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Pubblicata il 13/03/2026
La Volpe, il Mago e le Pietre Cantanti

molto tempo fa, quando le foreste erano più grandi e gli uomini passavano raramente tra gli alberi, viveva una volpe rossa chiamata Loria. Non era una volpe qualunque. Le altre volpi correvano veloci nei campi, cacciavano, dormivano sotto i cespugli e si fidavano soltanto dell’istinto. Loria invece si fermava spesso. Ascoltava. Ascoltava il vento che passava tra gli aghi dei pini. Ascoltava il lento scorrere dell’acqua nei ruscelli. Ascoltava perfino il silenzio della terra sotto le sue zampe. Aveva una strana sensazione: come se ogni cosa nel mondo avesse qualcosa da dire. Ma quasi nessuno lo notava. Un pomeriggio d’autunno, mentre seguiva il ruscello della valle, Loria appoggiò la zampa su una pietra liscia e scura. E sentì qualcosa. Un tremito leggero. Quasi una vibrazione calda che le attraversò la zampa. La volpe si fermò.«Strano …» Grattò la superficie con l’unghia. La pietra rispose con un suono basso e profondo. Loria spalancò gli occhi. Provò di nuovo, questa volta con un bastoncino di legno. La pietra canto'. Nei giorni successivi Loria tornò sempre nello stesso punto. Il ruscello aveva modellato molte pietre diverse: alcune tonde, altre lunghe, altre ancora piatte come piccoli altari naturali. La volpe iniziò a sperimentare. Con delicatezza tracciò piccole scanalature sulla superficie dei sassi. Poi fece scorrere un ramo di nocciolo lungo quei solchi. Le pietre vibravano .E ogni pietra aveva una voce diversa . Loria diede loro dei nomi. Pietra del vento ( produceva un suono lungo e leggero). Pietra della terra ( aveva una nota profonda come un tamburo lontano). Pietra della luna ( emetteva un suono limpido, quasi argentato).Pietra del fiume ( cantava con un ritmo fluido e continuo) .Presto la radura divenne un luogo speciale. Gli animali si avvicinavano in silenzio. I cervi rimanevano immobili .I gufi inclinavano la testa. Gli uccelli smettevano perfino di cantare .La foresta stava ascoltando Una sera, mentre la luna saliva tra i rami, apparve un uomo. Camminava lentamente con un bastone nodoso e portava un mantello color cenere. Aveva occhi profondi e tranquilli. Era conosciuto in molti luoghi con un nome particolare: il Mago dei Limiti. Non era un mago che faceva magie spettacolari. Il suo potere era diverso. Il suo compito era custodire il confine tra immaginazione e verità .Guardò la volpe e le pietre. Poi sorrise. «Dunque qualcuno ha scoperto la loro voce.» Loria non fuggì. Capì subito che quell’uomo non era un pericolo. «Le pietre hanno un’anima?» chiese. Il mago si sedette su un tronco e dopo aver preso un piccolo bastone., sfiorò una scanalatura. La pietra rispose con una nota limpida. Il vecchio annuì.«Molto tempo fa,» disse, «un filosofo chiamato Talete di Mileto diceva che tutto è pieno di vita. Perfino le pietre.»La volpe ascoltava attentamente.«Un altro sapiente, Pitagora, insegnava che l’universo è fatto di numeri e armonie. Che perfino le stelle seguono una musica invisibile.» Fece vibrare un’altra pietra. Una nota profonda attraversò la radura. "E poi c’era Eraclito, che diceva che tutto scorre e tutto vibra.» Il mago guardò la volpe. "Le pietre non hanno sangue come gli alberi. Non hanno radici. Ma hanno struttura, memoria, tensione. Quando tocchi la loro forma nel modo giusto… la loro materia risponde.» Loria rimase in silenzio. 'Quindi non hanno un’anima?» chiese. Il mago rise piano.«Forse la domanda non è questa.» Indicò la foresta.«La vera domanda è: perché l’universo è fatto in modo da poter diventare musica?»Il vento passò tra gli alberi..Le foglie frusciavano come un applauso lontano .Da quel giorno il mago tornò spesso nella radura Non per comandare. Per insegnare. Spiegò alla volpe come il suono nasce dalle vibrazioni, come le forme cambiano le note, come la natura intera sia un grande strumento. Ma Loria gli insegnò qualcosa a sua volta. Gli insegnò ad ascoltare con meraviglia. Così la volpe diventò la custode delle pietre, poteva sentire una musica antica: la musica della terra che finalmente trovava qualcuno disposto ad ascoltarla. Una notte, dopo aver ascoltato a lungo le pietre cantare, il Mago dei Limiti disse a Loria « Suonarle una alla volta è bello… ma se la natura vuole davvero parlare, dobbiamo darle una voce più grande.»La volpe inclinò la testa.«Una voce grande?» Il mago prese un ramo e tracciò un disegno sulla sabbia: una fila di pietre sospese tra due rami, ognuna con una forma diversa. «Costruiremo uno strumento della terra.» Per molti giorni Lyria e il mago cercarono le pietre giuste lungo il ruscello. Non tutte andavano bene.Il mago spiegò: «Ogni pietra ha una tensione interna. Alcune dormono troppo profondamente per cantare.» Così provarono centinaia di sassi. Picchiettavano con bastoncini.Ascoltavano. Alla fine scelsero sette pietre speciali .Ognuna aveva una voce diversa. Pietra del Vento – nota chiara e lunga , Pietra del Fiume – suono morbido e fluido . Pietra della Terra – tono grave e potente..Pietra della Foglia – nota leggera e breve. Pietra del Sole – suono brillante. Pietra della Notte – vibrazione profonda. Pietra della Luna – suono argenteo e puro .Il mago sorrise. «Sette note. Proprio come nella musica degli uomini" Il mago scelse due giovani alberi che crescevano vicini. Tra i tronchi tese corde fatte di fibre vegetali e radici flessibili. Le pietre vennero sospese leggermente, senza toccare il legno.«Così potranno vibrare libere» spiegò. Poi il mago intagliò due piccoli martelli di legno di nocciolo. Li consegnò a Loria. «Prova.» La volpe colpì la prima pietra. tong. Un suono limpido si diffuse nella radura . Colpì la seconda.tong… ting. Poi la terza. La musica iniziò a scorrere come acqua. Il litofono della foresta cantava. Gli animali arrivarono da ogni parte: i cervi,le lepri, i gufi, perfino un vecchio tasso che non usciva mai dalla tana.Il vento stesso sembrava accompagnare la melodia. Il mago chiuse gli occhi.«Vedi, Loria» disse piano. «Questo è ciò che intendeva Pitagora quando parlava dell’armonia del mondo.» Poi aggiunse: «Non abbiamo creato la musica.» Indicò le pietre. «Era già dentro di loro.» Quella notte il mago diede un nome allo strumento:Il Litofono (perché lithos in greco significa pietra).E disse alla volpe: «Tu non sei solo una suonatrice. Sei la prima custode della musica della terra. Passarono molte notti.
loria suonava il litofono della foresta quando la luna era alta e la radura era piena di luce argentea.La musica scorreva tra gli alberi, attraversava il ruscello e si perdeva tra le colline .Una notte, però, qualcuno la sentì. Era un giovane poeta che camminava da giorni nei boschi in cerca di silenzio e parole nuove. Quando la melodia arrivò alle sue orecchie, si fermò. Non aveva mai sentito nulla di simile. Non era musica umana. Era come se la terra stessa stesse pensando ad alta voce. Il poeta seguì il suono. Passo dopo passo arrivò alla radura. Si nascose tra i cespugli e guardò. Vide le pietre sospese tra i rami. Vide i piccoli martelli di legno muoversi. Ma ciò che lo lasciò senza respiro fu un’altra cosa. Sotto la luce della luna, la volpe rossa stava cambiando forma.Il suo mantello, diventò capelli color rame. Le zampe diventarono mani leggere. Gli occhi restarono gli stessi: profo ndi e limpidi.Davanti al litofono ora c’era una donna meravigliosa.La luna sembrava sorridere sopra di lei. La donna continuò a suonare. Le pietre cantarono una nuova melodia:do – mi – sol – la -sol – mi – re-
mi – sol – la – si- la – sol – mi
era la Melodia della Luna.Il poeta rimase immobile. Non osava muoversi. Non sapeva se stesse sognando o se il mondo avesse finalmente deciso di mostrargli il suo segreto. Quando la musica si fermò, la donna sollevò lo sguardo. Per un momento i loro occhi si incontrarono. Il poeta sentì qualcosa dentro di sé cambiare. Come se una porta si fosse aperta. La donna sorrise appena. Poi disse una cosa semplice: «Hai sentito la voce delle pietre.» Il poeta annuì.«Non sapevo che il mondo potesse cantare così.» La donna rispose piano:«Il mondo canta sempre. Sono gli uomini che spesso smettono di ascoltare.» Il poeta capì che da quella notte non sarebbe più stato lo stesso. Perché si era innamorato. Non solo della donna che stava davanti a lui. Ma della musica segreta della terra. E la luna, sopra la radura, continuava a sorridere. Il poeta rimase nella radura, incapace di staccare gli occhi dalla donna che poco prima era stata una volpe.La musica delle pietre era ancora sospesa nell’aria.Il suo cuore batteva forte. «Chi sei?» chiese piano. La donna non rispose subito. Guardò la luna, poi le pietre.«Io sono Loria.» Il poeta fece un passo avanti.«Sei una donna o una volpe?» Loria sorrise con dolcezza.«Dipende dalla notte.»Proprio in quel momento si sentì un rumore tra gli alberi. Il vecchio con il mantello color cenere uscì lentamente dall’ombra. Era il Mago dei Limiti. Il poeta si voltò sorpreso.«Tu lo sapevi?» chiese.Il mago annuì. «Certe cose esistono solo quando qualcuno è pronto a vederle.» Si sedette vicino al litofono e sfiorò una delle pietre.Un suono leggero attraversò la radura. «La volpe non è diventata una donna per caso» disse.«È la musica che lo permette.»Il poeta non capiva.«La musica?» il mago sorrise.«Molto tempo fa un filosofo chiamato Pitagora diceva che l’universo è fatto di armonie. Quando una cosa entra perfettamente in quell’armonia… cambia forma.»Indicò le pietre.«Quando Loria suona la scala completa delle pietre, e la luna è abbastanza alta nel cielo, la sua natura si apre.»Il poeta guardò Loria.«Quindi puoi diventare umana ogni notte?» il mago scosse la testa.«No. Qui entra la legge dei limiti.»La foresta sembrò trattenere il respiro.Il vecchio continuò:«La trasformazione dura solo finché la musica scorre. Quando l’ultima nota si spegne… Loria torna volpe.»Il poeta abbassò lo sguardo verso le pietre.«Quindi la musica è il suo tempo umano.» Il mago annuì.«Esatto.»Poi aggiunse qualcosa di più profondo:Ogni creatura ha due nature.Una che appartiene alla terra. Una che appartiene al sogno.»Guardò la luna «La musica è il ponte tra le due.»Il poeta rimase in silenzio.Capiva ora perché quella melodia lo aveva attirato fin lì.Non era solo bella. Era una soglia tra i mondi. Loria riprese i martelli di legno.«Finché suono… posso restare così.» il poeta sentì il cuore stringersi.«E quando la musica finirà?»La donna lo guardò con occhi luminosi.«Allora tornerò a correre nella foresta.»Poi iniziò a suonare di nuovo.Le pietre cantarono.La luna illuminò la radura.E il poeta capì una cosa che nessun libro gli aveva mai insegnato:alcuni amori esistono solo finché dura una melodia. Poi ritornano nei sogni.

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Per questo racconto-favola mi sono ispirata alle pietre sonore di un grande artista-scultore sardo: Pinuccio Sciola. Le pietre sonore di Pinuccio Sciola sono sculture davvero speciali nate in Sardegna. Sciola scolpiva blocchi di basalto o calcare creando tante incisioni sottili e parallele. Quando si sfiorano con le mani, queste fessure fanno vibrare la pietra e producono suoni sorprendenti, quasi come uno strumento musicale. È affascinante perché la pietra, che normalmente pensiamo silenziosa e immobile, diventa invece viva e capace di “cantare”. Sciola diceva che la pietra custodisce la memoria della Terra e che il suo lavoro era semplicemente liberare il suono che era già dentro di essa.Una vera poesia.Le sue pietre sonore sono state suonate da musicisti famosi e anche in certi concerti e o festival .Grande artista conosciuto in tutto il mondo.

il 13/03/2026 alle 07:37

Melodia, sogni, natura, la bellezza è dovunque, basta saperla vedere. Ci hai donato scoperta e bellezza e tuoi fantastici percussionisti hanno risvegliato l'amore per la melodia (la natura) consapevoli che la sua fine sarebbe anche la nostra. Sonno u Innamorato della natura animata ho goduto il tuo racconto. Bravissima, come sempre... Un bacio in fronte, sempre se posso.

il 13/03/2026 alle 08:30

Le tue parole , Poe,mi hanno raggiunta come una melodia sottile che si insinua tra le fronde di un bosco silenzioso. Scrivendo della volpe e delle pietre che cantano, ho voluto seguire quel filo invisibile che lega la natura alla musica, come faceva Pinuccio Sciola ascoltando le sue sculture: credere che ogni pietra, ogni foglia, ogni piccola vibrazione del mondo possa custodire un canto segreto, nascosto agli occhi distratti. È un dono raro, il tuo, far sapere che la storia ti ha fatto sentire questa meraviglia: che hai potuto fermarti un attimo, come la volpe, e scoprire la bellezza fragile e preziosa che ci circonda. Le melodie della natura non hanno tempo, eppure attraverso la lettura diventano nostre, vibrano dentro di noi, ci ricordano che custodire e amare il mondo è un atto indispensabile, quasi sacro. Se la piccola volpe e i suoi tocchi sulle pietre hanno risvegliato in te un’eco di stupore, allora il racconto ha adempiuto alla sua magia. Ti ringrazio di cuore per aver accolto questa favola con tanta sensibilità e tenerezza, e accolgo il tuo bacio in fronte come un gesto prezioso, pieno di affetto e gratitudine.

il 13/03/2026 alle 09:22

Meraviglioso racconto. Hai molto talento.

il 13/03/2026 alle 12:44

Questo racconto-fiaba ha un contenuto lirico inimmaginabile. Difficilmente m'incanto a leggere e rileggere un testo così complesso come mi è capitato in queste pietre cantanti... forse perché sfiora con leggerezza scavando in profondità tematiche che hanno radici in un passato remoto ma sempre attuali, che ci aiutano a leggere il presente, a riconoscere la verità di miti e leggende fondendo saperi antichi con il mondo della modernità artistica e tecnologica... ma la domanda "perché l’universo è fatto in modo da poter diventare musica?" contiene già una risposta, un sapere che non è frutto di erudizione ma di attenzione e studio, cioè d'amore... E la considerazione finale: "... Ogni creatura ha due nature. Una che appartiene alla terra. Una che appartiene al sogno...La musica è il ponte tra le due." mette al primo posto ciò che per tutti noi è la sola possibile risposta alle mille domande che la vita ogni giorno ci pone, una risposta che è solo una delle più alte, irrinunciabili domande, quella della Poesia! All'amico Poe... dovrebbe fischiare un orecchio!

il 13/03/2026 alle 15:47

Grazie Elfo per la lettura e il tuo commento.Saluti

il 13/03/2026 alle 16:36

signore care, io sono spettatore della vostra umanità e della vostra sapienza. non oso dire nulla per non inquinare le vostre autorevoli considerazioni. leggo a bocca aperta e resto ammirato. se l'orecchio fischia è percepito come suono della natura e siete voi a creare l'armonia. stima, come sempre... grazie Ninetta e grazie Illune.

il 13/03/2026 alle 16:37

Grazie Illune, per questo commento così intenso e profondamente poetico. La tua lettura coglie esattamente ciò che rende unico questo racconto-fiaba: la capacità di toccare temi antichi e universali con leggerezza e al tempo stesso profondità, mostrando come la musica e il sogno siano strumenti di conoscenza e trasformazione. La domanda “perché l’universo è fatto in modo da poter diventare musica?” non è solo retorica: racchiude già in sé la risposta, come osservi giustamente, perché ascoltare con attenzione significa aprirsi all’amore e alla comprensione della realtà che ci circonda. La fiaba della volpe, del mago e delle pietre che cantano è una metafora di questo percorso: la musica diventa ponte tra la terra e il sogno, tra ciò che è concreto e ciò che è immaginativo, tra la realtà e le possibilità nascoste in ognuno di noi. La trasformazione della volpe in donna durante il suono mostra che l’arte ,( in questo caso la musica ) non è solo un’esperienza sensoriale, ma un atto di metamorfosi interiore: ci ricorda che ogni creatura, e ogni essere umano, porta in sé due nature, e che la poesia e la musica sono vie per farle dialogare e scoprirle. In questo senso, il racconto non è solo una fiaba, ma un invito a vivere con attenzione, a leggere il mondo con gli occhi del sogno e del cuore, e a riconoscere che la poesia è la risposta più alta, capace di trasformare ogni esperienza in comprensione e bellezza.Saluti cari.

il 13/03/2026 alle 16:41

Il tuo racconto, cara amica Ninetta è una perla di rara delicatezza che trasforma la materia inerte la pietra, in uno strumento di connessione spirituale. Attraverso la figura di Loria, esplori il concetto pitagorico dell'armonia universale: la musica non è un'invenzione umana, ma una voce latente della natura che attende solo orecchie disposte ad ascoltare. ?Splendida la metamorfosi finale: l'idea che l'umanità sia una condizione legata al tempo di una melodia eleva il racconto a una riflessione profonda sulla bellezza effimera e sull'arte come ponte tra i mondi. Un testo che invita, con eleganza, a riscoprire il ritmo segreto che ci circonda. Tvb

il 13/03/2026 alle 17:26

Ninetta sei semplicemente meravigliosa .Un abbraccio Karma

il 13/03/2026 alle 19:20

Grazie di cuore Sir per le tue parole così profonde e generose. Sapere che nel racconto hai colto proprio quell’idea di armonia nascosta nella natura mi emoziona. L’immagine delle pietre che diventano voce era per me un modo per suggerire che la musica esiste già intorno a noi, silenziosa, e aspetta solo qualcuno disposto ad ascoltarla. La piccola volpe e le sue pietre nascono proprio da questa intuizione: che tra il mondo che tocchiamo e quello che immaginiamo esista un ponte sottile, fatto di suoni, di ritmo e di meraviglia. Le tue parole sono state come un’eco gentile di quella musica. Grazie davvero. Tvb

il 14/03/2026 alle 08:00

Grazie Karma per le tue gentili parole.Ti abbraccio anch'io.

il 14/03/2026 alle 08:01

Tra sogno e realtà c'è un ponte che li unisce , quel ponte è la musica del mondo o meglio il suono di tutti gli elementi naturali è solo chi sa ascoltarli li sente . Loira , chissà perché, mi fa pensare che sia tu che dall'unione della filosofia ,della poesia ,degli elementi naturali , dal tuo interesse per tutto ciò che ti circonda ,dalla tua capacità di leggere dentro le parole e di ascoltare , dalla meraviglia che è dentro te , dal tuo grande senso di umanità hai il dono di trasformarti , di diventare anche se per poco una luce che illumina chi ti è accanto e di tirare fuori ciò che già è dentro l'altro o nelle cose .Ninetta è una favola bellissima la tua , insegni praticamente a guardare tutto con altri occhi, occhi che non vedono solamente ma interpretano, ascoltano , amano... Mi è piaciuto tanto leggere e sicuramente leggerò ancora perché è uno scritto che allarga la mente e il cuore . Bravissima ! Baci Eos

il 15/03/2026 alle 21:33

Grazie carissima Eos , grazie peri il tuo bellissimo commento.Abbracci tanti per te.

il 17/03/2026 alle 23:21