sembra che tutto parta con la tristezza dell'inverno e poi sfoci con fierezza nei colpi si sole di un'estate senza limiti. sfioriture e rifioriture, ma nel titolo forse sta il senso: quello che potrebbe essere un sempreverde fa preferire maggiore continuità, magari anche nella vita stessa. un abbraccio.
Mi è piaciuta molto. Molto suggestiva ed evocativa l'immagine "il cielo che si disseta ai sorsi dei tuoi colpi di sole". Un caro saluto.
“Preferisco il ligustro” apre la poesia come una scelta solo apparentemente semplice, in realtà carica di significato simbolico: il ligustro, pianta discreta e resistente, diventa il segno di una sensibilità che privilegia la sobrietà, la continuità e la capacità di sopravvivere senza clamore. Attorno a questa preferenza si costruisce un paesaggio interiore inizialmente chiuso e invernale, attraversato da immagini di buio, ritrosia e monotonia che suggeriscono una condizione emotiva ripiegata, quasi diffidente verso il mondo e le sue forme più appariscenti. In contrasto, le “magnolie sontuose” rappresentano una bellezza vistosa ma distante, osservata con sguardo quasi indifferente, come qualcosa che non riesce davvero a coinvolgere. La svolta arriva nella seconda parte, dove il tono si apre improvvisamente alla luce e all’estate: il cielo, i “colpi di sole”, le libellule e la sensazione di un tempo senza limiti trasformano il paesaggio in un’esplosione vitale e continua. In questo passaggio si può leggere il movimento della poesia stessa, che sembra andare dalla chiusura alla liberazione, dal ripiegamento alla pienezza. Il ligustro, allora, non è solo un elemento naturale ma una figura esistenziale: rappresenta una forma di vita più silenziosa ma tenace, capace di attraversare gli inverni interiori e tornare a fiorire senza ostentazione, mentre il testo suggerisce che la vera intensità non sta nello splendore evidente, ma nella continuità discreta del vivere e nel suo ritorno ciclico alla luce.Quant'è bella questa poesia, una delle tue più belle, complimenti e abbracci.
Il passaggio interiore dal buio invernale della diffidenza e della solitudine alla fiera e radiosa fioritura di un'estate senza limiti, dove la vita riprende a scorrere in un'esplosione di luce. Ciao Illune
Caro Poe, quello che come tu dici potrebbe essere un sempreverde, (lo è infatti...) si trasfigura tra un paio di settimane: vedrai scomparire quegli alberelli tristi verdecupo e al loro posto esplodere chiome opulente, infiorescenze chiare, biancodorate che ricoprono il fogliame... poi, in breve tutto ritornerà come prima, meglio di prima, con fusti più robusti e foglie rinnovate e lucenti... tutto pronto per l'anno che verrà!
Grazie Jean, il passaggio che tu indichi per me è molto importante, perché è quello in cui, più ancora della magnolia, lo stesso cielo si accorge dell'alberello insignificante, se ne compiace e ne gode concretamente!
Cara Ninetta, alla tua analisi così accurata e profonda, aggiungo solo un particolare: la modestia di quell'alberello non lascia presagire in alcun modo lo splendore, sia pur discreto, della sua fioritura, che diventa qualcosa di sorprendente, quasi un miracolo...preferire quest'albero per me significa anche credere ancora ai miracoli! Un abbraccio a te
Grazie Sir di aver rilevato un passaggio così importante per me! Chi vive in una regione, pur bellissima, dove è inverno per sei mesi e quasi inverno per altri tre, l'estate pur torrida tra sole e fioriture è un bene assoluto, come l'amore...