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Pubblicata il 03/05/2026
Enea era un uomo integerrimo, un titano dei fogli Excel, un crociato del calzino spaiato.
La sua vita era un algoritmo perfetto di prevedibilità, finché un martedì di maggio l’universo decise di collassare: Enea tornò a casa con un Borsello.
Non era un semplice contenitore, era un manufatto in finta pelle marrone, con una cerniera che emetteva un sibilo sinistro,
simile al verso di un serpente che ha appena ingoiato la dignità di un uomo, e una tracolla così lunga da battergli
ritmicamente sulla coscia come un metronomo del cattivo gusto. Tum. Tum. Tum. Il battito del cuore della mediocrità.
"Che cos'è quello, Enea?" chiese Marta, indietreggiando verso il frigorifero come se avesse visto un predatore all'apice della
catena alimentare.
"È praticità, cara! Guarda: chiavi, portafoglio, collirio, caramelle al rabarbaro e... un caricabatterie di riserva. Tutto a portata di mano!" Enea fece una giravolta, e il borsello colpì lo spigolo del tavolo con un rumore sordo. Clack.
In quel preciso istante, nel cervello di Marta, si attivò un meccanismo ancestrale. Una sinapsi, dormiente dall'età della pietra,
si incendiò. Mentre Enea spiegava la rivoluzionaria suddivisione in tre comparti (uno per le monete, uno per i documenti e uno per le "emergenze"), Marta stava già scaricando Tinder sotto il nome di "Libellula92". La sua biologia stava emettendo un
segnale di soccorso: Fuggire. Riprodursi con chiunque porti le chiavi esclusivamente nei jeans, anche a costo di bucarli.
Sabato pomeriggio. Il centro città era gremito. Enea camminava fiero, con la mano destra poggiata sulla parte superiore del borsello, come un pistolero che protegge la sua fondina di inutilità.
Marta, invece, aveva implementato il Protocollo di Invisibilità Sociale:
Camminava esattamente a 4,5 metri di distanza, mantenendo un angolo di visuale tale da poter fingere di essere una turista solitaria.
Se un conoscente li puntava, lei scattava verso una vetrina di sanitari, commentando ad alta voce la curvatura aerodinamica di un bidet.
Al saluto di un amico comune, lei rispondeva con un sorriso vitreo: "Oh, Enea! Che coincidenza incontrarti qui! Come sta tua moglie? Salutala tanto quando la vedi!".
Alle 17:45, l'orrore divenne palpabile. Enea, con un gesto rallentato che parve durare ore, aprì la zip anteriore, quella "a
rapido accesso", per estrarre un pacchetto di fazzoletti imbevuti al profumo di pino silvestre. In quel momento, Marta scrisse a Surf-Fabio: "Portami via. Non importa dove. Anche su uno scoglio appuntito. Ma giura che non hai nulla che penda dalla
spalla."
Sei mesi dopo, la società era sull'orlo del baratro. Il tasso di divorzi aveva superato quello delle nascite. Le città erano piene di uomini che cercavano freneticamente le chiavi in scomparti segreti, mentre le loro mogli cercavano la felicità nelle braccia di istruttori di paracadutismo, fabbri e pirati somali.
Il rinomato Professor Freudoni convocò una conferenza d'urgenza mondiale. Proiettò una slide che fece gelare il sangue ai
presenti: un grafico a torta dove il 98% dei motivi di rottura non era "infedeltà", ma "Il fatto che lui estraesse il portafoglio da una zip orizzontale mentre eravamo alla cassa".
"Colleghi," esclamò Freudoni, asciugandosi il sudore, "abbiamo analizzato complessi di Edipo e traumi infantili. Ma la verità è
che l'acquisto di un borsello è l'atto formale di dimissioni dalla mascolinità. Statisticamente, la donna comincia a cercare
l'amante esattamente al secondo 'clack' della cerniera."
Marta era diventata il Generale della Resistenza. Le donne si incontravano in scantinati bui, scambiandosi foto di mariti che indossavano il borsello sopra il piumino, una violazione della Convenzione di Ginevra sull'estetica.
"Dobbiamo agire," disse Marta, impugnando una cesoia. "Per i nostri figli. Perché non debbano mai sapere cosa significhi
avere un padre che porta il burrocacao in una tasca dedicata."
La rivoluzione culminò in Piazza del Popolo. Un falò alto dieci metri illuminava la notte. Centinaia di borselli venivano gettati nelle fiamme. L'aria era satura di un fumo nero che sapeva di plastica cinese, finta pelle e sogni infranti.
Enea era lì. Guardava il suo fido compagno di avventure consumarsi. Percepì il fuoco sciogliere la zip del comparto
"documenti". Per un istante, si sentì nudo. Poi, con un gesto lento, infilò le chiavi nella tasca destra dei pantaloni.
Il portafoglio nella sinistra. Si girò. Le sue tasche erano gonfie, deformate, esteticamente discutibili. Ma era un uomo.
Marta gli si avvicinò. Vide quel rigonfiamento grezzo e asimmetrico sui jeans e sentì le sinapsi tornare al loro posto.
Il Protocollo Nero era terminato.
"Enea," sussurrò con gli occhi lucidi, "sei... sei orribile. Sei un disastro di spigoli e tasche piene."
Lo baciò con una passione che non sentiva da quel maledetto martedì di maggio. "Sei bellissimo."
Mentre tornavano a casa, Marta tirò fuori il telefono. Un ultimo messaggio a Surf-Fabio: "Addio, Fabio. Enea è tornato a farsi venire i buchi nei pantaloni con le chiavi. È l'uomo della mia vita."
E nel silenzio della piazza, l'ultimo borsello rimasto emise un piccolo, definitivo... clack.
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4,2/5 meriti (6 voti)

Mi pare che sia stato ''inventato'' un rimedio ai tradimenti ^-^ Simpatica lettura. Bravo Sir Abbraccio Eos

il 03/05/2026 alle 21:13

E' bastata una risata di gruppo, uno sguardo delle mie colleghe ai danni di un collega col nuovo Borsello, ed è nato il racconto nella mia mente! Sì, hai ragione, è davvero simpatico il racconto! Ti abbraccio con Karma, Eos!

il 03/05/2026 alle 21:35

Certo che la tua fantasia ha superato anche il limite dell'umano possibile. Bravissimo, cone sempre e complimenti. Buona e felice giornata.

il 04/05/2026 alle 13:00

Infatti, e tu mi conosci, non sono umano! Felice prosecuzione di umanità, Cara Santa.Grazie molte!

il 04/05/2026 alle 14:18

Scritto divertente ma nello stesso tempo ci dice qualcosa ,detto fra me e te a me mi (non si dice)non mi e' mai piaciuto preferisco pantaloni con 50 tasche e da Maggio-Settembre pantaloni corti ricchi di saccoccie una volta buati si ricuciono.Un Salutone

il 04/05/2026 alle 18:17

Grande amico Giancarlo, non puoi capire la percentuale elevata, tra colleghe e amiche, sull'antipatia che provoca il borsello! Hai ragione: una volta bucati, i pantaloni si ricuciono! Grazie sempre! Un salutone!

il 04/05/2026 alle 18:54

Lo ammetto, ha divertito anche me, soprattutto quando ancora era tutto da riversare sul (nel) mio notepad. Sono contento che sei d'accordo sull'effetto negativo del borsello. Grazie, Silia! Un bacetto! Smmmmack!

il 04/05/2026 alle 23:38

Il racconto è molto gradevole e divertente, però io non sono del tutto d'accordo sulla questione borsello! Dopo aver tenuto nella mia borsa vari effetti più o meno personali di vari maschietti di varie età, con i jeans così aderenti da non poter tenere in tasca nemmeno uno scontrino, avrei accettato il burro cacao nel borsello più che quei jeans da rammendare... meno male che ora ci sono i cinesi, ma prima era un martirio e poi... odio cucire!

il 05/05/2026 alle 19:16

Diciamo che è pur giusto aver tolleranza per costoro che amano le comodità e non desiderano affatto rammendare tasche a destra e sinistra! Ti confido un segreto, Illune: questo racconto, nella mia mente, aveva un epilogo completamente negativo per i Borsellisti, poi, preso da un senso di colpa, ho variato il finale! Eh eh eh! Bacini con ringraziamenti

il 05/05/2026 alle 22:12