non mangio tutti i giorni.
a volte stringo l’acqua tra le mani
per ingannare la fame
e farla addormentare piano.
le tasche sono vuote,
il frigorifero tace
come una stanza abbandonata.
la notte pesa più del sonno
quando lo stomaco continua a chiamare.
guardo il soffitto nel buio
e conto i giorni difficili
come ferite che non si chiudono.
eppure respiro ancora,
con questa fragile speranza:
che domani abbia almeno
il profumo semplice del pane.
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