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Pubblicata il 25/03/2026
" Domani nella battaglia pensa a me" è una celebre frase tratta dal Riccardo iii di Shakespeare, ripresa come titolo del romanzo di Javier Marías. La citazione originale è una maledizione o un fantasma che tormenta il protagonista: "Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori". Essa rappresenta il ricordo che non abbandona, la coscienza e l'incantamento che persiste, legato alla morte o all'assenza.
l'opera è consideratata un classico contemporaneo, acclamato per la sua capacità di analisi psicologica. Il sintomo migliore di un romanzo che funziona è proprio l'impossibilità di lasciarlo e sentirsi incatenati nella lettura.”Nella battaglia pensa a me “ credo sia uno dei più bei romanzi che siano usciti, negli ultimi vent'anni. Questo romanzo prende inizio da un incontro d'amore :un uomo e una donna che si piacciono e lei gli dà un appuntamento. Devono passare questa notte d'amore a casa sua, e lui la raggiunge nel suo appartamento. Dopo le prime effusioni lei si sente male e di lì a poco muore. Un meccanismo narrativo di questo tipo ,fa subito pensare :”Che cosa farei io se mi trovassi una situazione simile?”. Questa è immedesimazione del verosimile, cioè , verosimiglianza, la possibilità che questa cosa possa accadere a chiunque e quali potrebbero essere le proprie reazioni .Questo è in assoluto la cifra più forte nel racconto di questa storia . La frase :”Pensa a me “è un monito a pensare, se mi succedesse che cosa farei ? come mi comporterei ?chiamo la polizia.?Io in quel momento sono estraneo. Sono un amante possibile, che tra l'altro non ho neanche consumato. Da questo punto di vista è veramente una situazione difficile. Ecco in questa situazione di totale indeterminatezza ,di difficoltà oggettiva., come fai a fare una scelta opportuna?.Ecco che è qui che si svolge questa prosa meravigliosa di Marias che ha sempre avuto nei suoi libri questa cifra stilistica che mi ha molto colpito e cioè questo puntare l'oggetto della sua attenzione narrativa a una distanza diciamo, media e poi raggiungerlo a spirali. Sottile ma nello stesso tempo molto efficace, come se stesse costruendo la trama di un giallo .Il tema fondamentale di questo libro intorno al quale ruota tutta la narrazione e l'idea che la morte appartiene alla vita, è un'esperienza della quale noi in qualche modo possiamo parlare. Possiamo provare a riflettere sul suo mistero nel momento in cui ,però ,la caliamo all'interno di un'esperienza vitale. Come un amore che sta per compiersi e muore prima del tempo , questo ci dà la possibilità di riflettere su che cosa può essere la morte, cos'è la vita in rapporto ad una fine? è vero che la morte appartiene alla vita ed è vero che la morte è una, è un'esperienza ,come dire ,che ci riguarda più spesso di quello che pensiamo . I rapporti umani sono fondati su un continuo morire e risorgere a livelli differenti Tutte queste considerazioni questo romanzo le dice ,le dice, però in una in una forma che è appunto narrativa. E’ una storia che non riesci a smettere di leggere e nello stesso tempo la leggii come se stessi leggendo un saggio. Come se stessi sentendo la voce di qualcuno che ti parla e ,con un tono molto suadente, molto dolce fa sentire anche te coinvolto, come se tu stessi esistendo nell'immaginario. Quando l’incontro tra i due prende una svolta drammatica ,quando lei muore improvvisamente davanti a Víctor, lui ,preso dal panico, fugge lasciando il corpo lì, gesto che diventa il punto di partenza di una lunga riflessione su colpa, segreto, caso e responsabilità morale. Nei giorni successivi, l’uomo resta ossessionato dalla morte di Marta e dalla vita che continua intorno a lui come se nulla fosse successo. Attraverso ricordi, pensieri e digressioni, il romanzo esplora quanto poco conosciamo davvero gli altri e quanto siano fragili le nostre certezze. L’aspetto psicologico è il vero cuore del romanzo. Dopo la morte improvvisa di Marta, Víctor non è perseguitato tanto dalla paura di essere scoperto, quanto da un senso di colpa ambiguo, quasi senza nome. Non ha ucciso nessuno, eppure sente di aver tradito qualcosa di fondamentale: la fiducia, l’intimità, la responsabilità verso un’altra vita. Questo crea in lui uno stato di angoscia silenziosa, fatta di pensieri ossessivi, ripetizioni mentali e continue ipotesi su “cosa sarebbe successo se…”.Marías scava nella mente di Víctor mostrando come un evento casuale possa frantumare l’idea che abbiamo di noi stessi. Víctor si scopre capace di fuggire, di mentire, di continuare a vivere come se nulla fosse: ed è proprio questo che lo sconvolge di più. Il romanzo insiste sull’idea che non conosciamo davvero nemmeno noi stessi finché non veniamo messi alla prova. Un altro aspetto psicologico centrale è il potere dei segreti. Il segreto non resta mai immobile: cresce, si deforma, condiziona il modo in cui Víctor guarda gli altri, soprattutto il marito e il figlio di Marta. Lui osserva le loro vite sapendo qualcosa di decisivo che loro ignorano, e questo gli dà un senso disturbante di superiorità ma anche d’ isolamento. Infine, c’è una riflessione costante sulla memoria e sul racconto: ciò che non viene detto rischia di scomparire, ma dirlo significherebbe distruggere equilibri. Psicologicamente, Víctor resta sospeso in questo limbo, incapace di espiare davvero o di liberarsi del peso che porta. Lui ha il senso di colpa. Prova un senso di colpa non legato a un crimine diretto, ma alla sua fuga e alla sua passività. È un senso di colpa morale ed esistenziale: nasce dal sapere di aver messo sé stesso al primo posto in un momento decisivo. Marías mostra come il senso di colpa possa esistere anche senza colpa giuridica, e diventare più pesante proprio perché non può essere esplicitamente punito o risolto. Víctor si percepisce come una persona razionale e corretta, ma il suo comportamento (fuggire, tacere, mentire) entra in conflitto con questa immagine. Per ridurre il disagio psicologico, razionalizza le proprie azioni, convincendosi che non avrebbe potuto fare nulla. Questo meccanismo è un esempio chiaro di dissonanza cognitiva. Ecco che compare quel meccanismo che si chiama:Rimozione e repressione. Il protagonista tenta di allontanare il trauma, evitando di pensarci direttamente, ma l’evento ritorna sotto forma di pensieri ossessivi. Marías mostra che ciò che viene rimosso non scompare, ma continua ad agire nella mente, influenzando emozioni e comportamenti.: frasi lunghe, digressioni, ritorni continui sugli stessi dettagli. Questo stile riproduce il pensiero ossessivo, tipico di chi ha vissuto un trauma e non riesce a dargli un senso definitivo. Uno dei temi più profondi è la scoperta che non conosciamo davvero noi stessi. Psicologicamente, Víctor sperimenta una crisi identitaria: si rende conto di essere diverso da come credeva. Il trauma diventa così uno specchio che rivela lati nascosti della personalità. Tenere un segreto crea isolamento emotivo. egli vive tra le persone come se fosse separato da loro da una barriera invisibile. Il segreto diventa una presenza costante nella sua mente, una forma di carico psicologico che modifica il suo rapporto con il mondo. Potente è il meccanismo di rimozione. Secondo Freud, la rimozione è il meccanismo di difesa che allontana dalla coscienza pensieri e ricordi dolorosi. Víctor tenta di rimuovere la scena della morte di Marta e la propria fuga, ma il ricordo ritorna continuamente sotto forma di pensieri intrusivi. Il romanzo mostra bene l’idea freudiana che ciò che viene rimosso non sparisce, ma riemerge in modo deformato. Entra in gioco anche l’Es. L’Es rappresenta gli impulsi primari e egoistici. La fuga di Víctor può essere letta come una reazione dell’Es: istinto di autoconservazione, paura, desiderio di evitare conseguenze. In quel momento l’impulso domina sulla morale. L’Io entra in gioco dopo, cercando di razionalizzare l’accaduto. Víctor costruisce spiegazioni logiche per giustificare il suo comportamento (“non avrei potuto fare nulla”), nel tentativo di ristabilire un equilibrio psichico tra impulsi e realtà.,e il super io? Il Super-io, cioè la coscienza morale interiorizzata, è la vera fonte del tormento. È ciò che genera il senso di colpa costante, anche in assenza di una colpa legale. Víctor si punisce interiormente, confermando l’idea freudiana che il Super-io possa essere più severo di qualsiasi giudice esterno. Victor ha vissuto un trauma, per Freud, un trauma è un evento che la psiche non riesce a elaborare immediatamente. La morte improvvisa di Marta è proprio questo: un’esperienza che resta “bloccata” nella mente di Víctor, producendo ripetizione, angoscia e fissazione. Il romanzo nel suo insieme può essere letto come un’esplorazione dell’inconscio: pensieri non detti, paure inconfessabili, verità che il protagonista non osa affrontare apertamente.
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4,7/5 meriti (6 voti)

Ninetta,presenti egregiamente un libro meglio di quanto possa fare l'autore stesso,un libro che non ho letto,tra la maggior parte in affitto o in vendita,e che in un'estate baciata dalla grazia,prediligerei ad altri,grazie alla tua raccomandazione.In quanto al super io,considerando la tripartizione freudiana,vecchiotta,c'e' da dire,non e' che la giustificazione che la societa' tutta e le sue norme fornisce alle proprie vilta',secolo dopo secolo.Non dico non esistano il bene e il male,ma vengono entrambi ridimensionati proprio dal super io,dal terrore di non essere "all'altezza"della"videosorveglianza".Ego ed es,ne sono sudditi,anche se il giudice e' men che assente.Zao

il 25/03/2026 alle 20:43

Cara Nin, è un romanzo sulla fragilità delle certezze umane, dove la morte non è la fine della vita, ma un evento che ne svela le verità più oscure e nascoste. Applausi vivissimi! Abbracci, Nin

il 25/03/2026 alle 20:47

Grazie Ninetta. Mio padre direbbe che sai una pagina più del libro. Un abbraccio .

il 25/03/2026 alle 20:49

Sergio il tuo spunto è molto interessante, soprattutto quando metti in discussione il Super-io come istanza “neutrale” e lo avvicini invece a una forma di sorveglianza interiorizzata, quasi storicamente determinata. In effetti, è difficile non pensare che ciò che chiamiamo coscienza morale porti con sé le tracce della società che la produce. Detto questo, nella lettura che propongo del romanzo di Javier Marías, il punto non è tanto stabilire se il Super-io sia fondato su un’etica universale o su un sistema di norme interiorizzate, quanto osservare come agisce concretamente nella psiche di Víctor. Che quella voce sia “autentica” o costruita, non cambia la sua forza: il senso di colpa che ne deriva è reale, continuo, e soprattutto ineludibile. Víctor non sembra tormentato dal rischio di una punizione esterna, quanto piuttosto da qualcosa che si è già installato dentro di lui. In questo senso, più che un giudice assente, il Super-io appare come una presenza costante, forse persino eccessiva, che non ha bisogno di tribunali perché il processo è già in atto nella coscienza. È qui, a mio avviso, che il romanzo si allontana da una lettura puramente teorica e diventa letteratura: ciò che viene messo in scena non è solo un conflitto tra istanze psichiche, ma l’impossibilità di sottrarsi al proprio sapere. Anche se tutto restasse nascosto, anche se nessuno guardasse, resterebbe comunque lo sguardo interiore. E forse è proprio questo, più che la norma sociale o la morale in sé, a generare il vero tormento.Poi volevo dirti che secondo me Sigmund Freud è superato come teoria scientifica, ma non come strumento di lettura. Molte sue idee oggi sono state ridimensionate o corrette, però i concetti di Io, Es e Super-Io restano utili per descrivere i conflitti interiori. Quindi più che ‘superato’, direi che è stato rielaborato e integrato da altri modelli scientifici, non è inutile, anzi è ancora molto usato per interpretare testi, letteratura e pensiero.Grazie per il tuo interessante commento.

il 26/03/2026 alle 07:42

Grazie Sir e grazie Poe, mi gratificate sempre...abbracci.

il 26/03/2026 alle 07:44

Bellissima recensione, un vero invito alla lettura, Ninetta! permettimi però di dissentire su una cosa: personalmente non chiamerei teoria scientifica l'analisi di Freud, in quanto ne mancano alcuni importanti presupposti (poco importa che lui stesso, in quanto medico, così autodefinisse la sua ricerca...) e tantomeno trovo scientifici i modelli di cui tu accenni, Lacan in testa... Ciò non toglie che sia grandemente utilizzato per interpretare molta produzione letteraria, come dici tu! Io personalmente preferisco Trevi come esempio di critica letteraria, che parti da altri presupposti... ma questo sarebbe un altro discorso, e tu in ogni caso sei bravissima!

il 26/03/2026 alle 23:02

Grazie mille per il commento, lo trovo davvero stimolante. Per chiarire il punto su Sigmund Freud: quando parlavo di teoria “superata” mi riferivo soprattutto al suo statuto storico. Freud sviluppò la psicoanalisi con l’ambizione di costruire una scienza della mente, e per molti anni fu considerata tale. Tuttavia, alla luce dei criteri attuali di scientificità , verificabilità, falsificabilità e predittività , difficilmente può essere definita una teoria scientifica in senso rigoroso. Ciò non toglie il suo grande valore interpretativo: i concetti di Es, Io e Super-Io restano strumenti efficaci per comprendere i conflitti interiori dei personaggi e leggere la letteratura, come nel caso di Víctor in Javier Marías. Per quanto riguarda Jacques Lacan, concordo che il suo modello sia ancora meno scientifico, muovendosi più in una dimensione filosofica e simbolica, ma resta anch’esso utile come chiave interpretativa. In sostanza, il mio intento non era discutere la scientificità delle teorie, ma evidenziare come possano illuminare la psicologia dei personaggi e arricchire la lettura letteraria.Ti ringrazio ancora.

il 27/03/2026 alle 06:41

Fantastico, un abbraccio

il 27/03/2026 alle 09:59

Ninetta sei un'opinionista fantastica ,è molto bello il tuo raccontare di personaggi facendo riferimento alla loro profondità . La lettura psicoanalitica mi è generalmente molto gradita e amo in genere interessarmene .Negli anni ho letto di molti protagonisti di racconti che manifestavano nevrosi e conflitti interiori non risolti , per esempio Zeno e altri. Personalmente credo che la psicoanalisi come strumento per portare alla luce origini in un determinato comportamento sia efficace ma una volta ''scoperto'' non lo cura ,cioè il blocco comunque rimane , si attenua ma non scompare .Sicuramente le figure genitoriali influenzano molto lo sviluppo psichico di una persona , ma poi ci sono tanti altri fattori fondamentali a determinare comportamenti ...Perché poi un individuo viene a contatto con tante altre persone che a loro volta si portano dietro il loro bagaglio di conflitti risolti o non .Certo leggere dell'origine del conflitto interiore, come per esempio il senso di colpa è interessante e come tu stessa dici ti attacca al libro e non lo molli più finché non lo finisci . Non sto a discutere di Freud o altri né credo che fare riferimento a tormenti interiori che spiegano il comportamento di molti o anche di tutti noi possa servire a ''guarire'' l'anima una volta ferita non guarisce , anzi si crea il senso di colpa di non guarire malgrado le attenzioni rivoltele . Con questo concludo dicendo la tua lettura è attraente ,circostanziata e interessante . Interessante tanto che è molto più bello leggere le tue ''recensioni'' , che il libro dell'autore . Ti dò un grande bacio affettuoso e ti rivolgo i miei complimenti. Eos

il 02/04/2026 alle 20:59

Grazie davvero ,Eos,per le tue parole, mi hanno fatto molto piacere. Mi ritrovo molto in quello che dici sulla psicoanalisi: anche secondo me è uno strumento potente per “portare alla luce” certi nodi interiori, ma non necessariamente per scioglierli del tutto. Forse però, proprio il fatto di renderli visibili cambia già qualcosa, anche se non li elimina. È interessante anche il riferimento a Zeno Cosini: è un esempio perfetto di come il conflitto interiore possa essere analizzato, raccontato e quasi “abitato”, più che risolto. E in fondo è proprio questo che trovo affascinante anche nei personaggi di Javier Marías: non tanto la guarigione, quanto la complessità. Sono d’accordo con te anche sul fatto che le figure genitoriali siano importanti, ma non esclusive: siamo il risultato di molti incontri, influenze e stratificazioni, spesso difficili da districare. Ti ringrazio ancora per il tuo commento così ricco e per aver condiviso il tuo punto di vista, è proprio questo tipo di scambio che rende la lettura ancora più viva.Un forte e affettuoso abbraccio!

il 11/04/2026 alle 05:09

Grazie cara ANAIS,per il tuo commento .Abbracci.

il 11/04/2026 alle 05:11