Dori, la sfuggente ninfa
pelle di cera
veleggia a poppe tumide
su prati di ninfea
e s'imbeve avida
di tutti i colori
del cielo di sopra.
Il suo tuffo più bello
una mattina d'estate
quando prese di caramello
con la complicità
dei raggi di sole.
Le sue spume sottomarine
rigenerano ed alimentano
quella che fu prima Creazione
e concedono il passo
ai solchi di sirena
che appruano verso mete furtive
seminando soffi di vita
per la conserva
dei tremuli ombrelli di medusa,
sussurrando scorciatoie di rotta
per furbe larve d'acqua
e gettando ancore profonde
per i robusti fusti
di gerba superba
conclamata ladra
di lenze da pesca.
Quanti i respiri ossigenati
di anfibi orfani di coda
che suggono avidi ali di mosca
e con grappoli d'uova passe
carezzano barriere di corallo
e la murena s'accosta sottile
ed attende curiosa sulle soglie.
nei fondali faglie di corrente
danno la mossa
ai cavallucci di mare
ma le curve di San Martino
lì sono larghe
e la caduta è soffice
sui prati di posidonia,
nei cenci d'alga
e sulle giostre azzurre
che twistano nei fondali.
dori "e labra ha di rubino
ed occhi ha di zaffiro"