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Pubblicata il 18/05/2026
Ti aggiri con una bottiglia di birra calda
nella mano destra
e un fuck you
nella sinistra.

così, senza consapevolezza,
con crudele distrazione.

mi hai urtato.
forse senza nemmeno saperlo.
ma io sono caduta.

ti ho guardato proseguire.
da terra vedevo bene le tue scarpe.
un passo dopo l’altro
sopra un binario morto.

ho sorriso.

mi sono detta:
lascio passare ancora un po’ di notte
seduta sull’asfalto.

non si sta male, dopotutto.

penso ai tuoi pensieri verticali
e alle mie mani consumate,
ostinate a curare.

lingue sconosciute.
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Silia, hai creato il ritratto di uno scontro asimmetrico tra l'arrogante indifferenza di chi ferisce senza accorgersene e la lucida dignità di chi cade. La terra diventa un luogo di sosta e di fiera accettazione, dove si consuma la definitiva presa d'atto di un'incomunicabilità assoluta: due esistenze che parlano lingue totalmente sconosciute. Quanto è vero! Molto brava!

il 18/05/2026 alle 21:49

Grazie Sir. “Lucida dignità di chi cade” è una definizione che sento profondamente mia. Commento davvero prezioso.

il 19/05/2026 alle 09:58

infatti, nella ultima dicevo: fratture tra terra e cielo! sembrano due mondi diversi ma è la dignità a regnare non senza conseguenze. molto bella, cara amica mia! come sempre...

il 19/05/2026 alle 13:21

Ora quelle scarpe sono rimaste sole, su un binario morto che non porta da nessuna parte perché i pensieri verticali non hanno la direzione dell'incontro, mentre l'asfalto ha il potere del percorso orizzontale dove l'incontro è la regola... e lo scontro un'eccezione che si impara ad evitare! Una metafora strepitosa, da capogiro!

il 19/05/2026 alle 16:13

Sì esattamente come la frattura tra terra e cielo di cui parlavi. Grazie Poe!

il 19/05/2026 alle 20:54

Illune grazie davvero!!

il 19/05/2026 alle 20:55