ho seguito la parabola dell'orgoglio fino all'abbandono. leggo e rileggo i tuoi scritti sempre con ammirazione. un caro saluto.
Il distacco unito al trattenimento (istinto di sopravvivenza) è una esperienza dilaniante. Sopratutto se l'affidamento ultimo è nelle carni che trattengono gli ultimi aneliti di resilienza conservatrice. Riscaldarsi con il fuoco degli altri? No, almeno per me. La tua è lirica, la poesia è altra cosa, cianfrusaglia di mercato sotto la loggia del Tempio. Con assoluta osservanza, Ancient
Ti ringrazio, Poe. L'orgoglio e l'abbandono sono i due poli di una stessa tensione; mi fa piacere che tu ne abbia colto il movimento, quel cedere che non è sconfitta, ma un'altra forma di resistenza.Un cordiale saluto William
L'osservazione è acuta, Ancient. Quel sedersi al fuoco altrui non è un rifugio, ma l'ultima maschera dell'apostasia: fingere la normalità dopo aver visto l'abisso è, forse, il sacrificio più estremo della carne. Hai ragione: l'affidamento alle carni è dilaniante, ed è proprio in quel 'no al disordine del fango' che la lirica prova a farsi asse. Grazie per la tua rigorosa osservanza.William