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Pubblicata il 30/03/2026

quell'estate ascoltavo il canto delle cicale l'odore del grano mi ricordava il pane I nostri sederini stavano adagiati sulle altalene dei nostri acerbi anni toccavamo il cielo con un dito
la sera sulle balle di fieno raccontavano leggende strane nelle taschine le nostre paure la mamma con una carezza ci rasserenava in quelle fresche sere sull'aia
mentre gli occhi si accasciavano sui visi innocenti salivamo le scale di legno e lo scricchiolio saliva alle orecchie I vetri sottili tremavano sotto i colpi del temporale mentre nei nostri occhi entrava uno spicchio di luna che ci cullava nelle calde notti
il sole del mattino ci svegliava baciandoci con i raggi mentre le stagioni si allungavano come le nostre gambe
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Grazie, era proprio il mio intento.

il 31/03/2026 alle 22:14