PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 14/05/2026
I tre giorni che precedettero l'udienza furono i più lunghi della vita di
Marco. Ogni ora era scandita dal rintocco sordo di un orologio che
sembrava contare non il tempo, ma le sue residue speranze. Chiuso nel suo studio, circondato da bozze di difesa e vecchie fotografie, Marco
cercava di capire come l'amore si fosse trasformato in un labirinto di
accuse legali.
Marco trascorse le prime ventiquattr'ore in una sorta di trance vigile.
La sua casa, un tempo piena della voce di Rossana, era diventata una
cassa di risonanza per i suoi dubbi. Scrisse e strappò decine di lettere.
Non voleva convincere gli avvocati; voleva parlare a lei. Si rese conto
che, al di là delle carte bollate, il vero processo era quello che si stava celebrando nella sua anima.
Il Secondo Giorno, mentre Marco camminava senza meta per i vicoli
della città, Rossana osservava il tramonto dal balcone del suo nuovo
appartamento. Sul tavolo, la notifica dell'udienza firmata dalla giudice
Eos. Rossana provava un senso di soffocamento: la rabbia che l'aveva spinta a denunciare Marco si stava lentamente trasformando in una
fredda malinconia. Rileggendo i messaggi del passato, iniziò a scorgere le crepe della propria versione dei fatti. La verità non era mai stata
bianca o nera, ma una sfumatura di dolore condiviso.
La Notte della Vigilia, nello studio della giudice Eos, la luce rimase
accesa fino a tardi. Lei non si limitava a leggere i fatti; cercava di
leggere tra le righe delle deposizioni. Notò una strana incoerenza: nelle parole di Rossana non c'era odio, ma una richiesta disperata di ascolto.
In quelle di Marco, non c'era la spavalderia di un colpevole, ma la
rassegnazione di chi si sente tradito dal destino.
Eos chiuse il fascicolo e annotò un'unica parola sul suo taccuino:
"Riconciliazione". Aveva capito che la legge, in questo caso, non doveva punire, ma riparare.
Il mattino dell'udienza, l'aria era frizzante. Marco si annodò la cravatta con le mani che tremavano leggermente, mentre Rossana sceglieva un
abito scuro, come per difendersi dal mondo. Entrambi varcarono la
soglia del tribunale con lo stesso identico timore, ignorando che, dietro
quel portone pesante, la giudice Eos aveva già preparato il terreno per trasformare il loro scontro nell'ultimo atto della loro separazione e nel
primo della loro rinascita.
L'aula di tribunale, solitamente fredda e carica di tensione, quel
mattino sembrava quasi riscaldata dai primi raggi di sole che filtravano dalle alte vetrate. La giudice Eos, nota per la sua inflessibile ricerca
della verità, chiuse il fascicolo e fissò i due protagonisti con uno
sguardo che non ammetteva sotterfugi, ma che lasciava intravedere
una profonda umanità.
Invece di procedere con la sentenza, Eos convocò le parti per un
ultimo, decisivo colloquio privato. Con fermezza, mise Marco e Rossana davanti allo specchio delle loro azioni: il peso delle prove da un lato e
l'ombra del dubbio dall'altro. Sotto la sua guida saggia, la verità
emerse limpida: le accuse che pendevano su Marco non erano altro che il frutto di un doloroso malinteso e di rabbia accumulata.
Mentre Eos esponeva i punti dell'accordo, il muro di ghiaccio tra i due
iniziò a incrinarsi.
Con un cenno del capo, Rossana ritirò ufficialmente le accuse,
ammettendo che il rancore aveva distorto i fatti.
La reazione di Marco: Non ci fu trionfalismo nei suoi occhi, solo un
immenso sollievo e la mano tesa verso la donna che non aveva mai
smesso di amare.
Uscendo dal tribunale, Marco fu ufficialmente scagionato. Ma la vera
vittoria non fu legale, bensì emotiva. Sotto il porticato esterno, lontano
dai flash e dai documenti legali, i due si fermarono a guardarsi.
"Non doveva finire in un'aula di tribunale," sussurrò Marco.
"Forse," rispose Rossana, "ma è qui che abbiamo ritrovato la strada di
casa."
Mentre si incamminavano insieme, lasciandosi alle spalle il grigiore del
palazzo di giustizia, era chiaro che il loro legame era uscito dalla
tempesta più forte di prima. La giudice Eos, osservandoli dalla finestra
del suo ufficio, accennò un sorriso: la legge aveva fatto il suo corso, ma il cuore aveva fatto il resto.
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Grazie infinite, Karla! I miei rispetti!

il 15/05/2026 alle 00:42

Non so bene se mi ha dato più sollievo o delusione il finale di questa storia... da un lato è il lieto fine con tanto di insegnamento morale che non punisce nessuno, dall'altro... forse avrei voluto uno sviluppo più elaborato e articolato della decisione del giudice, o forse non lo so nemmeno io! Tutta la storia è talmente avvincente che forse avrei voluto non finisse mai, come certi film...

il 15/05/2026 alle 17:40

Vedi che non riesco a commentare Fichi d'India. Prima di risponderti a questa desidererei eseguire il contributo alla tua. Controlla.

il 15/05/2026 alle 18:17

Sir, scusami il preambolo : sti computer avrebbero bisogno un bel trattamento anticapricci : mi ha cancellato il commento fatto e ieri sera quell'altro non si apriva! Tornando al commento, sperando stavolta faccia il bravo , ti ringrazio innanzitutto di avermi fatta ''giudice '' e un buon giudice che oltre alla legge usa anche il cuore . Mi rendo conto che cos¡ coime si erano svolti i fatti e la bruta piega che avevano prese le cose era difficile acchiappare il tutto e riportarlo sulla retta via ma tu ci sei riuscito con un colpo da maestro , e' vero che la storia dell'ultimo paragrafo e' molto riassuntiva pero' importante e' il termine : oltre alla legge conta anche la persona e quello che ha vissuto, un amore non puo' in quel modo truculento ma sono sicura che , anche se le circostanze portano a deviare se le persone si guardano in faccia e negli occhi e assaporano la mancanza di uno dell'altro , sicuramente molti tornerebbero indietro e cancellerebbero tutto quello che li ha separati, ritrovando nel loro cuore e nella loro anima tutto cio' che li aveva uniti .

il 16/05/2026 alle 20:25

Continuo dopo aver mandato senza terminare perche' non vorrei che il computer mi fregasse ancora , mi scuso per qualche errore e qualche parola mancante . Sicuramente molti se ne avessero la possibilita' ,e il giudice eos gliela concede, si terrebbero per mano anziche' sprecare tempo a farsi del male . Mi e' piaciuto il finale e ti ringrazio ancora . Ti abbraccio, sei bravo Sir Eos

il 16/05/2026 alle 20:30

Grazie assai, Giudice Eos!

il 17/05/2026 alle 00:33

Ti abbraccio con tutta la forza dell'intesa nostra! Ancora Grazie

il 17/05/2026 alle 00:35

Visto che non me lo permetti, rispondo alla tua, Illune: Avresti voluto che la mia storia non finisse mai, ma stai troncando la nostra storia qui su PH. Hai preso questa decisione, ed io la rispetto. Io non ho più nessuno nella mia Black List. Poe mi ha ridedicato la poesia, ma non mi permette di commentarla, proprio come te. Rispetto anche questo.

il 17/05/2026 alle 13:56

sono stato nominato: c'è profondo rispetto per una lunga e decorosa carriera e per le belle cose che mi erano state dette in tema di amicizia, ma nessun amico mi ha mai chiuso la porta in faccia anche se avevo avvisato di non farlo... il rispetto forse si è perso allora senza averci pensato troppo. era meglio prendere due schiaffi!

il 17/05/2026 alle 14:23

Non riesco a capire cosa non ti permetto Sir... Ho cercato anche di rispondere alla poesia dei 13 anni e il messaggio non parte... cosa succede?

il 17/05/2026 alle 15:21

Qui è partito, meno male!

il 17/05/2026 alle 15:21

Grazie per la dedica Poe!

il 17/05/2026 alle 16:34

Grazie, amica Illune!

il 17/05/2026 alle 16:34