PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 30/03/2026
Sai cosa non mi aggrada?
La voce, tua o della moltitudine.
Sapora di soluzione trita,
di sedani, cipolle e quanti altri odori
macellati malamente
su taglieri di giudizio
adelanti ma non troppo.
Abbassati la sottana
che tende al rialzo
sul vertice rovescio e,
per una volta, alza lo sguardo
su questi ferrigni monti
che esalano i loro ultimi singulti
ad un tramonto che scolora.
Cosa altro potrebbero fare
se non consegnare sbuffi
e flatulenze di vento
per aride carcasse
non più in ascolto
ma supine sulle turche!
Non era mio il ventre rigonfio
al sole dopo la mitraglia di Hunt
in quel torrido luglio del '63
sulla Cresta del Cimitero,
né il peyotl di Huxley.
C'era e resta il tuo misero anfratto
e di te solo un alto volo di gabbiani
potrà restituire l'esito tumefatto
ad un cielo che mai ci appartenne.
Ti benedico con olio di neem
aggiunto ad un cerame
saponificato di Marsiglia,
forse ti netterà un angolo del cuore
prossimo all'Aorta.
Io non ne bisogno,
lo strappo ha perso da tempo
il suo suono.
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?I suoi versi scorticano la pretesa di una voce "giusta" o "pulita". C’è una verità brutale nel rifiuto di quel luglio del '63 e dei paradisi artificiali di Huxley; rimane solo il corpo nudo della storia, tra la mitraglia e il vento che non ascolta più.É una pulizia che sa di officina e di bucato ruvido,un tentativo di liberare l'Aorta dalle incrostazioni del giudizio.Testo magistrale per scrittura e contenuto.Un cordiale saluto.

il 30/03/2026 alle 19:33

Verrebbe da lasciarti un grazie ma sappiamo entrambi quanta valenza possa avere ciò. Supero i convenevoli e mi accomuno alla profonda "sensitivita'", che si evince dai tuoi testi di alto spessore.

il 30/03/2026 alle 20:38