È crollata l'estate sul ragù.
Sui muri bianchi
qui e là poche ombre.
Non ho più fame, stuzzico bocconi
freddi nel piatto, scialbi ricordi
usa e getta qui e là.
Mi dimentico
di coccolare il gatto.
Sfinita, la mano saluta
gli avanzi di due nuvole, lo sguardo
proteso a indovinare
se il gioco segreto di una volta
farà ancora il miracolo
dello scioglimento.
La finestra riverbera
sugli occhiali un riflesso
in un angolo
della sedia vuota… Mi sembrano
manette senza polsi
scialbi ricordi dei proiettili
che in cielo i nostri occhi mitragliavano
e ancora mi scoppiano sul viso.
Con cauto stanco impaccio
mi adagio sul cuscino
che avanzi di spaghetti rigano
in tracce esili
dentro un cielo di carta
disturbato
da un lampo metafisico…
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