Teneramente struggente quanto affascinante, cara amica Illune! La tua sensibilità trasforma il tutto in una Visione esemplare! Applausi
un'anima limpida diventa confidente dentro versi delicati e sensibili. sono ammirato, cara amica mia. un abbraccio.
Grazie Silia, mi basta sapere che qualcosa di me e di mio ti sia arrivata... sempre che sia veramente mio, naturalmente. In realtà nulla ci appartiene se non si appartiene ad alcuno, forse :-)
Una visione vagamente dantesca, Sir, sei d'accordo? I Grandi non si dimenticano mai... grazie della tua lettura!
Io tentavo la via della confidenza, Poe... forse non ero così convincente perché non ero convinta nemmeno io di come affabulavo qualsiasi risposta, che risposta non era, ma solo un modo di dilatare la domanda. Il bimbetto di allora adesso è una linguaccia irripetibile, e lo amo così com'è!
La poesia presenta un dialogo tra una madre e un bambino che pone una domanda profonda e quasi filosofica: “Quando ero aria, mamma, dov’ero?”. Da questa domanda nasce una riflessione sul mistero dell’esistenza e dell’origine della vita. Il bambino, con la sua innocenza, mette in crisi il pensiero dell’adulto, che cerca di rispondere ma si trova davanti a qualcosa di difficile da spiegare. La poetessa usa immagini molto suggestive e simboliche, come la “luce inverosimile” o i “glicini al vento della luna”, per esprimere un’idea di realtà sospesa tra il concreto e l’immaginario. Il testo evidenzia il contrasto tra la purezza delle domande infantili e l’incertezza delle risposte degli adulti. Inoltre, emerge il tema del tempo che passa e della difficoltà di dare senso alla vita con parole definitive. Questa poesia c' invita a riflettere sul mistero dell’esistenza, che non può essere spiegato completamente, ma solo sentito e vissuto.Complimenti! un bel testo, molto interessante.Abbracci!
È un frammento di pura bellezza spirituale, dove la parola cerca di scavare un solco nel vuoto lasciato dalle risposte che non abbiamo..Brava Illune
C'è tanta bellezza e verità. Mi hai fatto ricordare di me, bimbetto, e già gatto mammone, come sono tuttora, a distanza di oltre undici anni dalla morte di mia madre. Delle domande che le ponevo, ingenue, ma ispirate dalla tristezza e ansia che ci attanagliano alle prime avvisaglie di cosa sia la vita, con i suoi imperscrutabili, a volte angosciosi misteri. Lei sapeva 'rifilarmi' delle certezze rassicuranti, con dolcezza e amore per me. Nietzsche, che, essendo pazzo, ci capiva, sostiene che il ricordo è nemico della vitalità, perche' chi vuole vivere deve dimenticare. Ma vivere come? Come una bestia, anzi, un bruto, perche' le bestie non conoscono l'abbrutimento. Complimenti, ciao :-)
Grazie, Ninetta, le tue parole mettono molto bene in evidenza il disagio, la sorpresa, ma anche la soddisfazione, di trovarsi a dare risposte su un tema così impegnativo... grazie ancora!
Polly, è verissimo quello che dici... un 'solco nel vuoto' esprime in modo impareggiabile l'impossibilità di dare risposte alle domande della poesia, me ne ricorderò!
MariaRosa, mi hai preso in contropiede su Nietzsche, lo ripasserò prima di dare un completo riscontro alle tue parole... comunque sono d'accordo con te sull'importanza del ricordo, che è qualcosa di più della memoria, in quanto legato al contenuto affettivo che lo contraddistingue... grazie dell'attenzione!