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Pubblicata il 01/06/2026
I cavalieri di fuoco,
i dardi infuocati si schiudono,
e arcane porte tracimano
in armi lucenti
e lamine incandescenti.

cavalli furenti inspirano
solitarie onde fluenti,
e tra le orde s'infuriano,
scalpitano le muraglie
inondate da nuvole di cenere
che s'elevano
tra i mondi della neve.

adombrano teneri germogli
che fendono la fine aria,
cavalieri con il sigillo
impresso nel cuore.

e archi delineati
da fiumi di limpido argento
percorrono le vie
della fitta trama inesplorata.

in altri tempi sfibrano
i nodi temporali,
come gemme dissolte
dal solvente dell'oblio.

e rischiara
un barlume d'esile orizzonte,
di un tramonto regale
assiso all'altare del regno.
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Una poesia ricca di sinestesi e inversioni, che usa il linguaggio del mito e della guerra epica per parlare, in realtà, del ciclo della vita, della fragilità della memoria e dell'inevitabile scorrere del tempo. Caro Elfo, sei riuscito a far coesistere la cenere e il germoglio in un equilibrio lirico molto suggestivo.

il 02/06/2026 alle 10:31

sinestesie

il 02/06/2026 alle 10:35

sinestesie

il 02/06/2026 alle 10:35

Grazie di cuore...in I cavalli di fuoco le sinestesie sono il modo in cui ho provato a far vibrare insieme luce, ritmo e movimento.

il 02/06/2026 alle 11:20

Bella Elfo!!

il 02/06/2026 alle 21:59

Grazie, Silia 2.

il 02/06/2026 alle 22:37