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Pubblicata il 08/05/2026
C’è un modo in cui i vestiti smettono di stare bene,
non perché siano stretti sui fianchi,
ma perché sembrano appartenere a un’altra,
una che rideva per cose che io non ricordo più.

Guardo le mie mani.
Sembrano prestate,
troppo lunghe per i gesti che conoscevo,
impazienti per restare ferme a tavola.

Sento il tuo sguardo cercarmi,
aggiustarmi come una sedia che traballa,
come un quadro
da rimettere in bolla.

Ma io sono un trasloco continuo,
un ammasso di scatole chiuse male.
non trovo mai quello che mi serve davvero.

Ho fretta di uscire.
L’aria di casa sa di un tempo
che mi tira per la maglia.

Fuori, il rumore del traffico
non mi fa domande.
Non mi giudica.

Mi trucco per inventarmi una faccia
che non debba dare spiegazioni a nessuno,
nemmeno a te,
che mi guardi come se fossi
un libro scritto in una lingua che hai dimenticato.
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Bellissima chiusa. Saluti.

il 08/05/2026 alle 18:14

Cara Polly, mi è piaciuta moltissimo. Un abbraccio.

il 08/05/2026 alle 18:43