Ninetta,presenti egregiamente un libro meglio di quanto possa fare l'autore stesso,un libro che non ho letto,tra la maggior parte in affitto o in vendita,e che in un'estate baciata dalla grazia,prediligerei ad altri,grazie alla tua raccomandazione.In quanto al super io,considerando la tripartizione freudiana,vecchiotta,c'e' da dire,non e' che la giustificazione che la societa' tutta e le sue norme fornisce alle proprie vilta',secolo dopo secolo.Non dico non esistano il bene e il male,ma vengono entrambi ridimensionati proprio dal super io,dal terrore di non essere "all'altezza"della"videosorveglianza".Ego ed es,ne sono sudditi,anche se il giudice e' men che assente.Zao
Cara Nin, è un romanzo sulla fragilità delle certezze umane, dove la morte non è la fine della vita, ma un evento che ne svela le verità più oscure e nascoste. Applausi vivissimi! Abbracci, Nin
Grazie Ninetta. Mio padre direbbe che sai una pagina più del libro. Un abbraccio .
Sergio il tuo spunto è molto interessante, soprattutto quando metti in discussione il Super-io come istanza “neutrale” e lo avvicini invece a una forma di sorveglianza interiorizzata, quasi storicamente determinata. In effetti, è difficile non pensare che ciò che chiamiamo coscienza morale porti con sé le tracce della società che la produce. Detto questo, nella lettura che propongo del romanzo di Javier Marías, il punto non è tanto stabilire se il Super-io sia fondato su un’etica universale o su un sistema di norme interiorizzate, quanto osservare come agisce concretamente nella psiche di Víctor. Che quella voce sia “autentica” o costruita, non cambia la sua forza: il senso di colpa che ne deriva è reale, continuo, e soprattutto ineludibile. Víctor non sembra tormentato dal rischio di una punizione esterna, quanto piuttosto da qualcosa che si è già installato dentro di lui. In questo senso, più che un giudice assente, il Super-io appare come una presenza costante, forse persino eccessiva, che non ha bisogno di tribunali perché il processo è già in atto nella coscienza. È qui, a mio avviso, che il romanzo si allontana da una lettura puramente teorica e diventa letteratura: ciò che viene messo in scena non è solo un conflitto tra istanze psichiche, ma l’impossibilità di sottrarsi al proprio sapere. Anche se tutto restasse nascosto, anche se nessuno guardasse, resterebbe comunque lo sguardo interiore. E forse è proprio questo, più che la norma sociale o la morale in sé, a generare il vero tormento.Poi volevo dirti che secondo me Sigmund Freud è superato come teoria scientifica, ma non come strumento di lettura. Molte sue idee oggi sono state ridimensionate o corrette, però i concetti di Io, Es e Super-Io restano utili per descrivere i conflitti interiori. Quindi più che ‘superato’, direi che è stato rielaborato e integrato da altri modelli scientifici, non è inutile, anzi è ancora molto usato per interpretare testi, letteratura e pensiero.Grazie per il tuo interessante commento.
Bellissima recensione, un vero invito alla lettura, Ninetta! permettimi però di dissentire su una cosa: personalmente non chiamerei teoria scientifica l'analisi di Freud, in quanto ne mancano alcuni importanti presupposti (poco importa che lui stesso, in quanto medico, così autodefinisse la sua ricerca...) e tantomeno trovo scientifici i modelli di cui tu accenni, Lacan in testa... Ciò non toglie che sia grandemente utilizzato per interpretare molta produzione letteraria, come dici tu! Io personalmente preferisco Trevi come esempio di critica letteraria, che parti da altri presupposti... ma questo sarebbe un altro discorso, e tu in ogni caso sei bravissima!
Grazie mille per il commento, lo trovo davvero stimolante. Per chiarire il punto su Sigmund Freud: quando parlavo di teoria “superata” mi riferivo soprattutto al suo statuto storico. Freud sviluppò la psicoanalisi con l’ambizione di costruire una scienza della mente, e per molti anni fu considerata tale. Tuttavia, alla luce dei criteri attuali di scientificità , verificabilità, falsificabilità e predittività , difficilmente può essere definita una teoria scientifica in senso rigoroso. Ciò non toglie il suo grande valore interpretativo: i concetti di Es, Io e Super-Io restano strumenti efficaci per comprendere i conflitti interiori dei personaggi e leggere la letteratura, come nel caso di Víctor in Javier Marías. Per quanto riguarda Jacques Lacan, concordo che il suo modello sia ancora meno scientifico, muovendosi più in una dimensione filosofica e simbolica, ma resta anch’esso utile come chiave interpretativa. In sostanza, il mio intento non era discutere la scientificità delle teorie, ma evidenziare come possano illuminare la psicologia dei personaggi e arricchire la lettura letteraria.Ti ringrazio ancora.
Ninetta sei un'opinionista fantastica ,è molto bello il tuo raccontare di personaggi facendo riferimento alla loro profondità . La lettura psicoanalitica mi è generalmente molto gradita e amo in genere interessarmene .Negli anni ho letto di molti protagonisti di racconti che manifestavano nevrosi e conflitti interiori non risolti , per esempio Zeno e altri. Personalmente credo che la psicoanalisi come strumento per portare alla luce origini in un determinato comportamento sia efficace ma una volta ''scoperto'' non lo cura ,cioè il blocco comunque rimane , si attenua ma non scompare .Sicuramente le figure genitoriali influenzano molto lo sviluppo psichico di una persona , ma poi ci sono tanti altri fattori fondamentali a determinare comportamenti ...Perché poi un individuo viene a contatto con tante altre persone che a loro volta si portano dietro il loro bagaglio di conflitti risolti o non .Certo leggere dell'origine del conflitto interiore, come per esempio il senso di colpa è interessante e come tu stessa dici ti attacca al libro e non lo molli più finché non lo finisci . Non sto a discutere di Freud o altri né credo che fare riferimento a tormenti interiori che spiegano il comportamento di molti o anche di tutti noi possa servire a ''guarire'' l'anima una volta ferita non guarisce , anzi si crea il senso di colpa di non guarire malgrado le attenzioni rivoltele . Con questo concludo dicendo la tua lettura è attraente ,circostanziata e interessante . Interessante tanto che è molto più bello leggere le tue ''recensioni'' , che il libro dell'autore . Ti dò un grande bacio affettuoso e ti rivolgo i miei complimenti. Eos
Grazie davvero ,Eos,per le tue parole, mi hanno fatto molto piacere. Mi ritrovo molto in quello che dici sulla psicoanalisi: anche secondo me è uno strumento potente per “portare alla luce” certi nodi interiori, ma non necessariamente per scioglierli del tutto. Forse però, proprio il fatto di renderli visibili cambia già qualcosa, anche se non li elimina. È interessante anche il riferimento a Zeno Cosini: è un esempio perfetto di come il conflitto interiore possa essere analizzato, raccontato e quasi “abitato”, più che risolto. E in fondo è proprio questo che trovo affascinante anche nei personaggi di Javier Marías: non tanto la guarigione, quanto la complessità. Sono d’accordo con te anche sul fatto che le figure genitoriali siano importanti, ma non esclusive: siamo il risultato di molti incontri, influenze e stratificazioni, spesso difficili da districare. Ti ringrazio ancora per il tuo commento così ricco e per aver condiviso il tuo punto di vista, è proprio questo tipo di scambio che rende la lettura ancora più viva.Un forte e affettuoso abbraccio!