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Pubblicata il 22/07/2026
L'essere non è più sostanza,
ma il lento ritrarsi della marea dal bagnasciuga,
lasciando scheletri di sale a interrogare l'azzurro.
Non è una presenza che svanisce,
ma un perimetro che si restringe,
una geometria che divora i propri angoli.

L'assenza non bussa, è l'architettura stessa dell'esistere.
Un'entropia che non si consuma nel fuoco,
ma nell'immobilità di un punto fermo,
dove il tempo non scorre, ma si frammenta.

Il centro si sposta:
non più la carne, non più il desiderio,
ma l'intima meccanica del crollo,
il momento esatto in cui l'io si nega
per farsi spazio nel nulla che lo contiene.

Non resta che il ritmo di una mancanza che si autoperpetua.
Una sottrazione infinita,
dove il soggetto diventa spettatore
del proprio, lentissimo, annullamento.
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Complimenti! Brava e non poco!

il 22/07/2026 alle 11:06