PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 26/02/2026
Le due comitive erano nate nello stesso quartiere di periferia, tra i palazzi di cemento e il fumo delle fabbriche dismesse. Si incrociavano ogni venerdì sera al "The Anvil", un pub dove l'odore di birra si mescolava a quello della pioggia sull'asfalto. Erano partiti tutti dallo stesso punto, ma non sapevano che il loro atteggiamento verso il successo altrui avrebbe tracciato il confine tra l'oro e la cenere.
Mordred non era un ragazzo facile. Era cupo, ossessionato dai riff pesanti degli anni '80 e da quella chitarra elettrica che sembrava
un'estensione delle sue vene. La sua comitiva, però, aveva visto in lui ciò che il mondo ignorava.
Quando Mordred fu licenziato dalla fabbrica perché passava le notti a comporre, i suoi amici non lo rimproverarono. Marco fece i doppi turni per pagargli le corde nuove. Sara, grafica senza un soldo, passò tre mesi a creare un logo che sembrava un fulmine scolpito nel granito.
Durante un concerto in un buco di locale davanti a tre persone,
Mordred ruppe una corda e perse il ritmo. In quel momento di panico, i suoi amici iniziarono a urlare il suo nome, trascinando la piccola folla in un coro da stadio. Quella fiducia cieca diede a Mordred la forza di
improvvisare un assolo leggendario. Un talent scout, nascosto
nell'ombra, vide non solo un chitarrista, ma un leader con un esercito fedele alle spalle.
Dieci anni dopo, Mordred è l'icona del Neo-Classic Metal. Vive in una
magione gotica che domina la costa. Ma non è solo. I suoi amici di
allora sono i suoi soci. Marco gestisce il patrimonio immobiliare della band; Sara è il capo di un impero di merchandising. Non sono
dipendenti, sono fratelli di sangue e di banca. Ogni dollaro guadagnato da Mordred si moltiplica nei conti dei suoi amici, garantendo loro una
vita di lusso eterno per aver creduto nell'impossibile.
Una sera d'inverno, le due comitive si trovarono ai tavoli opposti del pub. Mordred stava mostrando la bozza della sua prima copertina.
Francy, seduto al tavolo accanto, teneva tra le mani un manoscritto: un romanzo distopico che i pochi che avevano letto definivano "il nuovo
Kafka".
Mordred alzò il boccale verso Francy: "Ehi, scrittore, quando ci fai
leggere il capolavoro?"
Francy sorrise, stava per rispondere, ma la sua comitiva lo anticipò con una risata tagliente. Giulio, il leader del gruppo di Francy, commentò a voce alta: "Ma quale capolavoro? Francy crede di essere un genio, ma finirà a scrivere manuali per aspirine. Bevi e non pensarci, che la cultura non dà pane."
Quella fu la prima crepa. Mentre gli amici di Mordred lo incitavano a ruggire, quelli di Francy facevano a gara a chi gli tarpava meglio le ali.
Mentre Mordred scalava le classifiche, Francy sprofondava in un inferno di dubbi. La sua comitiva non era fatta di amici, ma di
sabotatori della speranza.
Francy fu invitato a un prestigioso premio letterario. I suoi "amici" organizzarono una festa proprio quella sera, facendolo sentire in colpa per "volersi dare arie da intellettuale". Lo ubriacarono e lo derisero
finché non perse il treno. Quando Francy pianse per l'occasione
perduta, Giulio gli diede una pacca sulla spalla: "Meglio così, Francy. Ti avrebbero ridimensionato. Qui tra noi sei protetto."
Con il passare degli anni, l'invidia divenne persecuzione. Ogni volta
che Francy provava a scrivere, i suoi amici gli leggevano ad alta voce i passaggi più intimi con voci buffe, ridicolizzando il suo dolore. Lo chiamavano "il poeta fallito" finché Francy non iniziò a crederci
davvero. Bruciò il suo manoscritto più bello nel cortile del condominio, mentre la sua comitiva rideva e brindava alla loro "umile realtà".
Da una parte, un jet privato atterra sulla pista privata di una villa.
Mordred e i suoi amici scendono, ridendo sotto i loro occhiali da sole scuri. Hanno riportato il Metal agli sfarzi degli anni '80 e la loro
ricchezza è così vasta che nemmeno i loro nipoti dovranno mai lavorare. Sono uniti, forti, invincibili.
Dall'altra parte, in un bar fatiscente alla periferia della città, un gruppo di uomini anziani e logori beve vino scadente. Al centro c'è Francy, lo
sguardo perso nel vuoto, le mani che tremano e non stringono più una
penna da decenni. Accanto a lui, Giulio e gli altri, distrutti dagli stenti e dalla loro stessa cattiveria. Sono rimasti poveri, non solo di soldi, ma di spirito. Muoiono lentamente di fame e di rimpianti, prigionieri di una
miseria che hanno costruito insieme, pronti a perseguitare Francy fino
all'ultimo respiro, perché l'unica cosa che li tiene vivi è il piacere di
vedere che anche lui, il talento, è caduto nel fango con loro.
L'aria era densa di un freddo che entrava nelle ossa, quel tipo di gelo che solo le città industriali dimenticate sanno generare. Era l'ultima
notte del tour mondiale di Mordred. Il suo jet privato era atterrato
all'aeroporto privato della città natia: voleva chiudere il cerchio dove tutto era iniziato.
Il pub era cambiato. Le insegne al neon erano fulminate e l'odore di urina e birra stantia copriva quello dei ricordi. Mordred entrò con il suo lungo cappotto di pelle nera, i capelli corvini striati d'argento che gli
ricadevano sulle spalle. Dietro di lui, Marco e Sara, vestiti con abiti
sartoriali ma con lo stesso sguardo fiero di vent'anni prima. Erano la personificazione del potere e della lealtà.
In un angolo buio, vicino a una stufa che sputava fumo nero, sedeva la "comitiva dell'ombra". Erano ombre di uomini. Giulio, con i denti gialli e la pelle grigiastra, stava insultando il barista per un bicchiere di vino
annacquato. Accanto a lui, curvo come un punto interrogativo, c'era
Francy.
Mordred si avvicinò al tavolo. Il silenzio calò nel locale, rotto solo dal tintinnio dei gioielli d'oro al polso del musicista.
"Francy," disse Mordred. La sua voce era profonda, educata dal
comando dei palchi mondiali.
Francy alzò lo sguardo. I suoi occhi, un tempo pieni di visioni poetiche, erano vitrei, spenti dalla malnutrizione e dal terrore psicologico. Provò
a sorridere, ma Giulio gli diede una gomitata violenta nelle costole.
"Guarda chi c'è," sghignazzò Giulio, la voce incrinata dal fumo. "Il
buffone con la chitarra è tornato a trovarci. Cosa vuoi, Mordred? Vuoi
farci vedere quanto sei diventato grasso con i tuoi soldi?"
Marco fece un passo avanti, ma Mordred lo fermò con un gesto della mano. Guardò Francy, ignorando il resto del branco. "Avevo portato
una copia del tuo primo manoscritto, Francy. Quello che mi leggesti vent'anni fa. Lo conservo ancora nella cassaforte della mia villa a
Zurigo. È la cosa più bella che io abbia mai letto."
Francy tremò. Le lacrime iniziarono a rigargli il volto sporco.
"L'hanno... l'hanno bruciato, Mordred. Mi hanno detto che faceva schifo. Mi hanno detto che ero un illuso."
"Non era lo scritto a fare schifo, Francy," intervenne Sara con una nota di infinita pietà nella voce. "Erano loro. Ti hanno trascinato nel fango
perché non potevano sopportare che tu avessi le ali."
Mordred estrasse un assegno in bianco e lo posò sul tavolo unto. "C'è un'auto fuori, Francy. Ti porterà in una clinica, poi in una casa in riva al mare. Avrai carta, penna e tutto il tempo del mondo. Ma devi venire
ora. Senza di loro."
Giulio balzò in piedi, rovesciando la sedia. "Lui non va da nessuna parte! Lui è uno di noi! Viviamo insieme, moriamo insieme! Francy, diglielo! Digli che non sei un traditore come lui!"
Francy guardò Mordred. Poi guardò Giulio. Il bullismo di una vita aveva creato una sindrome di Stoccolma insuperabile. La paura di restare solo nel mondo era più forte del desiderio di gloria. Francy vedeva in Giulio
il suo carceriere, ma anche l'unico specchio della sua miseria.
Con un gesto lento e disperato, Francy spinse via l'assegno. "È troppo tardi, Mordred. Io... io appartengo alla polvere."
Mordred non disse una parola. Si voltò e uscì dal locale, seguito dai
suoi amici. Mentre salivano sulla limousine blindata, Marco chiese:
"Pensi che avremmo potuto fare di più?"
"No," rispose Mordred guardando fuori dal finestrino mentre la neve iniziava a cadere. "Noi abbiamo vinto perché ci siamo protetti a
vicenda. Loro hanno perso perché si sono divorati tra loro. La ricchezza è un'attitudine del cuore prima che del portafoglio."
Quella notte, il riscaldamento dell'appartamento di Francy si ruppe
definitivamente. Morirono tutti insieme, poche settimane dopo, per le conseguenze della fame e del freddo, ammassati in una stanza buia,
maledicendo ancora il successo di chi aveva avuto il coraggio di sognare.
Mordred, intanto, suonava davanti a ottantamila persone, dedicando una ballata malinconica a un genio che non aveva mai avuto amici, ma solo carcerieri.
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Avvincente e intrigante il tuo racconto, ma dimentica un dettaglio piccolo ma essenziale: carmina non dant panem è purtroppo vero anche se quegli amici fossero stati più solidali. Viceversa il ragazzo prodigio dal successo troppo facile, per quanto sofferto, potrebbe inciampare in qualche ostacolo che in un attimo capovolge la sua vita... però questo meriterebbe un'altra puntata!

il 27/02/2026 alle 01:00

Grazie Illune, avrai saltato questo: Francy crede di essere un genio, ma finirà a scrivere manuali per aspirine. Bevi e non pensarci, che la cultura non dà pane." Un abbraccio di stima.

il 27/02/2026 alle 08:28

Sir ho letto questo tuo magnifico racconto un paio di sere fa ma non ho avuto tempo per commentare, la mia ora d'aria è stata vittima immolata come Franci , il protagonista del tuo racconto, che mi ha stretto il cuore . Avevo sperato fino alla fine che Franci alla fine , aiutato da Midred (l'artista di successo) , trovasse il desiderio di riprendere a scrivere , cioè che la sua passione avesse la meglio sui suoi carcerieri dell'anima e sulla sua sindrome di Stoccolma .Così non è andato e mi dispiace molto .Da un punto di vista razionale l'ambiente sociale nel quale si vive può avere in certi casi la meglio sui talenti che si vogliono ''distruggere mentre l'unità e la fiducia degli altri e quindi l'ambiente sociale favorevole riescono a far emergere Mildred che pure cerca di tirare fuori Francy dalla sua ''prigionia'' ma inutilmente . Sir il finale del racconto anche se logico da un punto di vista razionale mi pare ingiusto nei confronti di un talento sacrificato sull'altare del bullismo di cui è circondato ...Vorrei tanto che tu facessi una seconda parte nella quale Franci in qualche modo torna in vita e si riscatta , alla facciaccia dei bulli . Sei veramente bravo nel raccontare, mi piace tanto leggerti e ti abbraccio forte . Eos

il 01/03/2026 alle 21:11

Gioia mia, Eos; farò di tutto per rimediare al mio "errore"! Grazie della tua Suprema Attenzione8

il 01/03/2026 alle 23:51

Stamani, cara Eos, ho creato una prima forma sommaria del proseguo da te tanto desiderato. Un cavaliere spietato, come me, ha trovato una soluzione!!

il 02/03/2026 alle 13:35

Baci a tutti quelli che ho sbannato!

il 04/03/2026 alle 17:17

Questo racconto ci mette davanti a una verità scomoda: non basta avere talento per farcela nella vita. Conta moltissimo chi hai accanto. Mordred e Francy partono dallo stesso quartiere, con sogni diversi ma con la stessa fame di riscatto. La differenza non è nel loro valore personale, ma nel tipo di amici che li circondano. Gli amici di Mordred credono in lui quando fallisce, lo sostengono quando sbaglia, investono tempo e sacrifici nel suo sogno. Non si sentono minacciati dal suo talento, anzi lo vedono come un’opportunità comune. È un esempio di amicizia sana, in cui il successo di uno diventa il successo di tutti. La situazione di Francy è l’opposto. I suoi amici hanno paura che lui possa cambiare, crescere, diventare “diverso”. Invece di sostenerlo, lo ridicolizzano. Lo convincono che sia meglio restare piccoli insieme piuttosto che rischiare di diventare grandi da soli. Questo atteggiamento è molto realistico: spesso nella vita reale chi cerca di migliorarsi viene preso in giro, come se sognare fosse un atto di presunzione. Il punto più tragico del racconto è quando Francy rifiuta l’aiuto. Non perché non lo desideri, ma perché è ormai convinto di non meritarlo. Questo mostra quanto le parole e le relazioni possano plasmare l’identità di una persona. Se ti ripetono per anni che sei un fallito, rischi di crederci davvero. Il messaggio per noi è chiaro: dobbiamo scegliere con attenzione le persone che frequentiamo. Un gruppo può essere una spinta verso il meglio o una zavorra che ci trascina verso il basso. E allo stesso tempo dobbiamo chiederci: siamo amici che incoraggiano o amici che ridicolizzano? In fondo, il racconto ci invita a essere come gli amici di Mordred: persone capaci di proteggere i sogni degli altri. Perché la vera ricchezza non è il jet privato o la fama, ma avere accanto qualcuno che, quando rompi una corda sul palco della vita, inizi a gridare il tuo nome invece di ridere di te.Bellissimo, come sempre.Abbracci Sir.

il 05/03/2026 alle 22:20

Chiarificatrice dei miei scritti, i miei rispetti e ringraziamenti sentiti. Hai curato con grazia ogni aspetto! Tvb, Nin! Fedelissima ed immancabile!

il 06/03/2026 alle 00:09