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Pubblicata il 20/04/2026
Meravigliosa e fertile molecola
culla di manifatture celesti
che ordirono trame vitali
su tronchi organici alla deriva.
Galleggiavano in orbite di fondo
in guisa di teste, braccia
e tagli di costa,
le cavità parean turchine,
vaste come i nunziali
anelli di Saturno,
le tempie profonde,
crenate e dure
simili ad irti burroni di cava.
Qualcosa dei cieli primordi
spiove ancora
negli incavi di spazio
qui sulla terra,
si raccoglie a nido
e nei graffiti di muro prevale,
come l'ombrello di Bansky
o le grinze di carta
di un Ernest Pignon d'oltralpe
che s'imbibirono di pioggia scura.
Nell'imbuto e nella calce viva
veleggia il Cosmo,
a tratti ce ne racconta
qualcosa il cormorano,
ma nei quartieri e sui muri spagnoli
unico ci tossi' Giacomo
con la sua falsa tisi di collina
nell'impigliò del suo ultimo mare
e fu di nuovo vampa
e meraviglia di stelle
sconosciute a Silvia.
bronzata sol di vento
e chiari di Luna.
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Splendide suggestioni che svelano una Napoli forse meno appariscente ma molto autentica, incrostata nei suoi muri, nelle strade, nell'aria che si respira inebriando lo sguardo distratto al profumo di Lune limpidissime, che Silvia ancora rimembra...

il 20/04/2026 alle 21:54

Grazie Illune per aver colto e trattenuto la magia dei vicoli ed i loro "ristagni".

il 21/04/2026 alle 09:40