Il gran serpente desta il suo concento,
e versa un dardo di divin splendore;
di Sykes il plettro, al fulgido momento,
rende l'accordo un immortale onore.
Sconvolge il mondo quel fatato accento,
alta corona del novel cultore;
il mastro intaglia con scalpello d'oro,
al fiero crine il meritato alloro.
Egli la corda saettando preme,
con note calde di fulminea luce;
ogni vibrato il freddo vuoto geme,
se la sua mano al tempio ci conduce.
L'antico ferro l'alto spirto spreme,
mentre la scia d'un astro si produce;
e l'universo l'opera ricorda,
mentre l'acciaio stride sulla corda.
David l'enorme e regio vanto estolle,
col labbro infuso di profondo ardire;
il grido s'alza e l'aer cupo immolle,
facendo l'alme per dolcezza empire.
Egli governa le feconde zolle,
araldo d'una stirpe atta a colpire;
un re che l'onda del metallo spera,
e spiega al vento la sua gran bandiera.
Dal petto suo si snoda il gran ruggito
che preme il tempo e piega la memoria;
quel verbo antico non sarà smarrito,
chitarra e voce son la stessa gloria.
L'aspro metallo s'ammanta d'infinito,
narrando al mondo una solenne storia;
giunge la nota a un'altissima meta,
che il core accende e la mente acqueta.
Neil stringe il basso con regale onore,
mentre l'amico il passo fiero serra;
del fiero Aynsley il battito e il furore
percuote il cuoio e fa tremar la terra.
Questo quadril di musico valore,
senza l'aiuto d'altri, fa la guerra;
ordito han la trama e il fiero stame,
plasmando l'oro dal metallico rame.
Veggonsi esclusi i volti dello specchio,
i bei sembianti apparsi nel filmato;
qui si consacra, per l'arguto orecchio,
sol chi l'acciaio ha per davvero ornato.
L'aspro serpente, eterno e mai non vecchio,
l'anno ottantasette ha consacrato;
splende la gemma in modo trasparente,
e per l'eterno resterà vivente. xxxxxxxxxxxxxxxx
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