È un testo che scardina la presunzione umana di capire, suggerendo che la verità non sta nel numero, ma nel modo in cui quel numero risuona nell'abisso. Un'armonia celeste che accoglie la dissonanza come sua parte integrante.Sotto la superficie di un omaggio a Keplero, c'è un sabotaggio ontologico,fondere la precisione gelida della matematica con il delirio della carne e della musica, annullando il confine tra ciò che si calcola e ciò che si sente.Un caro saluto William
In effetti è proprio così, una crepa sottile che si insinua nel Rotary dottrinale, che molto indaga ma poco sente. Un caro saluto anche da parte mia.
Sì, Keplero è il prim'attore, e quella "precisione gelida della matematica" (copy William) è fuorviante, surrettizia e soprattutto errata. La matematica entra nei meandri della realtà con quella pertinace esigenza di verità che altrimenti viene occupata dalla millenaria supremazia dell'ignoranza (quella sì che è "gelida") che tanti disastri ha inflitto all'umanità. E poi si fonde in modo incantevole (alcuni direbbero "divino") con "il delirio della carne e della musica, annullando il confine tra ciò che si calcola e ciò che si sente" (sempre William copy). E tu l'hai rappresentato da par tuo.
Sì, la matematica, il numero che si fa anche grafo non e', a mio parere, astrazione ma estrazione. È aliena dalle passioni perché, in qualche modo, le contiene in equazione e le descrive. Insomma contiene anche le emozioni, cosa non altrettanto valida all'inverso. Eriot la tua lucidità apre sempre varchi, grazie infinite.