e mi spoglio di tutti i miei vezzi,
novella Venere che nasce dal niente.
ultima Eva nel giardino incantato.
e ancora mi nutrirò del proibito,
e ancora mi pascerò dell'errore.
mistica e sfacciata.
ancora e ancora.
e io ti guardo farti polvere e luce,
tempio che crolla nel restare eterno.
non c’è perdono se non c’è colpa,
ma solo un dolce, eterno ritorno.
se l’errore è il tuo pane,
io sarò la fame che lo rende vivo
senza catene, senza domani.
mistica nel fango,
sfacciata nello strappo.
e sia pure l’abisso,
se il salto è così fiero.
vanna
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