Mandato della Cenere
Non è nel tempio
che si misura il vuoto,
ma dove la carcassa del bue si fa architettura
e il dente del lupo scrive la sua legge sulla sabbia.
C'è una casta ferocia in questo abbandono:
un sole che non illumina,
ma brucia il superfluo,
lasciando solo il nervo, l'unghia, il residuo nudo.
Varchiamo anche noi la soglia del coyote,
carichi di un rischio che non ha nome,
protetto sotto un telo di silenzio e di paura.
Il mondo suda rabbia nelle sue stanze chiuse,
mentre fuori,
tra i greti morti e il fiele dei cespugli,
si consuma l’unico rito che ancora ci appartiene:
il respiro di ciò che è inerme contro l’ascia della notte.
Sollevo anche io questa briciola di senso
sopra l’orda dei giorni che sbranano il cuore.
È un Pane che non risponde,
un Dio che non grida,
ma sta lì, appeso a un petto che trema,
mentre l’asino segna il tempo con l’ironia del passo
e la luna scrosta l'argento dalle ossa del deserto.
Non cercate portenti tra le pagine del chiasso.
il creato è questo tremore di latte e di tenebra,
un Bimbo che beve il buio per farsi luce,
sul ciglio di un accampamento
che domani sarà cenere.
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