Dal tempo senza nome e senza aurora
avanza un re di pace e di sapienza;
dinanzi a lui si piega la potenza
del patriarca che l'Altissimo onora.
Non ha progenie e l'ombra non lo sfiora,
e offre pane e vino con clemenza,
mistero puro della sacra essenza,
e la sua luce i secoli colora.
Offre sul colle il calice divino,
presagio del futuro Redentore,
sovrano che non fu mai generato.
Il pane spezza lungo il suo cammino,
specchio fedele di un eterno amore,
dal Padre senza tempo consacrato.
Fiorisce Salem nel silenzio santo,
dove Abramo ritorna dalle spade;
il giusto re discende dalle strade
avvolto nel mistero del suo manto.
E di decime accoglie il giusto vanto,
mentre la pace su quell'atto cade,
sopra le genti e sopra le contrade,
sciogliendo la fatica nell'incanto.
È il sacerdote che siede sull'altura,
e squarcerà del tempio il sacro velo,
quando la terra vincerà il morire.
Oltre la stirpe della carne oscura,
ei leva gli occhi sottomesso al cielo,
e fa la gloria subito apparire.
Così la prefigurazione è vera:
non v'è levita nel segreto fondo,
gesù discende a rinnovare il mondo,
guidando l'uomo all'ultima preghiera.
Egli è l'agnello della nuova schiera,
che siede sopra il trono più profondo,
dal primo giorno all'ultimo secondo,
luce che vince ogni remota sera.
Un sacerdozio eterno, alto, perfetto,
che non conosce il vincolo mortale,
e rende il passo dell'uomo sicuro.
L'antico re si svela nell'eletto,
mentre la grazia scende universale,
e spezza del timore ogni alto muro.
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