase immobile.Il poeta gli accarezzò lentamente la testa, ormai troppo grande per stare tra le sue mani.
— Hai riempito la mia casa di disordine.
l'orso sbuffò piano.
— Hai mangiato metà delle mie provviste.
un altro sbuffo.
il poeta sorrise, ma gli occhi gli si velarono.
— E mi hai insegnato che ci sono affetti che arrivano senza chiedere permesso.
per un istante nessuno si mosse. Poi l'orso si avvicinò.
con la stessa delicatezza di quando era un cucciolo, gli appoggiò il muso sul petto. Il poeta lo abbracciò. Sentiva il suo respiro lento, il calore del suo corpo e il battito forte del suo cuore. Avrebbe voluto trattenerlo. Ma certi amori non nascono per essere posseduti. Nascono per essere restituiti alla loro libertà. Fece un passo indietro.” Vai”.
l'orso rimase ancora qualche istante. Poi si voltò.
attraversò la radura con passo sicuro e scomparve tra gli alberi, dove la luce diventava verde e il bosco riprendeva tutto ciò che gli apparteneva. Il silenzio che lasciò sembrò immenso.
— Ti mancherà.
— Ogni giorno.
lei sorrise.
“ È questo il prezzo per aver amato una creatura selvatica.”La volpe gli diede un piccolo morso al polpaccio e anche lei scomparve tra gli alberi. Era un gesto affettuoso, forse un bacio
passarono le stagioni. Di tanto in tanto, nelle notti d'autunno, il poeta usciva sulla soglia con un pezzo di miele tra le mani. Non trovava mai nessuno. Eppure, al mattino, il miele era sempre scomparso. Vicino al gradino restavano soltanto grandi impronte che il vento non riusciva mai a cancellare. Il poeta non le seguiva perché aveva capito che il bosco, quando si fida di qualcuno, non dice grazie con le parole, lo fa tornando ,per ricordare che l'amore vero è quello che conosce la strada per ritornare, ma anche per ripartire e.... la volpe lo sapeva
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Sono insieme all'Orsetto; sto mangiando del miele e delle bacche! Sei una persona straordinaria, amica Ninetta! Grazie! Applausi!

il 23/07/2026 alle 13:57

Che bella.Complimenti

il 23/07/2026 alle 18:45

Brava Ninetta… hai raccontato lo sviluppo della storia con i 3 soggetti orsetto, poeta e la donna-volpe assieme nella casa del bosco. L’ orsetto è salvo. Ha portato un pò di confusione nella casa del poeta, ma l’ha anche riempita con altro che prima non c’era… un amore che forse il poeta non aveva mai considerato e che ora doveva essere restituito perché, come hai detto, certi amori non nascono per essere posseduti. La fine è triste, ma accettata, le stagioni passano, lui sa che il miele che lascia alla porta viene preso e questo lo conforta. Il bosco è un’entità che comprende tutto: cose e abitanti e silenziosamente insegna senza l’uso di parole. Spero di ritrovare ancora questi personaggi in futuro. Bravissima. Contento di averti ritrovata. Fabio

il 24/07/2026 alle 19:06

Narrazione appassionante dove emerge come costante la tua dolcezza. Vedere i frutti del proprio amore e della generosità è molto appagante, anche senza un approccio diretto. Un abbraccio, cara Ninetta.

il 25/07/2026 alle 21:26

Grazie di cuore! Se mentre leggevi ti è sembrato di essere lì, accanto all'orsetto con miele e bacche, allora il racconto ha raggiunto il suo scopo. Sir le tue parole mi fanno davvero piacere.Affettuosamente abbracci.

il 25/07/2026 alle 21:48

Abbisso-Creativo: Grazie mille! Sono felice che questa storia ti sia piaciuta. Il tuo apprezzamento è un bellissimo incoraggiamento a continuare a scrivere.

il 25/07/2026 alle 21:49

Grazie, Fabio. Hai colto esattamente ciò che volevo raccontare: un amore che non trattiene ma accompagna fino al momento di lasciare andare. Mi ha fatto piacere leggere la tua interpretazione del bosco come presenza silenziosa che insegna senza parlare. E grazie anche per il "bentrovata": chissà, magari un giorno la volpe, il poeta e l'orso avranno ancora qualcosa da raccontare.Ti abbraccio.

il 25/07/2026 alle 21:51

Poe... sia!: Grazie di cuore. Mi emoziona che tu abbia percepito la dolcezza che ho cercato di mettere in questa storia. Credo anch'io che l'amore più autentico sia quello che continua a esistere anche quando lascia liberi. Ti ringrazio per le tue belle parole.Voglio dirti che i tuoi commenti mi emozionano...raffinato e dolce sempre.

il 25/07/2026 alle 21:54

Il poeta accoglie l'orsetto ,lo cresce nei primi mesi con affetto e pur sapendo che un giorno andrà via lo perderà ,dona un pezzo del suo cuore all'orsetto e viceversa . Intanto però il cuore del poeta si è arricchito di un sentimento essenziale : l'amore è dare parte di sé a chi si ama, il proprio tempo e ricevere in cambio un amore più grande . Il miele che sparisce ogni giorno da fuori la porta è un segno di questo amore che non va via ma coccola il cuore del poeta che ricorderà sempre le emozioni e per dirla con la volpe del piccolo principe , ''ci guadagna il colore bianco ''. E' una favola davvero molto dolce e tenera e allarga il cuore alla lettura . Bravissima Baci Eos

il 10/08/2026 alle 20:55

Ciao Eos,Hai colto proprio l’anima della storia: l’amore che sa accogliere, crescere e, soprattutto, lasciare andare senza perdere ciò che di bello ha donato. Sono felice di sapere che il viaggio del poeta e dell’orsetto ti sia arrivato così profondamente. E quel miele lasciato ogni sera sulla porta è proprio il piccolo segno di un legame che, anche se cambia forma, non scompare mai. Grazie per averlo letto con tanta sensibilità. Un abbraccio grande.

il 14/08/2026 alle 01:29