Sperduto tra le macerie
di un antico rudere,
ricoperto da futili leve di metallo
oscurate dal livido livore
di creare il nulla,
mi ritrovo sdraiato
tra le ceneri,
libri degeneri,
echi lontani
di una livrea morente.
specchi lievi,
crepe di un essere frantumato
dall'inesistenza,
tendo le mie dita
verso un'antica corteccia
ricolma di glifi
che riempiono il mio respiro
di desto amore.
mi alzo tra le correnti insidiose,
tra i fumi,
fuliggine oscura
di fuochi spenti.
stanco,
tra gli alberi feriti
che solcano le maestose rive
del regno dilaniato
dagli occhi senza luce,
riscopro me stesso
e disperdo me stesso
tra il fitto fogliame
ormai logoro
dal tempo immobile,
lancetta piegata
dall'arido tempo.