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Pubblicata il 14/03/2026
Tanti e troppi i figli
che si addormentarono presto
smarrendo la strada del ritorno,
come Alberto visto da Margharita,
che ne lodò la bellezza
ma “tanto tosto fu partita
che cominciò a lamentarsi
et haver male e consummò
in maniera che in tre giorni morì,
secho, essangue e tortute le gambe".
La stessa Margharita
che nel baluginio
stretto di civetta
fu intravista con la figlia
"in Spigno scapelliate di notte"
e tanto basto' ad ardere la fascina,
oltre alle tacce
per grandinate di vento,
segnature oblique,
guasto d'infanti
ed altri massimi disordini
e disubbidienze tipiche di strega.
Quello che esito'
oltre l'unghia annerita
fu un misero resto
d'essudati di campagna,
trasudi di fatica
e grugniti d'osso
dimentichi nella stalla.

"Una troia con porchetti sei,
una vacha e due manzoti,
stara due di vino,
borie cinque di grano,
uno zebro, una bronza,
quattro caratelli,
uno staro di fagioli,
uno staro di castagne,
una catena da fuoco,
un ferro da segare".

(Spigno, a di' 1631)
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Caro Ancient, ?il testo è di una bellezza cruda, fatta di fatica e grugniti, che restituisce dignità e grandezza a chi è stata arsa per un solo sospetto. ?Commentare la tua Margharita significa, per me, dare voce a ogni 'unghia annerita' e a ogni donna spettinata dal vento: non erano streghe, ma solo anime la cui libertà faceva paura. ?Grazie per questa meraviglia."Un abbraccio Karma.

il 14/03/2026 alle 15:10

Un testo che ti fa' vivere l'angoscia ed il dramma di quelle povere anime innocenti. Grazie di avercelo regalato. Matteo.

il 14/03/2026 alle 15:36

Vi ringrazio caramente, è stata una scrittura emotivamente sofferta.

il 14/03/2026 alle 21:25