(Apocalisse dell'anima)
Non ci sono trombe a Gerico,
solo il rumore secco dei valori
che si frantumano come ossa vecchie nel gelo.
L'uomo è un aruspice cieco nel suo sotterramento,
che cerca il sacro tra carni inaridite.
Abbiamo barattato il Tempio con lo specchio,
fino a non scorgere che il vuoto del riflesso.
È questa la Bibbia della carne che si disfa:
il tradimento del gesto
che non genera più senso,
la mano che si chiude a pugno
non per lottare,
ma per proteggere il nulla.
Siamo noi la bestia
che sale dal mare dell’indifferenza,
con dieci corone di apatia
e un nome di bestemmia inciso sulle pupille:
"io sono la misura di ogni cosa,
e non misuro niente."
Crollano le fondamenta della pietà,
e non resta che polvere di marmo
a soffocare i polmoni
di chi ancora tenta un respiro alto.
Il valore è un grido
che si spegne in gola,
un martirio senza testimoni
in un mondo di specchi deformi.
Siamo carne
che ha dimenticato il peso del sacro,
una mandria di ombre
che pascolano tra le rovine del Verbo,
aspettando un tramonto
che è già avvenuto dentro di noi.
Queta è l'apocalisse umana:
non il fuoco che purifica,
ma la muffa che divora lentamente
la capacità di sentire
il dolore dell'altro.
Resta solo il battito sordo
di un cuore che è diventato pietra,
mentre il buio -- quello vero --
sale dai pori
della nostra stessa pelle.
- Attualmente 4.66667/5 meriti.
4,7/5 meriti (3 voti)