Nella prima acerba mattina
salii felice sulla crina
proprio davanti a casa mia,
non so cosa mi smosse
forse quella stupida utopia
di voler cambiare le nuvole basse
che meste, oscuravano il cielo
con il loro bigio velo.
era quasi sereno al mezzodì
quando a fatica arrivai là
dove la valle era lì per lì
troppo piccola sotto di me,
e mai nessuno saprà
che mi lanciai senza un perché,
mi sentivo così libero lassù
d’essere me stesso, poi volai giù...
era poco più della metà del giorno
ed era caldo mentre cadevo
immaginai che quel volo
era senza ritorno
ma questo non mi faceva paura,
più mi avvicinavo al suolo
e più vedevo
in ogni cosa la bellezza della natura
e mi persi nella mia vita
chiudendo gli occhi
aspettando l’impatto
nei silenti rintocchi
di un orologio che camminava sgomento
ben oltre il tempo che si rinnova
al cospetto di un assurdo commento
nel pensiero che si sfila
da quella prova
dettata dalle cose da fare
in quel momento
così lontano dall’impietoso vento
che deviò il mio destino
facendomi cadere
sul soffice prato accanto
alle alte conifere.
di prima mattina salii lassù
e gridai al vento, poi, volai giù...
© Saverio Chiti, 30 marzo 2026
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