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Pubblicata il 08/06/2026
Il cantiere della nuova linea metropolitana si estendeva come una ferita aperta alla periferia della città. Intorno alle undici di sera, la nebbia era così fitta che i riflettori gialli sui bracci delle gigantesche gru sembravano lune pallide sospese nel vuoto. Mirco tagliò la rete di recinzione sul retro del cantiere usando una tronchese comprata in un brico di periferia. Si infilò all'interno, con le scarpe che affondavano nel fango viscido del terreno smosso. Davanti a lui si stagliava la gigantesca sagoma della galleria in costruzione e, poco distante, una fila di prefabbricati adibiti a uffici. Quello all'estremità, con la targa in ottone “S. Riva - Direzione Tecnica”, era il suo obiettivo.

Si mosse rasente ai blocchi di cemento prefabbricati. Il silenzio era rotto solo dal rumore ritmico e cupo di una pompa di drenaggio dell'acqua in fondo allo scavo. Raggiunse la porta del prefabbricato di
Riva. La serratura era una comune chiusura da cantiere: con una vecchia tessera plastificata e un po' di pressione mirata sullo stipite, lo scatto si aprì con un clic soffocato. Entrò, richiudendosi la porta alle spalle. Non accese le luci generali. Usando la torcia dello smartphone schermata con le dita per non creare bagliori visibili dall'esterno, iniziò a frugare tra i faldoni impilati sulla scrivania di Riva.

Dopo dieci minuti di ricerca frenetica, nel cassetto inferiore della scrivania trovò quello che cercava: una cartella contrassegnata dalla sigla rossa “X-Load Test”. All'interno cerano due versioni dello stesso identico documento. La prima, firmata dai tecnici di laboratorio, certificava che il cemento usato per le colonne portanti della metropolitana aveva una resistenza inferiore del 40% rispetto ai limiti minimi di legge. La seconda versione, contraffatta con una firma falsa e pronta per essere inviata al Comune, dichiarava che tutto era perfetto.
Mirco tirò fuori il telefono e iniziò a fotografare ogni singola pagina.
Aveva in mano la pistola fumante che avrebbe distrutto Stefano Riva e scagionato lui.

Fu in quel preciso momento che sentì il rumore di pneumatici pesanti che schiacciavano la ghiaia all'esterno. Fari potenti illuminarono le finestre del prefabbricato. Qualcuno era appena arrivato al cantiere. E dalle voci che provenivano da fuori, era Stefano Riva in persona, accompagnato da due uomini.

Mirco si rannicchiò nello spazio stretto sotto la scrivania, dietro la grande poltrona di pelle nera, trattenendo il respiro fino a farsi male ai polmoni. La porta del prefabbricato si spalancò con un colpo secco, lasciando entrare una folata di aria gelida e l'odore acre di fumo di sigaretta. Entrò Stefano Riva, seguito dai suoi due scagnozzi. Il socio di
Galanti era una maschera di sudore e paranoia pura.

«Controllate i faldoni dell'archivio, subito!», ordinò Riva con voce roca. «Dobbiamo bruciare tutto quello che riguarda i test del calcestruzzo prima che la Procura metta i sigilli al cantiere domani mattina. Quel maledetto giornalista, Levante, sta scappando ma la polizia lo prenderà prima dell'alba. Abbiamo coperto le tracce.»

Riva si lasciò cadere sulla poltrona di pelle, proprio sopra la testa di
Mirco, che poteva sentire il cigolio metallico delle molle del sedile a pochi centimetri dal viso. In quel momento, sul tavolo, lo smartphone personale di Riva iniziò a vibrare selvaggiamente, illuminando il soffitto di plastica del prefabbricato. Il display mostrava la scritta “Numero
Privato”. Riva rispose rabbioso, premendo il tasto del vivavoce per avere le mani libere di strappare i documenti dai faldoni.

«Chi è? Vi avevo detto di non chiamarmi su questa linea!», ringhiò Riva nel microfono.

Dall'altoparlante uscì un leggero fruscio statico, seguito da una risata sommessa, metallica, maledettamente familiare. Poi, una voce gelida, calma e perfettamente a suo agio parlò: «Stefano. Hai nascosto i documenti del cemento come ti avevo suggerito?»

Riva si bloccò all'istante. La sigaretta gli cadde dalle dita, finendo sul tappeto dell'ufficio. Sotto la scrivania, anche a Mirco si fermò il battito cardiaco. Quella era la voce di Sergio Galanti. Non l'uomo terrorizzato, ferito e ansimante che era morto sul suo divano la notte prima, ma il
Sergio Galanti arrogante, lucido e spietato che comandava la holding.

«Ser... Sergio?», balbettò Riva, la voce ridotta a un filo tremolante. «No. Tu sei morto. L'auto nel dirupo... e poi a casa del giornalista... ti hanno sgozzato...»

«Quello che è morto a casa di Levante era solo un povero idiota che pagavo da tre anni per somigliarmi in tutto e per tutto, Stefano», rispose la voce dal telefono, con una flemma agghiacciante. «Aveva i miei stessi vestiti, i miei capelli, persino i miei stessi vizi. Ma era mancino; se ci avessi fatto attenzione quando lo hai fatto seguire, lo avresti notato. Tu hai pagato quel killer per farlo sgozzare a casa del giornalista, convinto di uccidere me e incastrare Levante in un colpo solo. Ma hai solo fatto il mio gioco.»

«Di che diavolo parli?», urlò Riva, alzandosi di scatto in piedi, mentre i suoi uomini si giravano a guardarlo con gli occhi sbarrati.

«Parlo del fatto che la Guardia di Finanza sta entrando nel tuo cantiere in questo preciso momento», rispose la voce di Galanti. «Troveranno le tue impronte ovunque sui registri del cemento depotenziato. Per il mondo io sono una povera vittima e tu sei il mostro corrotto che ha truccato gli appalti e ordinato il mio omicidio. Io sono già su un volo privato per il Sudamerica con i quaranta milioni di euro del fondo offshore della holding. Addio, Stefano. Buon viaggio verso San Vittore.»
La linea cadde con un bip asettico e definitivo.

Sotto la scrivania, Mirco Levante strinse lo smartphone al petto. Riva stava ancora urlando come un pazzo contro lo schermo del telefono ormai spento, mentre fuori i fari della Guardia di Finanza iniziavano a tagliare la nebbia, illuminando a giorno le vetrate del prefabbricato.
Erano secondi di puro caos.

«Dobbiamo bruciare tutto, muovetevi! Ci sono i finanzieri ai cancelli!», gridò Riva ai suoi uomini, fiondandosi verso l'armadio dei faldoni in un tentativo disperato di distruggere le prove.

Mirco capì che era il suo unico momento. Riva e i suoi scagnozzi erano di spalle, accecati dal panico. Strisciò fuori dal nascondiglio sul retro della poltrona, raggiunse la finestra sul retro del prefabbricato, lasciata accostata per il ricambio d'aria, e ci saltò attraverso con un balzo fluido, atterrando nel fango pesante del cantiere. Le sirene erano ovunque, un coro polifonico che squarciava la periferia. Mirco si mosse come un'ombra tra i grandi tubi di cemento armato accatastati, evitando accuratamente i fasci di luce delle torce dei finanzieri che stavano abbattendo i cancelli principali con i furgoni d'ordinanza.
Raggiunse il taglio nella recinzione da cui era entrato, si infilò nella sua
Panda, partì a fari spenti e si dileguò nelle stradine sterrate della zona industriale prima che l'intera area venisse isolata dai posti di blocco.
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4,2/5 meriti (5 voti)

Questo brano riesce a catturare l'attenzione fin dalle prime righe grazie a un'atmosfera tesa e misteriosa. L'ambientazione del cantiere avvolto dalla nebbia contribuisce a creare un senso di inquietudine e di pericolo, mentre il protagonista, Mirco, si muove in una situazione sempre più rischiosa. La narrazione è veloce e ricca di colpi di scena: quando sembra che la verità stia per emergere, una nuova rivelazione cambia completamente il quadro degli eventi. Uno degli aspetti più interessanti è il tema dell'inganno. I personaggi nascondono segreti, manipolano le prove e cercano di usare gli altri per raggiungere i propri obiettivi. Questo porta il lettore a riflettere su quanto possa essere difficile distinguere la verità dalle apparenze. Inoltre, la storia affronta temi attuali come la corruzione, l'abuso di potere e la ricerca della giustizia. Lo stile è semplice ma efficace, con descrizioni che aiutano a visualizzare le scene e dialoghi che rendono il racconto dinamico. Nel complesso, è un testo coinvolgente che combina suspense, azione e mistero, mantenendo alta la curiosità fino all'ultima pagina.Complimenti Sir, molto ben scritto.Abbracci.

il 08/06/2026 alle 23:24

Stasera perfezionerò l'ultima bozza della storia e la posterò. Grazie infinite, Ninetta, per la tua ennesima disamina riepilogativa!

il 09/06/2026 alle 09:08

Vero che al peggio non c'è mai fine e questo brano così avvincente lo dimostra in pieno . Stavo per chiederti perché l'hai concluso in maniera inconclusa , cioè senza l'arrivo delle manette ai polsi e la retata circolare ,quando poi ho letto la risposta a Ninetta, quindi non lo chiedo più perché mi hai già risposto. Questo brano è davvero avvincente, sembra di vedere le scene come se fossero dal vivo , la concitazione , la fretta , l'ansia è la nota distintiva di questo brano che precede la catastrofe , ovviamente catastrofe per i colpevoli . E' delizia per chi vorrebbe veramente vedere qualche colpevole che paga : E' un racconto bello e realistico, sarebbe bello da vedere in TV. Bravissimo Sir! Ti abbraccio Eos

il 09/06/2026 alle 21:45

L'ho inviato proprio qualche minuto fa, speciale amica mia! Ti ringrazio infinitamente per quello che hai scritto: ne sono lusingato in modo emozioe!

il 09/06/2026 alle 22:05

emozionante! Spero ti piaccia questa Quinta e ultima parte! Un abbraccio sentitissimo

il 09/06/2026 alle 22:07

Mavery è balzato con una zampa sull'invio! Eh eh eh

il 09/06/2026 alle 22:09

Lo so, sono discontinua, ma leggo e mi piace. Sono curiosa di come va a finire.

il 09/08/2026 alle 13:52

Un ultimo piccolo sforzo, amica Thea. La colpa è mia, ma mi sono imbattutto in questi romanzi che mi affascinano più della stessa poesia! Grazie della tua graditissima partecipazione. Tvb

il 09/08/2026 alle 14:49