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Pubblicata il 30/05/2026
Erano gli ultimi mesi,gli ultimi giorni,gli ultimi anni di vita per Guido Morselli,ha scritto l'ira di Dio,continuava a scrivere romanzi,racconti,novelle,piece teatrali,recensioni come se niente fosse.E metteva tutto nel cassetto.Forse faceva leggere i suoi lavori a qualche conoscente,ma erano sempre gli stessi,una pacca sulla spalla,un valore al merito,ristorante tutte le settimane.
essendo scrittore nato,ricco probabilmente,non poteva fare altro e non si prestava ad altre professioni.
una vita interessante,ma in qualita' di essere umano,un secondo mestiere ce l'aveva:il critico cinematografico.
mai rassegnatosi alla teledipendenza,penso che li abbia visti tutti i films usciti in sala a Varese ed alcuni suoi lavori lo "denunciano",belli,brutti,bianco e nero,a colori,di guerra,d'amore,western,scarsa propensione per gli erotici,anche d'importazione,contrariamente a molti suoi colleghi celebri...
nel 73 si uccise,nel 78 usci' un dramma borghese,con la Mimmina e mister Sparanero,sublime.
"Occhi miei,che hanno pianto per amore".
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Guido Morselli, uno scrittore che ha prodotto moltissimo ma che, in vita, non ha visto riconosciuto il proprio lavoro. ’idea molto diffusa: che il valore di un autore coincida subito con la fama o con la pubblicazione. Non è così. A volte il talento resta invisibile per anni, o per sempre. Il brano però non è un’analisi ordinata: è un insieme di pensieri, ricordi e impressioni. Esistono modi diversi di scrivere. C’è la scrittura “critica”, che richiede ordine, prove e chiarezza; e c’è la scrittura più personale, emotiva, che segue il flusso dei pensieri. Qui prevale questa seconda forma.Un altro elemento interessante è l’idea dello scrittore che continua a lavorare senza pubblicare, “nel cassetto”. È una situazione estrema, che oggi ci sembra lontana, ma ci aiuta a riflettere su quanto la creatività non coincida sempre con la visibilità. Non tutto ciò che si produce nasce per essere immediatamente visto o giudicato.Infine, il riferimento al cinema e al film Un dramma borghese ,suggerisce un riconoscimento arrivato solo dopo la morte, come spesso accade nella storia della cultura.In sintesi: questo testo non è solo su Morselli, ma sul rapporto tra talento, tempo e riconoscimento. E ci invita a non confondere il valore con il successo immediato.Interessante-Ciao-

il 31/05/2026 alle 00:10

Gentile Ninetta,bentornata.L'analisi dello scrittore Morselli non deve venir lasciata del tutto in mano ai suoi colleghi o agli studiosi,che in vita o lo trascurarono,o non gli consentirono di emergere dal pantano dell'anonimato.Una buona moglie,qualche bambino,amici sinceri...Morselli non aveva tutto cio',forse amici,ma passar la vita a scrivere che non c'e' una vita vera e propria,lo ha portato ad "errare"(Non siete giudici!Vaness...).Una considerazione personale,non riesco a sintonizzarmi sulle opzioni e gusti degli utenti di PH,pur scrivendo pagine equivalenti,alcune piacciono altre lasciano indifferenti. Non e' questione di successo,bensi' scrivere per interessare,com'e' che una piace e venti boh?Segreti & misteri del "consenso"...Zao,e grazie della visita.

il 31/05/2026 alle 07:27