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Pubblicata il 22/03/2026
Le celebrazioni per il solstizio d'estate a Camelot erano al culmine. Ma mentre il popolo acclamava Re Artù, in una tenda di seta scura ai
margini del campo, Sir John Caerleon riceveva i suoi vassalli. Non era
un cavaliere come gli altri: non cercava la gloria nei tornei, ma l'ordine nelle ombre. Lo chiamavano "Il Padrino della Valle", l'uomo a cui
rivolgersi quando la legge del Re falliva.
Al suo fianco sedeva Sir Gamor, il figlio minore. Egli non indossava l'armatura pesante; era un giovane dai lineamenti fini, appena tornato dalle guerre in Gallia, con lo sguardo di chi non voleva avere nulla a
che fare con il sistema di favori di suo padre.
Il conflitto scoppia quando un nobile rivale, Sir Solly, propone a Sir
John di finanziare una rotta clandestina di commercio di mandragora e oppioidi celtici.
Sir John rifiuta: "Il mio potere deriva dal rispetto dei signori terrieri,
non dal veleno che uccide i contadini."
Mentre Sir John esce dalla cattedrale senza scorta, viene assalito non da banditi, ma da arcieri che indossano le insegne della Guardia Reale.
Sir John sopravvive per miracolo, ma il veleno sulle frecce lo riduce in uno stato di trance profonda.
Si scopre che l'ordine di uccidere John non è venuto da Solly, ma è
stato suggerito sottovoce alla Regina Ginevra, che vede nel potere dei
Caerleon una minaccia alla stabilità del trono di Artù.
Con il fratello maggiore, il focoso Sir Santy, caduto in un'imboscata presso il Vallo di Adriano, spetta a Gamor agire.
Per proteggere il padre, Gamor organizza un incontro di pace in una taverna di fango e legno. Invece di negoziare, estrae una lama di
acciaio di Damasco nascosta sotto la tunica da studioso e trafigge Solly e il Capitano della Guardia corrotta.
"Non è odio, Sir Solly. È solo la difesa delle mie mura."
Gamor è costretto all'esilio nelle terre selvagge della Cornovaglia, dove
sposa una guaritrice locale, ma la tragedia lo insegue: un'esplosione di fuoco greco destinata a lui uccide invece la sua sposa. Il giovane
idealista muore tra le fiamme, e nasce un predatore.
Sir John, ormai anziano e stanco, abdica al suo titolo di Cavaliere e sussurra i segreti della famiglia a Gamor, tornato dall'esilio.
Durante il battesimo del figlio di sua sorella, Sir Gamor compie la sua
epurazione: mentre lui giura fedeltà al codice dei cavalieri davanti al
Santo Graal, i suoi sicari eliminano tutti i capi delle Cinque Casate
rivali.
Gamor non si limita a sconfiggere i nemici; scopre che suo padre, Sir
John, aveva un patto segreto con Mago Merlino: la ricchezza dei
Caerleon serviva a finanziare la ricerca del Graal per scopi oscuri.
Gamor decide di rompere il ciclo; non distrugge il sistema, lo
conquista.
Mentre Sir Gamor è seduto su un trono di pietra nella sua roccaforte, i cavalieri baciano la lama della sua spada: egli ha salvato la famiglia,
ma ha perso l'anima.
Re Artù regna alla luce del sole, ma Sir Gamor è l'unico vero sovrano
della notte.
L'ascesa di Sir Gamor non fu un regno di spade sguainate, ma di
sussurri dietro gli arazzi di Caerleon. Mentre Re Artù invecchiava,
sognando ideali cavallereschi, Gamor tesseva una tela che imprigionava l'intera Britannia.
Dopo la strage delle Cinque Casate, Gamor non tornò nella valle del
padre; si stabilì in un castello isolato sulle scogliere di Tintagel. Lì, creò una "Tavola Oscura" speculare a quella di Artù. I suoi cavalieri non
cercavano il Graal, ma gestivano il passaggio delle merci, le tasse sui ponti e il reclutamento dei mercenari.
Sua moglie, la nobile Lady Kay, ignorava l'oscurità del marito finché
non vide le guardie sbarrare le porte della sala del trono mentre i
vassalli s'inginocchiavano chiamandolo "Mylord Padrino".
A metà del suo regno, Gamor dovette affrontare la minaccia più
grande: Merlino. Il mago, custode dell'equilibrio, non poteva tollerare
un potere che rivaleggiasse con quello del Re.
Merlino tese una trappola: rivelò a Gamor che suo figlio primogenito, il giovane Sir Antony, era in realtà il frutto di un antico incantesimo di
seduzione operato da un nemico dei Caerleon. Gamor, accecato dalla
paranoia che aveva ereditato dal potere, iniziò a dubitare del suo
stesso sangue.
Esiliò Antony in una missione suicida nelle Terre Desolate, ma mesi
dopo questi tornò, ma non come cavaliere: era diventato l'apprendista
di Morgana la Fata.
Insieme, madre e figlio acquisito iniziarono a smantellare l'impero
commerciale di Gamor usando la magia nera. Gamor, l'uomo che aveva sconfitto eserciti con la logica, si trovò impotente contro gli spiriti.
Anni dopo, Sir Gamor è un uomo solo. Sir John, suo padre, era morto
serenamente in un giardino di aranci trapiantati dal Sud; Gamor,
invece, vive nel gelo costante della sua diffidenza.
Durante un banchetto volto a riconciliare la famiglia, Gamor scopre
che il veleno non è nel vino, ma nell'aria stessa della sua sala. Merlino
non voleva ucciderlo, voleva cancellarlo. La magia del mago fa sì che
ogni suddito della Britannia dimentichi il nome "Caerleon".
Gamor vede i suoi cavalieri alzarsi e guardarlo come se fosse un
estraneo. La sua ricchezza svanisce, i suoi titoli diventano polvere. In
un istante, il Padrino della Tavola Oscura diventa un mendicante nel
suo stesso castello.
Muore in un cortile polveroso di un villaggio dimenticato, ormai
vecchio e demente. Sta cercando di spiegare a un gruppo di bambini
come si costruisce un impero con "lealtà e rispetto", ma questi
ridono di lui, scambiandolo per un vecchio pazzo che farnetica di una
"Tavola" che non è mai esistita.
Proprio prima di esalare l'ultimo respiro, un cavaliere con l'armatura
d'oro si ferma davanti a lui. È Sir Morris, il più puro dei cavalieri. Morris gli sussurra all'orecchio:
"Tuo padre John ha comprato il paradiso per te con i suoi peccati,
Gamor. Ma tu hai cercato di comprare l'eternità con il sangue. Ora
l'eternità ti ha dimenticato."
Gamor chiude gli occhi mentre una singola arancia, l'ultimo legame con il giardino di suo padre, rotola via dalla sua mano senza vita,
perdendosi nel fango della storia.
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Questo brano racconta la storia di un ragazzo, Gamor, che all’inizio non vuole avere a che fare con il mondo complicato e un po’ oscuro del padre. Però, dopo una serie di ingiustizie e perdite, decide di prendere il controllo per proteggere la sua famiglia. All’inizio sembra fare la cosa giusta, ma pian piano il potere lo cambia: diventa sempre più duro, sospettoso e solo. Alla fine ottiene tutto quello che voleva, ma perde le persone che ama e anche sé stesso. E quando cade, nessuno si ricorda più di lui. La storia insegna che il potere senza valori può farti vincere nel breve termine, ma alla lunga ti fa perdere tutto ciò che conta davvero.Un testo molto bello e molto ben scritto, complimenti Sir. Abbracci!

il 22/03/2026 alle 22:45

Hai centrato in pieno l'essenza della parabola tragica del potere: non è tanto la vittoria esterna a contare, quanto il prezzo interiore che si paga per ottenerla. La caduta finale non è solo fisica, ma è l'oblio: quando il potere cancella l'uomo, non resta nessuno a ricordare chi fosse prima. Cara Ninetta, ti ringrazio di cuore per le tue parole. Hai saputo leggere tra le righe di Gamor con una sensibilità rara. È proprio come dici tu: il potere che non poggia su valori solidi è un castello di carta che, quando crolla, trascina con sé l'anima di chi lo ha costruito. La solitudine di chi 'vince' perdendo se stesso è la vera tragedia della sua storia. Grazie per aver colto l'anima di questo racconto e per i tuoi complimenti, che apprezzo moltissimo. Abbraccissimi!

il 23/03/2026 alle 09:01

Intanto ti abbraccio subito, Piggy! Il mio modo di raccontare dimostra quanto fiducia abbiano i miei mandanti; mi hanno soprannominato: "Il Sicario della Letteratura". Tvb e Grazie! Ti seguo!

il 23/03/2026 alle 09:06

Notevole e sempre eccellente. Un saluto, "Sicario"...

il 23/03/2026 alle 12:19

Dalle persone intelligenti come te, non posso far altro che aspettarmi tali conferme! Grazie, Jean! Dammi un ordine ed io eseguirò! Il Sicario

il 23/03/2026 alle 15:49