sono davanti ai binari ci sono treni che partono alcuni restano altri frenano lo stridere dei ferri mi entra nel cervello mentre l'odore di ruggine invade le narici si abbracciano due amici c'è gente che corre come se quella fosse l'ultima ora una suora cammina ha una croce sul petto penso è venerdì Santo Gesù e le spine povero si sarà chiesto che ci faccio qui...non so' oppure si..
i miei occhi misurano il lungo treno il mio sguardo si allunga sull'infinito delle rotaie oltre non vedo il capo stazione alza la paletta e fischia le facce anonime guardano il mio sorriso di plastica che svanisce come quel verde treno che si confonde con l'erba...non so' guardo le rotaie rimaste sole parallele lo saranno sempre mi dirigo al bar e nel vetro la mia immagine si riflette sovrapponendosi a quella delle rotaie che corrono dietro di me Sono solo una sagoma tra le tante un contorno sfocato che cerca un caffè caldo per scacciare l'odore di ruggine Il barista non mi guarda nemmeno è una macchina anche lui ingranaggio di questo posto sospeso nel tempo
prendo la tazzina le mie mani tremano leggermente forse per il freddo forse per quel treno verde che ora è solo un ricordo sbiadito all'orizzonte ..il rumore metallico della stazione si fa più ovattato qui dentro trasformandosi in un ronzio
costante un battito cardiaco d'acciaio
guardo fuori ancora una volta Le rotaie ora deserte brillano
nella mente un pensiero nero
che affoga nel caffè
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