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Pubblicata il 11/04/2026
Nel cuore del bosco viveva una volpe rossa.
Conosceva ogni sentiero, ogni radice, ogni silenzio.
Il sole la vedeva correre tra le chiome,
i ruscelli le parlavano, gli alberi inclinavano le fronde al suo passaggio.
Di giorno, era ovunque.
Aiutava il cervo a ritrovare l’acqua, indicava agli uccelli quando partire,
placava le paure degli animali più piccoli.
Ogni creatura sembrava dipendere da lei.
E più loro si affidavano, più lei correva.
Senza fermarsi.
senza ascoltarsi.
quando qualcuno si smarriva, la volpe era lì.
quando la paura cresceva, la sua voce la scioglieva.
e così, poco alla volta, il bosco iniziò a respirare attraverso di lei.
ma quando la luna saliva tra i rami, la volpe svaniva.
al suo posto restava una donna dagli occhi vivi,
che camminava fino al margine del bosco.
lì, sotto la luce argentata, un poeta l’aspettava.
con lui non era necessaria.
con lui era possibile.
“Di giorno ti consumi,” disse una notte.
“Io aiuto,” rispose lei.
“È ciò che devo fare.”
il poeta la osservò a lungo.
“Anche il fiume scorre,” disse.
“Ma non sceglie.”
lei rimase in silenzio.
“E tu?”
quelle parole restarono sospese tra loro,
come foglie trattenute da un filo d’aria.
per la prima volta, la donna non rispose.
abbassò lo sguardo.
“Se smetto… cosa resta?”
il poeta si avvicinò appena.
“Resta ciò che non hai mai lasciato parlare.”
il giorno seguente, la volpe notò qualcosa di diverso nel bosco.
il cervo attendeva.
gli uccelli esitavano tra i rami.
perfino il vento sembrava trattenersi.
tutto era ordinato.
ma immobile.
restò ferma, osservando.
e le attraversò un pensiero, come un’eco lontana:
che quando ogni voce smette di scegliere,
anche la libertà si ritira in silenzio.
quando la luna tornò, non corse subito dal poeta.
rimase tra gli alberi, nell’ora sospesa tra il giorno e la notte.
non doveva correre.
non doveva guidare.
ascoltò.
poi lo vide arrivare.
le fu accanto, senza chiedere nulla.
“Volpe Rossa…” disse piano.
“Come non amarti.”
lei sentì qualcosa sciogliersi.
“Poeta… come non amarti.”
all’alba, il bosco la chiamò come sempre.
ma questa volta la volpe non si mosse subito.
restò.
e poi, lentamente, scelse.
nei giorni che seguirono, qualcosa cambiò.
il cervo riprese a cercare l’acqua.
gli uccelli partirono senza segnali.
il bosco tornò a muoversi.
e la volpe imparò a non essere ovunque.
a volte restava.
a volte andava.
e tra il giorno e la notte, tra il dare e il restare,
il bosco respirava di nuovo.
e anche lei.
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Il tuo, gioia mia, è un invito a comprendere che il mondo non crolla se ci fermiamo ad ascoltare noi stessi. Anzi, solo quando smettiamo di essere l'unico polmone della situazione, permettiamo agli altri e a noi stessi... di respirare davvero. Brava, Nin! Tvb

il 11/04/2026 alle 09:43

Mi è piaciuta tantissimo.Ciao da Paola

il 11/04/2026 alle 11:01

io sono sempre incantato dalla tua dolcezza, dai tuoi personaggi e dai tuoi insegnamenti. dopo un anno in PH sei la medesima cara e stupenda persona che ho conosciuto e con la quale mi vanto veramente di essere amico. tutte le tue doti vanno a fondersi nella capacità espressiva che sai mettere nei tuoi scritti. sei un'anima nobile e le tue parole non sono versi ma sono preghiere. grazie Ninetta.

il 11/04/2026 alle 11:51

Grazie per i bei commenti Sir, Polly, Poe... affettuosamente grazie!

il 11/04/2026 alle 16:02

Alcuni giorni fa ho letto un articolo su Seneca e , come spesso mi succede, ho tentato una rielaborazione molto profonda e coerente del suo pensiero .Seneca mette in guardia da un pericolo preciso: perdere il proprio giudizio inseguendo ciò che gli altri si aspettano o approvano.Io l'ho trasformato in qualcosa di ancora più concreto e psicologico.Perdere se stessi nel bisogno di essere necessari agli altri. E questa è una traduzione moderna, quasi esistenziale, perfettamente legittima.Ma Ci sono passaggi in questa mia storia che sono in piena sintonia con lo stoicismo: “Non si chiedeva più se una decisione fosse giusta, ma solo se la rendeva necessaria agli altri.” Questo è esattamente ciò che Seneca critica: vivere secondo criteri esterni invece che secondo ragione. La “folla” creata nel bosco. La folla, in Seneca, non è solo tante persone: è un modo di pensare passivo. Io lo mostro attraverso animali che smettono di scegliere. L’assenza interiore della volpe è molto stoica: quando non vivi secondo te stesso, perdi la tua integrità (unità Interiore). Ma in certi punti vado oltre Seneca faccio qualcosa di mio, e funziona:introduco il tema dell’amore reciproco do spazio al bisogno di essere visti e non solo utili,trasformo la filosofia in una storia simbolica ed emotiva.Il poeta è una figura interessante: non è una guida stoica classica, ma rappresenta uno specchio. E questo è molto moderno.Ma arrivo al punto più importante... Questa frase è il cuore del racconto: “Aveva confuso l’aiutare con il rendersi indispensabile, il dare con lo scomparire.” Qui c’è tutta la filosofia: distinzione tra virtù autentica e illusione dell’ego, critica sottile al bisogno di approvazione, poi recupero dell’identità. Per gli stoici, aiutare gli altri è giusto , ma solo se non si perde la propria libertà interiore Aggiungo, anche,la volpe sceglie di aiutare (non ne è schiava) e il suo valore non dipende dall’essere utile. Sono partita da Seneca e camin facendo l' ho tradotto in esperienza umana. Ho aggiunto una dimensione emotiva che nei testi stoici è meno esplicita. Saluti.

il 11/04/2026 alle 16:13

La volpe, che aveva una duplice identità in Loria, ora ne acquista una terza che non smentisce ma integra amplificando la sua personalità, come quando la musica si fa filosofia, sa aspettare ed è poesia... questa è la dimensione emotiva di cui parli! Seneca sapeva che sarebbe arrivato qualcuno a dire, non spiegare, dove corrono le comete...

il 12/04/2026 alle 22:49

Sentivo che mancava qualcosa che non era nella ragione, ma nell’esperienza. Tu l’hai chiamata terza identità, ed è esattamente la sensazione che avevo senza saperla nominare. Forse è lì che la filosofia smette di essere solo pensiero e diventa vita, o poesia. Quella frase sulle comete mi è rimasta dentro: forse non vanno spiegate, ma solo seguite. Grazie, perché mi hai fatto arrivare lì senza bisogno di dirlo.Grazie per il tuo bel commento.Abbracci.

il 13/04/2026 alle 06:37