Mah, ti dirò... vabbè che sei un cavaliere ma per me, orgoglio, vendetta, trionfo... sono parole molto lontane...
Il mito di Aracne insegna a non cedere alla superbia (hybris) e a non sfidare l'autorità divina o le proprie limitazioni umane. Condanna l'arroganza di chi pecca di presunzione, sottolineando che il talento non giustifica la mancanza di rispetto verso gli dei O... VERSO CHI? :) CMQ I TUOI VERSI STIMOLANO LA CURIOSITà! CIAO, PRODE CAVALIERE...
Io non scrivo ciò che ti aspetti! Questa è per Cassiopea che me l'ha richiesta! Un abbraccio.
Whuauuu! Intanto ti ringrazio tantissimo caro Sir. Tra l' immortale ed il mortale è sempre stata una lotta impari e anche se Aracne non ha chinato la testa (giustamente, il suo talento era reale e meritava) ci ha comunque insegnato a non mollare davanti a ciò che può sembrarci insormontabile. Poetica e lirica perfetta e scorrevole. Nel caso in cui dovessi provarci anche io, sono sicura di non pubblicarla, il confronto non reggerebbe...! Grazie ancora. Buon fine settimana.
Potresti trarne spunto da questa! Provaci! Tu mi hai ordianto, ed io ho eseguito! Adesso tocca a te creare e partecipare a ciò che mi hai espresso in privato! Buon fine settimana anche a te! Grazie a te!
Ho apprezzato moltissimo la rivalutazione di Aracne rispetto a quanto avevo appreso ai tempi ormai lontani del liceo... allora l'oltraggio agli dei dell'Olimpo svelando le loro debolezze mi era apparso qualcosa di imperdonabile, mentre ora la figura di Aracne, così come la rappresenti negli ultimi versi, è di una bellezza struggente, che riscatta non solo la competenza ma soprattutto la sincerità del suo agire senza riguardi per divinità che si rivelavano più fragili e meschine degli uomini... forse era il primo vagito di una lotta per la democrazia!
La tua disamina mi inorgoglisce notevolmente, cara amica Illune! Ho apprezzato anch'io il tuo contributo, pertanto, ti ringrazio immensamente. Una buona notte!
Il testo rielabora il mito di Arachne e Atena, già presente nelle Metamorfosi di Ovidio, e mette in scena il tema della hybris, cioè l’orgoglio umano che porta a sfidare una forza superiore. Il conflitto centrale è tra il talento umano e il potere divino, rappresentato attraverso l’arte della tessitura. Fin dall’inizio, la poesia presenta l’arte come una forma di creazione potente e autonoma: la “spola” che tesse diventa simbolo dell’artista capace di trasformare la realtà e di rivelarne verità nascoste. La tela non è solo bellezza, ma anche denuncia, perché mostra “le colpe dei sovrani e degli dèi”, assumendo così un valore critico. Il confronto con la divinità cresce progressivamente: la protagonista non mostra timore, ma orgoglio e sfida, fino a rivendicare la superiorità della propria arte. Questo crea una tensione tipica della tragedia classica, dove l’eccesso conduce alla caduta. La parte centrale sottolinea la perfezione dell’opera, ma proprio questo porta alla reazione della dea, che distrugge la tela. Il gesto segna la fragilità dell’opera umana davanti a una forza superiore e la conclusione del conflitto. Nel finale emerge però un elemento importante: anche se l’opera viene distrutta, il nome della protagonista sopravvive come “monito eterno”. L’arte, quindi, non scompare del tutto, ma resta nella memoria. Infine, il testo riflette sul valore dell’arte come verità scomoda e sul rapporto tra libertà di espressione e potere, un tema ancora attuale. Mostra anche la tensione tra creazione e distruzione: ciò che l’uomo crea può essere straordinario, ma resta fragile. In conclusione, il mito evidenzia i limiti del talento umano, ma anche la sua capacità di lasciare un segno duraturo nella memoria collettiva. molto bello!Abbracci Sir!
In effetti, cara Ninetta, nel mio piccolo sono riuscito ad interagire con diversi utenti e amici esterni, in quanto a ispirazioni e richieste! Certamente è quello che si dovrebbe attuare a largo raggio, ma con questo modus operandi generale, è davvero incredibile ottenere qualcosa del genere. Ti ringrazio della tua esemplare quanto gratificante collaborazione.
Il mito di aracne , secondo me, sarebbe da insegnare a cominciare dall'asilo, dove si dovrebbe insegnare a porsi dei limiti ...Nell'antichità gli dei avevano caratteristiche umane , avevano tutti i difetti degli umani e però la natura divina ti rendeva invincibile . Bella forza ,vincere contro un essere umano anche se è talmente stupido da sfidare una dea ; è vero che Aracne ha un difetto insopportabile e odioso : la superbia ma la dea Atena non mi pare che ne sia immune ! Mi piace questo tuo trattare degli dei , è un modo per riconoscersi, per riflettere sulla stupidità umana o almeno di molti che competono con poteri superiori .Certo la lotta contro il potere degli dei , anche se inesistenti ,è assurda però ogni dio rappresenta ,in un certo senso , in difetto sui quali riflettere e correggerci . Però credo che i limiti sono fatti per essere superati per migliorarsi , anche se i difetti come la superbia è veramente odiosa : che c'è da insuperbirsi per il fatto di essere bravi in qualcosa ? Mi piace , Sir, leggerò volentieri di altri dei . Ti abbraccio Eos
La stupidità umana è una faccenda molto delicata, amica Eos; ed è per questo che la tratto con riguardo e accortezza, spaziando nell'Universo e nel regno degli dei! Grazie per il bellissimo quanto apprezzato contributo! Un abbraccio con bacetto sulle guance!