Meravigliosa e fertile molecola
culla di manifatture celesti
che ordirono trame vitali
su tronchi organici alla deriva.
Galleggiavano in orbite di fondo
in guisa di teste, braccia
e tagli di costa,
le cavità parean turchine,
vaste come i nunziali
anelli di Saturno,
le tempie profonde,
crenate e dure
simili ad irti burroni di cava.
Qualcosa dei cieli primordi
spiove ancora
negli incavi di spazio
qui sulla terra,
si raccoglie a nido
e nei graffiti di muro prevale,
come l'ombrello di Bansky
o le grinze di carta
di un Ernest Pignon d'oltralpe
che s'imbibirono di pioggia scura.
Nell'imbuto e nella calce viva
veleggia il Cosmo,
a tratti ce ne racconta
qualcosa il cormorano,
ma nei quartieri e sui muri spagnoli
unico ci tossi' Giacomo
con la sua falsa tisi di collina
nell'impigliò del suo ultimo mare
e fu di nuovo vampa
e meraviglia di stelle
sconosciute a Silvia.
bronzata sol di vento
e chiari di Luna.
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