Splendida metafora di una devastazione, che sfigura l'ambiente, le persone e le cose... potrebbe riferirsi a qualunque evento, il lento degrado di un ambiente naturale, l'evoluzione massacrante di un'attività ma anche di una scuola di pensiero, l'orrenda assuefazione alla guerra più insensata... ammesso che esista una guerra con qualche senso...
Capisco perché ti chiamano Prof. Tu riesci a trovare moltitudini di piani di lettura. È affascinante! Io mi sono resa conto solo dopo averla scritta che le parole potessero andare oltre il puro stato d’animo che mi ha spinto a metterle insieme. Grazie, come sempre, del tempo che mi dedichi.
Per me sono ricordi di un'infanzia passata ad osservare... come potrebbe essere una metafora, quella della vita dove si semina, si raccoglie e si prepara il campo per la prossima stagione... ma ad un tratto cala un velo e si legge un moto di nostalgia per un ulteriore cambiamento, stavolta in sottrazione... Nero, mi lascia presagire dolore; lo stesso che taglia come le falci, le tue lame rutilanti, il rovesciamento della terra e il fuoco, il fumo... Ma, Stella mia, per fare il nuovo spesso bisogna liberarsi del vecchio.
Percepisco una preparazione al nuovo dove però aleggia fumosa incertezza e ci si aggrappa alla speranza, impersonata dalla necessaria pioggia. Viene offuscata la vista dal rilevare un lento deterioramento delle cose. Il nero segnerà i titoli di coda. Pessimismo ampiamente giustificato. Un abbraccio, cara
Gabry, lo so. Forse questo testo mi serviva a diventarne un po’ più consapevole. A piccoli passi.
Sindacato come “cartello”? Sindacato come soccorso della mutua! Ciao rom cantore d’amore