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Pubblicata il 25/05/2026
Passavi lenta dentro le vene,
un freddo d’argento che spegneva il mondo,
mentre fuori la vita gridava di sole.
Ti chiamavano oblio, ti chiamavano pace,
ma eri soltanto un inverno profondo,
un vuoto perfetto che sgranava le ore.

C’era un patto di nebbia tra i polsi e la mente,
il laccio stretto a fermare la terra,
e tu, Signora bugia, seduta sul letto,
aspettavi l’ultimo crollo, il silenzio,
la resa finale di una finta guerra.

Ma il sangue ha preteso un mattino diverso.

Oggi le mani tremano ancora,
ma cercano l’aria, rifiutano il buio.
Il corpo risorge da sotto la coltre,
ogni respiro è un graffio di luce,
un passo ostinato che impara ad andare oltre.

Resta pure lì, sull’orlo del fosso,
coi tuoi vecchi inganni e il tuo manto di cera.
Io mi riprendo il rumore del giorno,
la fatica esatta di questa frontiera.
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Bellissima. Ciao.

il 25/05/2026 alle 10:15

incredibile

il 23/06/2026 alle 09:17