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Pubblicata il 24/03/2026
Vi giuro che ci sento bene.
calcolo le distanze dal rumore:
L'auto alle 23:11 sbanda in via Corsi, il campanello della signora al terzo piano, i tre secondi pieni tra lo scatto di un timer e il gocciolio di un lavandino.
voi pensate che una che sente così, sia malata, ma io vi dico, che una che sente così, prepara il proprio auto controllo.

l’uomo della stanza accanto ha un occhio strano, non per il colore, ma per riflesso: prende la luce una frazione dopo il resto del viso, come se il nervo tardasse.
no, non lo odio, però lo studio.
per sette notti appoggio un bicchiere contro la parete e conto i suoi respiri dal muro:
io inspiro, lui sposta il peso sul fianco destro; io trattengo, lui ingoia saliva densa.

ottava notte, entro.
no, non per rabbia, ma per verificare se il ritardo tra un respiro e un altro è vero o sono io che perdo fotogrammi.
l’ho fatto senza battere ciglio:
una fessura di lama nera, tre centimetri e conto,lentamente
lui si sveglia, io conto ancora, do al ritardo il tempo di mostrarsi.

quando il riflesso arriva, agisco e dopo, pulisco.
so togliere l'odore di ferro dall'atmosfera, so coprire i vuoti.
voi chiamatela follia, io lo chiamo procedimento.
tre personaggi arrivano, guardo l'ora: 01:10.
volti gentili, domande facili, li faccio sedere proprio sopra il punto del dubbio.
parliamo del più e del meno; io tengo le mani aperte, racconto del mio sentire, senza nessun battito, nessun tic.

io sono calma, lucida, precisa e vi sto dimostrando che non sono pazza.
poi lo sento: un click secco, sotto il parquet, all’altezza della terza lista.
più forte quando muovo la mandibola.
lo sentite anche voi?
guardate la mia faccia: io sono tranquilla.
eccolo ancora: due click,ed un micro ritardo tra il primo e l’eco.
È il riflesso che si riordina.

voi sorridete, prendete appunti, io vi mostro il cuore dell'appartamento.
il click accelera, entra nella mia mente.
voi siete gentili, vi protendo un tè.
adesso c'è un treno che scambia i binari dentro la mia tibia.
vi prego, smettetela di sorridere, guardatemi: io ho il fiato regolare.
lo sentite?
voi scambiate uno sguardo,
io alzo la voce perché il click mi tappa i sensi:
lì sotto, il suo riflesso è ancora vivo.

È quello che arriva tardi è la prova che io non sbaglio i tempi.
voi vi alzate lenti, io grido istruzioni, indico la lista, prometto che vi mostro il calcolo.
fate segno verso la porta.
io tiro su le maniche, offro le mani, ripeto i numeri.
non lo sentite voi?
no?
meglio per voi.
io sì.
e finché io lo sento, lei ha ragione:
non sono pazza, sono solo puntuale.
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4,8/5 meriti (8 voti)

Bravissima sempre. Un saluto.

il 24/03/2026 alle 16:17

Scritto bene e di alta intensità narrativa.

il 24/03/2026 alle 18:25

sono spettatore entusiasta che legge e rilegge e resta ammirato da cosa sai fare. molto originale. un abbraccio.

il 24/03/2026 alle 18:25

Cara Anais; il testo è un monologo di follia lucida che rielabora il tema del cuore rivelatore. Non odio, ma ossessione patologica per la precisione e il tempo: uccide il vicino perché il riflesso del suo occhio "tarda" rispetto al resto del viso, un’asimmetria che lei non può tollerare. Il racconto scivola dal controllo analitico al crollo psicotico: l'ossessione si trasforma in un’allucinazione uditiva che la tradisce davanti ai testimoni. La sua difesa finale è il paradosso del maniaco: la sua non è pazzia, ma una forma estrema e violenta di puntualità. Tvb

il 24/03/2026 alle 18:27

Vi ringrazio infinitamente. Un abbraccio

il 24/03/2026 alle 22:01

Dopo aver letto gli altri commenti, mi rendo conto di aver sbagliato tutto... ho creduto, fin dall'inizio, alla lucida puntualità della morte! Sono sempre inguaribile ottimista. Testo straordinario, comunque...

il 25/03/2026 alle 15:41